Alessandro Moriccioni: “Racconto l’arte attraverso i pittori maledetti”

Caravaggio, Scudo con testa di Medusa (1598) 
Non solo Caravaggio e Van Gogh però, anche tanti nomi inaspettati: l’autore spiega come è nato il suo nuovo libro. “Il compito del divulgatore è presentare una storia, anche nota, da un punto di vista inedito. Che spinga chi legge a farsi domande. E ad approfondire”
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Genio e sregolatezza. Anzi no, di più. La sregolatezza in certi casi non basta più. Perché, nella vita di molti artisti, la genialità fa più spesso rima con maledizione. A sottolinearlo questa volta è un saggio, che si legge come un romanzo, del divulgatore Alessandro Moriccioni, che arriva ora in libreria per Newton Compton e si intitola proprio I pittori maledetti. Dove a ingrossare le fila di questi artisti infelici, violenti, depressi, egocentrici o semplicemente sfortunati, le cui vite sono uscite sicuramente fuori da ogni schema, non ci sono solo quelli che il loro nome alla follia lo hanno legato a doppio filo per antonomasia, vedi Caravaggio, Van Gogh, oppure Munch “genio ossessionato dalla morte”, ma anche tanti altri, a prima vista più insospettabili.

Si parte qui, in ordine rigorosamente cronologico, dal primo Quattrocento con Filippo Brunelleschi – “l’arroganza è la sua maledizione” ci dice l’autore introducendo “l’uomo della cupola” e del cantiere infinito – per arrivare poi, in una cavalcata attraverso i secoli, fin quasi all’altroieri. Tra gli ultimi citati compaiono infatti Jean-Michel Basquiat e Vivian Maier, scomparsa nel 2009, tra le poche donne inserite qui insieme a Artemisia Gentileschi, Frida Kahlo e la sfortunata Camille Claudel, amante di Rodin che passò, lei sì, diversi anni in manicomio.

Ripercorrere la storia dell’arte attraverso le vicende personali di artisti più o meno folli è un’idea sicuramente originale: da dove è partito?
“Lo faccio sempre prima di cominciare a scrivere, inizio a chiedermi: cosa posso portare di nuovo? Esistono un’infinità di libri eccellenti su qualunque argomento e infilarsi negli interstizi per portare una ventata di novità non è sempre facile. Ma quando ci si riesce si aprono una serie di possibilità. Per un divulgatore, come lo sono io, l’obiettivo non è mai portare al lettore scoperte personali. Semmai si tende a mettere insieme una serie di dati, magari già conosciuti, presentandoli però con metodi che possono risvegliare l’interesse di chi legge. Se non posso raccontare delle cose nuove, cerco di farlo in modo nuovo, in modo divertente, coinvolgente, portando il lettore a farsi delle domande. In questo caso, nel raccontare la storia dell’arte – che è una delle storie più note al mondo perché è parte integrante della storia umana – ho cercato un punto di vista differente. Perché non raccontarla attraverso gli occhi di quegli artisti noti che però hanno vissuto delle vite un po’ al limite, in alcuni casi hanno superato il limite, quegli artisti emarginati, sfortunati o folli, che hanno commesso degli atti criminosi, anche molto gravi in certi casi? Ho cercato di puntare l’obiettivo al di là di quel limite che in genere la storia dell’arte ci pone, che è quello delle date, dei nomi. E ho provato a entrare un po’ di più nelle storie di questi personaggi, che poi la storia dell’arte l’hanno scritta realmente, in alcuni casi senza neanche saperlo, per poterli conoscere veramente. In certi casi è stato un po’ come se loro mi avessero raccontato la loro storia e io l’avessi messa per iscritto”.

Alessandro Moriccioni (Roma, 1980) 

Ma come è avvenuta la scelta? Perché proprio questi e non altri? Lei stesso scrive che la lista è parziale, non è che “la punta dell’iceberg”…
“In tutti i libri più o meno antologici, dove c’è una divulgazione molto estesa su tante storie, tanti personaggi, tante biografie, il problema è sempre quello della scelta. E a un certo punto diventa fisiologico dover escludere, in questo caso, un artista piuttosto che un altro”.

Qualche scelta però è meno scontata: quando si pensa ai pittori maledetti vengono subito in mente Caravaggio, Van Gogh. Meno Vivian Maier, che tra l’altro è pure una fotografa…
“Sarebbe stata necessaria un’enciclopedia per poterli raccontare tutti! Ho cercato di inserire personaggi in modo da coprire tutti i periodi storici, dal Trecento fino all’altroieri. Il libro ha richiesto un anno e mezzo di gestazione, molto è stato fatto durante la quarantena. Ma, lo dico sempre nei miei libri, non c’è alcuna pretesa di completezza. Anzi, se questi libri stimolano qualcuno ad aggiungere, ad andare ad approfondire, a conoscere altri argomenti che io non ho toccato, significa che hanno raggiunto lo scopo per cui sono stati scritti”.

Questo libro è come un viaggio: un invito a guardare i capolavori dell’arte dal vivo quando ci sarà la “rinascita”: sono parole sue. Perché un viaggio?
“Ogni libro che un divulgatore scrive è sempre un viaggio. La storia in generale, non solo dell’arte, è un’evoluzione. Quando il lettore entra in un flusso che inizia con una valigia vuota e pian piano la riempie di esperienze e arriva alla fine del libro in un periodo in cui si riconosce, acquisisce un bagaglio di esperienze in cui capisce che questa evoluzione storica è l’evoluzione della sua identità. Le esperienze vissute dai nostri antenati, quello che ci hanno lasciato, le scelte giuste, sbagliate, sono fondamentali per il nostro futuro: noi ci riconosciamo, capiamo perché siamo diventati in quel modo e possiamo fare delle scelte migliori. D’altronde, e questo non lo dico io ma lo diceva George Santayana, chi non apprende la lezione della storia è condannato a ripeterla. Niente di più vero. Io cerco di dare ai lettori questo strumento, questa consapevolezza”.

La storia, e ora l’arte. Sono argomenti su cui è tornato più volte nei suoi libri…
“Il mio ambito divulgativo è quello storico. Sono un curioso esattamente come chi mi legge. Il mio è un lavoro di riduzione delle tante informazioni che esistono su un argomento in un libro fruibile per tutti che, con aneddoti, curiosità e grazie anche a un testo simpatico, a volte irriverente, lasci il sorriso a chi lo legge. La divulgazione ha una grande responsabilità: non devi indottrinare il lettore, lo devi incuriosire. Al campo dell’arte mi ero già avvicinato con Behind the Museum raccontando il dietro le quinte dei musei, la loro vita segreta: quel libro mi ha permesso di oltrepassare quella porta aperta solo per lo staff e di entrare in un mondo completamente diverso da come lo si immagina, ho conosciuto e raccontato tutto quel popolo invisibile che sta dietro i musei”.

E adesso i pittori. Toulouse-Lautrec è “il simpatico ubriacone”, Modigliani “l’aristocratico senza portafoglio”… per ciascuno usa un epiteto, un aggettivo per inquadrarlo subito.
“L’ho fatto per rendere umani i personaggi di cui parlo, dei quali da lettori conosciamo qualche opera, se va bene le date di nascita e di morte, ma non sappiamo mai veramente chi è questa persona, se non siamo degli esperti. Così ho cercato di ridare umanità al personaggio, magari prendendolo un po’ in giro, ma senza nessuna mancanza di rispetto, anzi dal libro traspare tutto l’amore che ho per questi artisti. Ci sono tante storie dietro ciascuno di loro, spesso una storia nella storia”.

E poi ha dedicato il libro ai grandi scomparsi di questo terribile 2020, artisti e critici: da Enzo Mari a Philippe Daverio o Germano Celant. Perché?
“Il 2020 è stato un’ecatombe, avrei dovuto fare un elenco infinito, ma quelli a cui l’ho dedicato, uno su tutti Philippe Daverio, hanno realmente scritto la storia dell’arte, vi hanno contribuito sotto tanti aspetti e mi piacerebbe che quei nomi spingessero chi legge ad andare ad approfondire. Daverio per me è stato l’inventore della divulgazione televisiva sull’arte: oggi i divulgatori sono degli intrattenitori, fanno spettacolo, lui no, non lo è mai stato. Era un uomo di grandissima cultura e ha passato l’amore per l’arte ai suoi spettatori con una divulgazione pulita, sobria, senza spettacolo, che arrivava dritta al punto. Ci mancherà tantissimo”.

 

Il libro
I pittori maledetti. Gli artisti folli, psicotici e infelici che hanno cambiato la storia di Alessandro Moriccioni (Newton Compton, pagine 480, euro 12,90)