«Era ancora libera quando il giorno del suo tredicesimo compleanno, Anne ricevette come regalo un diario, una camicetta azzurra, un puzzle, un barattolo di crema, delle rose e delle peonie: era il 12 giugno 1942. Anne comincia a scrivere il suo diario» racconta Helen Mirren. «Sabato 20 giugno 1942: io voglio che questo diario diventi la mia amica, e chiamerò questa amica Kitty. È uno specchio, è la cura dell’anima, un modo per dire che il danno che stai subendo non sarà troppo, che tutto può essere raccontato all’amica immaginaria».
L’attrice premio Oscar è nella stanza di Anne Frank e legge il diario, mentre la giovane Katerine (Martina Gatti), col suo cellulare, ripercorre le tappe dell’orrore, incontra le testimoni della Shoah e scrive anche lei un diario fatto di hashtag e sms: la porterà fino alla stanza di Anne. Per la Giornata della Memoria, che si celebra il 27 gennaio, stasera Rai 1 presenta alle 22.45 il docu-film #AnneFrank. Vite parallele di Sabina Fedeli e Anna Migotto, (3D Produzioni e Nexo Digital con Rai Cinema, la collaborazione dell’Anne Frank Fonds di Basilea e con il Piccolo Teatro di Milano-Teatro d’Europa), accompagna gli spettatori.
La storia di Anne si intreccia con le vite di cinque sopravvissute all’Olocausto, bambine come lei, ora diventate madri e nonne. Anne fu trovata il 4 agosto 1944 dalla Gestapo nella casa di Amsterdam dove viveva in clandestinità; la sua stanza è il cuore della memoria. È stata ricostruita dagli scenografi del Piccolo Teatro di Milano, ed è in quella camera che si alternano personaggi della cultura, del giornalismo, dell’associazionismo.
«Questo docu-film» commenta Duilio Giammaria, direttore di Rai Documentari. «Ci ha dato l’opportunità di far rivivere le emozioni che la stanza porta con sé. Tra i tanti che hanno aderito al nostro invito Ferruccio De Bortoli, Maurizio Molinari, Carla Fracci, Beppe Sala, Emilio Isgrò, Massimo Recalcati, Linus, Gherardo Colombo, Don Gino Rigoldi, Antonio Albanese, Giuliano Pisapia, Gad Lerner, Monsignor Gianantonio Borgonovo, Claudio Longhi».