In Italia da sempre l’arte è femmina
di Dario Pappalardo , di Dario PappalardoPer una volta siamo arrivati primi. Se Parigi rompe il soffitto di cristallo - ma in questo caso sarebbe meglio dire la piramide - nominando finalmente una donna, Laurence des Cars, alla guida del Louvre, in Italia questo traguardo è stato tagliato da un pezzo. In testa ai musei che contano ci sono direttrici da molto tempo. Da ottantuno anni, per la precisione: dal 16 agosto 1940. Quando Fernanda Wittgens è chiamata a gestire la Pinacoteca di Brera di Milano. Quella che oggi potremmo interpretare come una scelta protofemminista illuminata è probabilmente frutto di un'intenzione opposta. Nel Paese in cui le signore non possono ancora votare, l'unico settore in cui è loro consentito farsi largo è quello perennemente sottovalutato delle "belle arti". Ma Fernanda stupisce tutti, abbattendo i cliché. Non ci sono né angeli, né focolari nella sua biografia. Sfida le bombe e i nazisti, salva ebrei dalle deportazioni e …
Per una volta siamo arrivati primi. Se Parigi rompe il soffitto di cristallo - ma in questo caso sarebbe meglio dire la piramide - nominando finalmente una donna, Laurence des Cars, alla guida del Louvre, in Italia questo traguardo è stato tagliato da un pezzo. In testa ai musei che contano ci sono direttrici da molto tempo. Da ottantuno anni, per la precisione: dal 16 agosto 1940. Quando Fernanda Wittgens è chiamata a gestire la Pinacoteca di Brera di Milano. Quella che oggi potremmo interpretare come una scelta protofemminista illuminata è probabilmente frutto di un'intenzione opposta. Nel Paese in cui le signore non possono ancora votare, l'unico settore in cui è loro consentito farsi largo è quello perennemente sottovalutato delle "belle arti". Ma Fernanda stupisce tutti, abbattendo i cliché. Non ci sono né angeli, né focolari nella sua biografia. Sfida le bombe e i nazisti, salva ebrei dalle deportazioni e capolavori dalla confisca. Subisce il carcere, a San Vittore, e un processo. Con la liberazione, inizia a ricostruire, spostando le macerie, e riaprendo le sale. La strada, ormai, è segnata. Già nel 1941 alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma arriva Palma Bucarelli: resterà fino al 1975. La chiamano la "regina di quadri": è la sua bellezza a fare notizia, ovviamente. Solo per poco, però. Perché, improvvisamente, il contemporaneo arriva anche qui, nella capitale delle rovine. A lei si deve la prima retrospettiva di Jackson Pollock. Nell'Italia conservatrice suona come una rivoluzione. La direttrice si macchia della colpa di esporre il Grande sacco di Alberto Burri. E giù interrogazioni parlamentari, come quando la Galleria osa acquistare la Merda d'artista di Piero Manzoni. L'attenzione di Bucarelli per l'astrattismo e la neoavanguardia irrita sia la Democrazia cristiana che il Partito comunista, sostenitore della pittura realista di Renato Guttuso. Sulla stampa di destra le gentilezze si sprecano: "Palmina dei sacchi" e "colei che tiene il verbo dell'estetica nella scatoletta della cipria", scrivono. E il venerato maestro Giorgio de Chirico non è da meno: "amazzone delle croste", la definisce.
Il punto non sono la "cura" e il "tocco femminile" che fanno la differenza. Non è più il momento di alimentare stereotipi. La verità è che Wittgens e Bucarelli cambiano la storia - dell'arte e non solo - perché se ne fregano e vanno avanti. Perché il soffitto di cristallo non l'hanno neanche visto. Non hanno brandito il vittimismo come un'arma, ma sono andate giù di ruspa in un mondo di maschi, molto noiosi oltretutto. "Si tratta di modificare un tipo di società creata dagli uomini", diceva Bucarelli in un'intervista. Lei e Wittgens l'hanno fatto da sole.
Oggi, grazie a loro, il Colosseo, la Galleria Borghese, i Musei Civici di Venezia, il Castello di Rivoli, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Palazzo Barberini a Roma, l'Accademia a Firenze - solo per citarne alcuni - sono guidati da donne, così come i Musei Vaticani. Si aspetta che accada anche agli Uffizi. Accadrà. E succederà pure che non sarà più necessario scrivere di donne che entrano nelle stanze dei bottoni come se si trattasse di uno sbarco extraterrestre. "L'arte è forse una delle più alte forme di difesa dell'umano", sosteneva Fernanda Wittgens. Lei l'umano l'ha difeso, rischiando la vita.
Caro presidente Macron, finalmente c'è una donna a guardia della donna più famosa del mondo, la Gioconda, ma ce ne dia atto: al di qua delle Alpi, che potesse funzionare l'avevamo capito prima.