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Museo Egizio di Torino, la destra tenta la scalata

Fratelli d’Italia vuole un suo uomo nel Cda contro Christian Greco: il candidato è Francesco Tiradritti, appoggiato dalla Regione Piemonte ostile al direttore. Contrari gli altri soci. Franceschini tenta la mediazione
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In apparenza sembra una lotta tra Indiana Jones, tra archeologi amanti di mummie e piramidi. In realtà dietro si nascondono questioni politiche, soprattutto da parte di una destra che non è mai riuscita a imporsi nell'ambiente culturale di Torino e ora vuole sfruttare il nome dell'egittologo Francesco Tiradritti per scompaginare le carte. Una figura individuata dalla Regione Piemonte per sedere nel cda della fondazione che gestisce la più importante collezione egizia lontano dal Cairo.


Al centro della querelle l'egittologo di Montepulciano, un curriculum da ricercatore all'Università di Enna "Kore", fino al 2017, dirigente della missione archeologica italiana a Luxor nel complesso funerario di Harwa e Akhimenru, e un lungo elenco di collaborazioni internazionali tra musei e pubblicazioni. La maggioranza di centrodestra che governa il Piemonte lo vorrebbe nominare membro del consiglio di amministrazione della collezione egizia di …

In apparenza sembra una lotta tra Indiana Jones, tra archeologi amanti di mummie e piramidi. In realtà dietro si nascondono questioni politiche, soprattutto da parte di una destra che non è mai riuscita a imporsi nell'ambiente culturale di Torino e ora vuole sfruttare il nome dell'egittologo Francesco Tiradritti per scompaginare le carte. Una figura individuata dalla Regione Piemonte per sedere nel cda della fondazione che gestisce la più importante collezione egizia lontano dal Cairo.


Al centro della querelle l'egittologo di Montepulciano, un curriculum da ricercatore all'Università di Enna "Kore", fino al 2017, dirigente della missione archeologica italiana a Luxor nel complesso funerario di Harwa e Akhimenru, e un lungo elenco di collaborazioni internazionali tra musei e pubblicazioni. La maggioranza di centrodestra che governa il Piemonte lo vorrebbe nominare membro del consiglio di amministrazione della collezione egizia di Torino. Una designazione su cui, a maggio, i soci fondatori del museo (Comune di Torino, ministero dei Beni culturali, Compagnia di San Paolo e Fondazione Crt), hanno posto il veto, con il solo voto contrario della Regione che ha difeso la propria scelta. "Per questo ruolo servono manager, non egittologi" la sintesi della bocciatura da parte dei soci, secondo i quali "la fondazione ha già un suo comitato scientifico composto da esperti egittologi e un direttore che ha un elevata qualifica". Insomma, la nomina di Tiradritti nel cda non sarebbe altro che un cavallo di Troia del centrodestra per mettere in difficoltà la dirigenza di Christian Greco che guida con successo l'Egizio dal 2014, conteso da musei di mezzo di mondo, ma affezionato a Torino da cui non pensa, per ora, di allontanarsi. D'altra parte non è la prima volta che l'egittologo toscano punta gli occhi sull'Egizio.


Per ben tre volte in passato si è candidato per la direzione, l'ultima nel 2014 quando ha perso proprio "contro" Greco. Ora il tempo della rivincita. Che non sarebbe solo di Tiradritti, ma di un intero schieramento politico che, per carenza di figure, in questi anni ha faticato ad accreditarsi tra la classe dirigente cittadina di cui ambisce ad assumere la guida con le elezioni d'autunno dove il centrodestra schiera l'imprenditore e civico Paolo Damilano per tentare di sfondare a livello elettorale.


Ora sono scesi in campo il ministro Dario Franceschini e il governatore Alberto Cirio per trovare un accordo: la Regione difende l'autonomia della scelta, l'Egizio rivendica discrezionalità nei poteri di nomina e revoca dei membri cda.
Il fronte oltranzista in Regione è capitanato da Fratelli d'Italia che con il direttore Greco ha più di un conto aperto. Nel 2018, Giorgia Meloni era arrivata fin di fronte al portone del Palazzo di via Accademia delle Scienze per manifestare con i suoi sostenitori contro la promozione dei biglietti di ingresso 2x1 riservato ai cittadini di lingua araba.


A scatenare il caso era stato Andrea Crippa dei Giovani padani con un falso video di una telefonata con l'ufficio prenotazioni del Museo. Poi condannato al risarcimento dei danni e a rimuovere il video dai social. Aveva protestato anche il leader della Lega Matteo Salvini bollando l'iniziativa come "scelta razzista verso gli italiani", salvo poi organizzare la missione di pace con una visita al museo al fianco di Greco.