Giulio Paolini chiude in presenza la sua mostra a Rivoli

Giulio Paolini,“Le Chef-d’œuvre inconnu”, 2020, Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino © Agostino Osio, Milano 
Al Castello, diventato intanto un hub vaccinale, il grande artista dona la sua installazione e presenta il catalogo delle sue opere, nell'ultimo giorno dell'esposizione
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Ultima occasione per vedere Le Chef-d'ouvre Inconnu (Il capolavoro sconosciuto), la mostra di Giulio Paolini al Castello di Rivoli, (fino al 16 maggio), dove per la prima volta l'artista ottantenne, fra i protagonisti del contemporaneo, riproduce in tre dimensioni un'opera mitica come Disegno Geometrico (1960), il suo primo lavoro eseguito a vent'anni. Si tratta di una piccola tela dipinta di bianco delle dimensioni di un foglio da disegno su cui l'artista esegue la squadratura, ovvero il disegno tecnico preliminare di ogni disegno: due righe rosse diagonali che si incrociano al centro e i punti di intersezione del compasso che intercettano le diagonali. Al Castello di Rivoli, che intanto si è trasformato anche in un hub vaccinale, quest'opera diventa un'ambiente, una grande sala, in cui  linee rosse del quadro vengono traslate sul pavimento, così come i punti di intersezione che sono segnalati da cavalletti da pittore, dove,  anziché quadri, sono collocate teche trasparenti attraverso cui ogni persona incrocia una  visione  differente a seconda della sua posizione nello spazio.

L'intera sala è l'opera, donata al Castello, ovvero una potente macchina della visione che rimanda a un'infinità di punti di vista in cui rientrano raggi di sole, opere, frammenti d'architettura e  visitatori che attraversano  la sala in quel momento. La sala che prende a prestito il titolo  del  racconto di Honoré de Balzac Il capolavoro sconosciuto rivela la straordinaria molteplicità di visioni e punti di vista  che implica, come scoprirà il protagonista del romanzo il pittore Frenhofer  che l'opera perfetta è impossibile da realizzare.  

Parte da qui questo intrigante percorso di Giulio Paolini, a cura di Marcella Beccaria che riflette sulle sue opere con nuovi lavori che conducono sempre più lontano il suo pensiero sull'enigma della visione. Perché di questo si tratta qui, quell'enigma con cui l'artista si confronta ostinatamente, perché, come il pittore di cui scrive Balzac,  non può farne a meno.  Ma invece di cercare l'opera perfetta Paolini asseconda le infinite possibilità della visione e osserva in questa mostra come l'opera cambi costantemente anche una volta entrata nel museo. A raccontarlo sarà lo stesso Paolini con Carolyn Christov-Bakargiev e di Marcella Beccaria, domenica 16 maggio alle ore 12  in occasione della presentazione del catalogo e del finissage della mostra che si snoda in un percorso di opere, modelli, visioni, sdoppiamenti e dialoghi fra l'opera, lo studio e il museo come avviene ne Il Modello in persona (2020).