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Damien Hirst Caput Mundi

Damien Hirst davanti alla Madonna dei palafrenieri di Caravaggio (particolare) 

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Alla Galleria Borghese le opere dell’artista più celebrato. Che si racconta in esclusiva su Robinson in edicola domani. I curatori: “Antico e contemporaneo uniti in una sola idea”
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Nella sala 20, un'arciera di bronzo punta la freccia contro la favola di Amore e Psiche dipinta sulla volta. Non si cura dell'Amor sacro e dell'amor profano di Tiziano che ha di fronte. Al piano di sotto, due cerberi osano ringhiare contro il Ratto di Proserpina di Bernini, mentre, all'esterno, sulla balconata che guarda verso il giardino dell'uccelliera, un'enorme idra deve vedersela con la guerriera Kali. Di Paolina adesso ce ne sono due: oltre a quella di Canova, se ne trova un'altra in marmo rosa. Alla Galleria Borghese è arrivato Damien Hirst. Lo ha fatto con le sue opere più spericolate, quelle delle serie Treasures from the Wreck of the Unbelievable. Personaggi leggendari, animali fantastici, armi dorate e oggetti preziosi che, esposti da Pinault a Venezia nel 2017, sono atterrati in più di ottanta a Roma, nella casa del collezionismo del cardinale Scipione.


Qui dall'8 giugno al 7 novembre va in scena Archaeology Now, una m…

Nella sala 20, un'arciera di bronzo punta la freccia contro la favola di Amore e Psiche dipinta sulla volta. Non si cura dell'Amor sacro e dell'amor profano di Tiziano che ha di fronte. Al piano di sotto, due cerberi osano ringhiare contro il Ratto di Proserpina di Bernini, mentre, all'esterno, sulla balconata che guarda verso il giardino dell'uccelliera, un'enorme idra deve vedersela con la guerriera Kali. Di Paolina adesso ce ne sono due: oltre a quella di Canova, se ne trova un'altra in marmo rosa. Alla Galleria Borghese è arrivato Damien Hirst. Lo ha fatto con le sue opere più spericolate, quelle delle serie Treasures from the Wreck of the Unbelievable. Personaggi leggendari, animali fantastici, armi dorate e oggetti preziosi che, esposti da Pinault a Venezia nel 2017, sono atterrati in più di ottanta a Roma, nella casa del collezionismo del cardinale Scipione.


Qui dall'8 giugno al 7 novembre va in scena Archaeology Now, una mostra curata da Anna Coliva e Mario Codognato (con il supporto di Prada; il catalogo è Marsilio) che è un grande gioco di rimandi alla storia dell'arte e di contaminazione mitologiche. Senza temere in alcun modo il confronto con i grandi del passato, come lo stesso artista racconta nell'intervista sulla copertina del nuovo Robinson in uscita domani.


"Con le sue sculture Damien Hirst si riferisce a tutte le epoche e alle aree geografiche: è un racconto anacronistico e senza barriere che solo un artista può permettersi - spiega la direttrice della Galleria Borghese Francesca Cappelletti - C'è l'idea di sopravvivenza dell'antico che è una costante di Roma, di Bernini, del neoclassicismo e quindi della stessa Galleria, dove il tempo si annulla. Hirst crea tensione più che dialogo con i suoi predecessori, contribuisce a quella vertigine dello sguardo che è propria del barocco".


La testa di Medusa in malachite verde si trova esposta ai piedi della Madonna dei Palafrenieri ed è circondata da altri cinque Caravaggio. Anche il Ragazzo con la canestra di frutta, per la prima volta, si ammira senza vetro: "Finalmente si potrà vedere senza riflessi, non ci si specchierà più dentro - continua Cappelletti - Si leggeranno le pennellate da vicino, le mele e i chicchi d'uva tutti diversi. Dal punto di vista conservativo non c'è alcun rischio". Caravaggio e Hirst sono davvero faccia a faccia.


Alla Borghese, l'allestimento con gru e carrelli per spostare opere di dimensioni anche ciclopiche è andato avanti con il museo aperto, tra sguardi dei curiosi e stanze chiuse all'occorrenza. Nel portico delle statue antiche, i visitatori sono accolti dalle Lion Women: due donne di bronzo accompagnate da altrettanti leoni che sembrano riprendere quelle che erano a guardia dei templi ittiti della dea Ishtar. Hirst si diverte a mimetizzarsi tra le antichità e i capolavori consacrati. Non c'è soluzione di continuità tra i suoi inserimenti e la raccolta storica.


"Il museo non è una location - dice la curatrice Anna Coliva, che aveva pensato la mostra quando era ancora direttrice della Borghese - Il museo è protagonista. L'arte contemporanea, in questo caso, ma anche nelle esposizioni pensate a partire dal 2005, è uno strumento per capire il luogo in cui siamo. La grande perizia di Hirst si rispecchia perfettamente nella incredibile multiformità di tecniche e materiali che sono alla Borghese. Matter matters era un titolo possibile per questa mostra: la materia conta. Lo scopo di un museo d'arte antica è quello di studiare se stesso. E un artista come Hirst, che ha immaginazione e capacità di esecuzione degne di Bernini, ci aiuta in questo. Si potrebbero fare studi solo sui basamenti delle opere della collezione". Al piano superiore, nella sala di Raffaello, ma non solo, l'artista di Leeds espone, per la prima volta in Italia, anche i suoi dipinti Colour Space: "Dipinti rigorosamente a mano libera, aderiscono ad alcune delle regole formali stabilite per gli Spot Paintings - secondo il curatore Mario Codognato - Nessun singolo colore viene mai ripetuto in un dipinto, e la dimensione del punto, che va da circa sei centimetri a circa dieci di diametro, è coerente all'interno di ogni opera. Gli spots si stagliano sulla tela come frammenti astratti di un'armonia perduta, come particelle ribelli alla schematica autorità della tabella di colore. Come gli atomi epicurei collidono tra di loro in un disegno imprevedibile".


L'ex Young British Artist che cercava la provocazione, tra squali in formaldeide e teschi di diamanti, ora è sulla strada della consacrazione. Ma c'è chi ha creduto molto presto in lui, come Miuccia Prada, che adesso sostiene la mostra alla Borghese: "Ammiro la sua capacità di interrogarsi con intelligenza e sarcasmo su questioni come la rilevanza della scienza, il mistero della morte e il valore dell'arte - ha detto - È un artista che non teme il confronto con il presente".


Nel 1650, nella sua guida alla Villa Borghese, Giacomo Manilli descriveva il palazzo del cardinale Scipione come un luogo ancora più pieno di opere rispetto a quello che vediamo oggi, dove nel disordine era possibile ritrovare la vera bellezza.
C'è una battaglia silenziosa che Bernini, Caravaggio, Canova e Hirst stanno cominciando a combattere nelle sale barocche e neoclassiche. Quella per la conquista dello sguardo, per la ricerca dello stupore, che lega insieme gli artisti di ieri a quelli che verranno domani.