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Ingrid Persaud: “In Love After Love racconto le mie sfumature di famiglia”

Illustrazione di Giordano Poloni 
Arriva in Italia l’esordio, già premiato, dell’autrice di Trinidad che vive a Londra: un inno all’amore che parla anche di violenza, omofobia e razzismo. L’abbiamo incontrata
4 minuti di lettura

Un inno all’amore e alla famiglia in tutte le sue forme e sfaccettature, anzi in tutte le sfumature possibili ben al di là di quelle convenzionali. Ma anche l’incontro di tre solitudini attraverso le quali, in un linguaggio ricco, infarcito di termini dialettali che ben ci restituiscono le atmosfere dell’isola caraibica di Trinidad, si parla anche di violenza domestica, omofobia, criminalità e sconfinamenti nelle credenze religiose più estreme. Con Love After Love, arrivato ora in Italia per le edizioni e/o, la scrittrice di origini caraibiche Ingrid Persaud, già premiata per i suoi racconti, esordisce nel romanzo ottenendo il sincero apprezzamento di colleghi come Andrè Aciman (che lo ha definito “avvincente, straziante e intensamente affascinante”) o di Tracy Chevalier che giusto vent’anni fa diventò un caso editoriale con la sua Ragazza con l’orecchino di perla.

Ma non solo: Love After Love quando …

Un inno all’amore e alla famiglia in tutte le sue forme e sfaccettature, anzi in tutte le sfumature possibili ben al di là di quelle convenzionali. Ma anche l’incontro di tre solitudini attraverso le quali, in un linguaggio ricco, infarcito di termini dialettali che ben ci restituiscono le atmosfere dell’isola caraibica di Trinidad, si parla anche di violenza domestica, omofobia, criminalità e sconfinamenti nelle credenze religiose più estreme. Con Love After Love, arrivato ora in Italia per le edizioni e/o, la scrittrice di origini caraibiche Ingrid Persaud, già premiata per i suoi racconti, esordisce nel romanzo ottenendo il sincero apprezzamento di colleghi come Andrè Aciman (che lo ha definito “avvincente, straziante e intensamente affascinante”) o di Tracy Chevalier che giusto vent’anni fa diventò un caso editoriale con la sua Ragazza con l’orecchino di perla.

Ma non solo: Love After Love quando è uscito in Gran Bretagna, lo scorso anno, ha anche vinto il Costa First Novel Award per il 2020. Segno che c’è del potenziale in questa autrice caraibica, nata a Trinidad nel 1966 e poi, a diciotto anni, emigrata a Londra per studiare legge, con l’intenzione di tornare alla fine degli studi. Trentasei anni dopo, ci scherza su lei, parla ancora di tornare a casa, “un giorno”.

Dopo una parentesi a Boston, per molti anni ha vissuto tra Barbados e Londra. Ma in questo romanzo traspare tutto l’amore, mai sopito, per la sua isola. Qui vivono infatti i suoi tre protagonisti, le tre voci narranti – a capitoli alterni – della storia che copre un arco di circa vent’anni e inizia quando Betty, giovane madre da poco vedova di un marito violento e con bambino di cinque anni, Solo, accoglie in casa, affittandogli una stanza per far quadrare i bilanci, il discreto Mr. Chetan, insegnante di matematica omosessuale in un’isola dove è impossibile dichiararlo. Dalla convivenza tra i tre uscirà fuori “una specie di famiglia”, fino a quando Solo non fuggirà da immigrato irregolare a New York, con tutto quel che questa scelta comporterà per lui, anche in termini di autolesionismo, conducendoci verso un inaspettato finale.

Pur non ispirandosi a nessun modello in particolare, Ingrid Persaud non nasconde di percorrere un cammino lastricato da scrittori come il giamaicano Marlon James, vincitore del Man Booker Prize nel 2015 o, andando più indietro nel tempo i trinidadiani Samuel Selvon, un pioniere nell’uso dell’inglese creolo nella letteratura del Novecento, o lo stesso V.S. Naipaul, anche lui scrittore di Trinidad poi naturalizzato britannico, scomparso nel 2018.

La scrittrice di origini caraibiche Ingrid Persaud: nata a Trinidad, vive a Londra 

Partiamo proprio dal linguaggio: colorito, colloquiale, con alcune parole in dialetto e una prosa ritmata, tanto che a volte sembra di “ascoltare” il romanzo anziché leggerlo. Perché?
“I personaggi sono ordinari abitanti di Trinidad, impossibile dunque non inserire un po’ di dialetto: in fondo questo è l’inglese che si parla ai Caraibi. Ma per me in gioco c’è qualcosa di più: dico quel che ho da dire con precisione e a cuore aperto, e spero che i lettori capiscano”.

Il romanzo prende il titolo da una poesia di Derek Walcott: vuole essere una meditazione moderna sui diversi tipi di amore, anche quello per noi stessi?
“Prendo in prestito il titolo della poesia di Walcott con rispetto e gratitudine. Nell’atto di amare un altro non perdiamo spesso di vista noi stessi? Sono sicura che tutti possono ritrovarsi in questa sfida. Dovremmo sul serio prestare attenzione a quel famoso ultimo verso in cui il poeta dice: ‘Siediti. Festeggia la tua vita’”.

E il resto della storia da dove viene?
“Tutto è iniziato con un breve racconto su un giovane uomo che affronta il suo dolore emotivo con l’autolesionismo: il dolore fisico allevia la sua angoscia psicologica. Scrivere quella scena è stato come porsi una domanda. Il resto del romanzo si è evoluto mentre continuavo a chiedermi come il ragazzo avesse raggiunto quel cerchio dell’inferno, e come io lo avrei liberato. Mi ci è voluto un anno buono per scrivere le prime ventimila parole di Love After Love. Non è stato semplice fare amicizia con i tre personaggi principali: Betty, Solo e Mr. Chetan. Ho passato tanto di quel tempo a ‘rotolarmi’ dentro le loro teste, cercando di capire come percepivano se stessi e il mondo che li circondava. Mi sono divertita a scegliere gli elementi che descrivevano il loro piccolo mondo: una deliziosa cucina, il piccolo giardino di Miss Betty, un giro in macchina fino alla spiaggia. Poi è accaduto qualcosa che ha cambiato per sempre la mia vita di scrittrice. Ho vinto il National Short Story Award della Bbc e, da un giorno all’altro, sono passata dal non avere un agente a sceglierne uno tra i migliori del settore, a cui sono piaciute le ventimila parole che avevo scritto di Love After Love e mi ha chiesto quando avrebbe potuto avere il resto del romanzo. Ho fatto un respiro profondo e ho promesso entro la fine dell’anno. Era ottobre. Quella folle promessa mi ha portato a tre mesi di scrittura estrema. Ma ce l’ho fatta. Alle quattro del pomeriggio dell’ultimo giorno dell’anno ho inviato il mio manoscritto. Non farò mai più una cosa così folle come quella” (ride, ndr).

E ha preso la sua vita a Trinidad come modello per il libro?
“Il romanzo non si riferisce direttamente alla mia esperienza personale e non ho usato la scrittura come terapia. Né l’incapacità di Solo di far fronte ai problemi che lo porta all’autolesionismo, né il modo in cui Betty supera la sua solitudine e neppure l’accettazione di sé da parte di Mr. Chetan fanno parte del mio percorso. Ma mentre lavoravo sulle loro sfide naturalmente riflettevo sulle mie esperienze. Gli scrittori sono spugne che assorbono in continuazione la vita. Molti dei riferimenti, certamente, sono personali e questo romanzo è in un certo senso una lettera d’amore a Trinidad. Sono cresciuta a San Fernando, quindi quella collina dove Mr. Chetan e Jackson fanno un picnic fa parte della mia infanzia. Ho assistito a una pira funebre e ho riversato nella scrittura tutta la nostalgia e il desiderio che ho per una colazione trinidadiana”.

Nel romanzo affronta temi universali, come l’identità, la violenza all’interno della famiglia e il rapporto difficile con la propria madre. Ma parla anche di razzismo, immigrazione, accettazione e soprattutto della solitudine di un uomo gay in una comunità dove “semplicemente essere me è illegale, immorale e perverso” come dice Mr. Chetan... È per questo che ha avuto successo?
“Mi sono proposta di scrivere di vite ordinarie. Il fatto che queste vite possano essere uno specchio per i lettori parla del potere del quotidiano nella narrativa e dei nostri tentativi come scrittori di ricreare quelle vite”.

Lei quando ha cominciato a scrivere? Cosa l’ha spinta?
“Sono sempre stata un’avida lettrice, interessata al linguaggio. La prima volta che mi hanno chiamata ‘scrittrice’ è stata quando, nel 2017, ho vinto il Commonwealth Short Story Prize. Ma ho sentito di potermi definire davvero una scrittrice solo quando ho pubblicato Love After Love. Stavo lavorando alla mia scrivania, un giorno qualunque, e all’improvviso ho capito che stavo finalmente facendo quello che volevo fare per il resto della vita. Stavo creando qualcosa con il mio cuore e la mia testa. In quel momento ho capito che ero una scrittrice”.

E ora sta lavorando a un altro romanzo?
“A dire la verità sì, sono completamente immersa nella scrittura di questo romanzo che ha per protagonista un criminale pazzo, un’altra figura caraibica a metà tra Al Capone e Barbablù. Mi interessa particolarmente guardarlo (e raccontarlo) attraverso la lente delle donne della sua vita. Mi piace pensare che qualsiasi cosa possa scrivere sia piena di umorismo e onestà sulla condizione umana”.

Il libro
Love After Love di Ingrid Persaud (e/o, traduzione di Paola D’Accardi, pagine 464, euro 18)