Sulla collina dei delitti: il thriller di Carboni
di Alberto Sebastiani , di Alberto SebastianiAvvincente e rapido come un romanzo popolare deve essere, ricco di colpi di scena come da tradizione, l’ultimo thriller di Roberto Carboni si prospetta un nuovo successo per lo scrittore bolognese, già tra l’altro premiato col Nettuno d’oro nel 2015. Dopo “ Il giallo di Villa Nebbia”, del 2018, esce infatti “ La collina dei delitti”, sempre per Newton Compton.
Siamo sempre sul primo Appennino bolognese, ma nuovi sono i personaggi e la situazione, anche se l’horror continua a far capolino. Sulle colline di Montebudello, tra Bologna e Modena, una ruspa porta alla luce un cadavere seppellito da oltre dieci anni. Ed è il primo di una serie. L’idea nasce tempo fa, per caso.
«Ero in auto con un amico architetto nella zona di Montebudello - spiega Carboni - Due suoi clienti volevano costruirsi una piscina in una villa da quelle parti, ma lui glielo aveva sconsigliato. Nella mia testa è partita la domanda: perché no? E la risposta è diventata l’inizio del libro: “ Perché ci sono dei cadaveri” » . Sembra quindi che, come in “ Villa Nebbia”, la collina e l’Appennino bolognese esercitino un certo fascino su Carboni, che vive vicino a Sasso Marconi. « Quando comincio una storia non ho un personaggio principale, ma ho bisogno di capire linguaggio e ambientazione giusti. Il cinema ha tutto, la letteratura ha solo le parole per suggestionare. Le colline bolognesi sono state teatro di messe nere e riti esoterici, il che offre un certo retroterra. Io ho aggiunto la neve, che è fenomeno fantastico: è morbida e candida ma immobilizza».
In questo contesto un giovane commissario agguerrito ( che ha tutte le caratteristiche per tornare in storie future) intuisce che dietro gli omicidi ci sia una setta, mentre un architetto scopre eventi rimossi dalla sua memoria e la ricca borghesia bolognese, come ormai accade in molti gialli, noir e thriller, si rivela un pessimo ambiente dal punto di vista umano, tra milionari viziosi e rampolli annoiati, un’élite chiusa o forse vanitosa, che si crede inscalfibile, alle prese con feste alla “Eyes Wide Shut” e antichi culti segreti per iniziati. «In Villa Nebbia c’era il paranormale, qui l’esoterismo, e il motivo è lo stesso: non crediamo ai fantasmi, ma sono suggestioni che ci accompagnano. Forse il soprannaturale non si è mai manifestato in nessuno, ma è latente in noi, fa parte dell’uomo. Le sette esoteriche, poi, sono legate a simbolismi affascinanti, e spesso nascondono ricatti funzionali alla narrazione, dietro i quali, come nel mio caso, può emergere un grande disegno».
In un tale scenario la colonna sonora non può essere che il black metal, a partire dai nordici Bathory, ma l’aspetto comico è che lo ascolta il commissario Alvoni. Il motivo è semplice. «È l’unica musica che ascolta il mio amico che ha ispirato il personaggio, un avvocato penalista, e poi nessuno si aspetta che un uomo delle istituzioni integerrimo possa amare quella musica »