Due premi Nobel che hanno raccontato in versi le piccole cose della vita, la natura e l'amore. Il prossimo appuntamento con la collana La Grande Poesia in uscita ogni week end gratis con Repubblica ha per protagonisti Pablo Neruda (sabato 13 marzo) e Wislawa Szymborska (domenica 14). I libri, a cura di Maurizio Cucchi, che firma le introduzioni, propongono una scelta di poesie dalle maggiori raccolte. Gli itinerari spaziano dai versi giovanili a quelli più recenti e sono adatti anche a chi è al primo approccio con la poesia.
Pablo Neruda
Neruda nasce nel 1904 a Parral, nel sud del Cile, da un impiegato delle ferrovie e da un'insegnate. Del padre, che non voleva che lui diventasse un poeta, lascerà traccia nei suoi versi. Durante gli studi a Santiago conosce la poetessa Gabriela Mistral, che lo sosterrà nel suo progetto di dedicarsi alla poesia. Debutta giovanissimo non ancora ventenne, con il volume Crepuscolario, seguito l'anno dopo da Venti poesie d'amore e una canzone disperata.
Nel 1927 inizia la carriera diplomatica come console onorario nel sud est asiatico. Per lavoro si trasferisce poi a Buenos Aires e in seguito a Madrid, dove conosce Federico Garcia Lorca. La tappa successiva è Città del Messico. Rientra in Cile nel 1945 e vi resta fino a quando non è costretto all'esilio per aver preso le distanze dal governo autoritario di Videla. In questi anni si sposta in Italia, dove è molto amato, tanto che a oltre 20 anni dalla sua morte Massimo Trosi gli dedicherà il film Il postino, con Philippe Noiret. Il premio Nobel arriva nel 1971 ed è il suggello di una carriera baciata dal successo. Muore a Santiago del Cile il 23 settembre del 1973.
Neruda, spiega Cucchi, è un poeta dal canto aperto, che canta la natura, il cosmo, la terra e la sensualità della vita. Bastano un paio di versi per farsene un'idea: "Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche, / assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono". E si pensi alla dichiarazione che chiude l'Ode con un lamento: "Voglio fare con te / quello che la primavera fa con i ciliegi".
Wislawa Szymborska
E' stato il premio Nobel, vinto nel 1996, a dare alla poetessa polacca una fama che travalica il cerchio degli esperti di poesia e dei letterati accademici. Nata a Kornik nel 1923, si trasferisce presto con la famiglia a Cracovia dove frequenta il liceo durante l'occupazione tedesca.
E' poco più che ventenne quando pubblica la sua prima poesia. Tra i suoi maestri ha la fortuna di avere il poeta Czeslaw Milosz. Nel 1952 pubblica la sua prima raccolta, Per questo viviamo, due anni dopo Domande poste a me stessa. Si tratta di poesie vicine al realismo socialista, molto diverse da quelle che avrebbe scritto dopo, tanto che poi ne parlerà come di "peccati di gioventù". Il successo arriva nel 1957 con Appello allo Yeti.
In questi anni Szymborska entra in contatto con l'ambiente dei dissidenti polacchi. Negli anni Ottanta collabora con la rivista samizdat Arka e si avvicina a Solidarnosc. L'ultima raccolta, Due punti, è del 2005. Muore nella sua casa di Cracovia il primo febbraio 2012.
Cucchi nella sua introduzione restituisce qualche tratto della sua poesia: il mondo poetico di Szymborska è caratterizzato da una "attenzione alla quotidianità, da un'acutezza ironica che è la sua cifra stilistica e da una mirabile semplicità". Da questa poesia è bandita ogni enfasi, anche quando parla d'amore. Soprattutto quando parla d'amore. Un esempio tra i tanti, Un amore felice: "Un amore felice. E' normale? / E' serio? E' utile? / Che se ne fa il mondo di due esseri / che non vedono il mondo?".