Il mito di Thomas Becket in una mostra al British
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. L'ascesa, la caduta e poi di nuovo l'ascesa, quella definitiva, nel cielo e nei secoli, fino a quelle impronte di baci che ancora oggi lasciano fedeli in adorazione sul vetro che protegge reliquie ed oggetti della mostra dedicatagli dal British Museum. Lui è Thomas Becket, o Santo Tommaso da Canterbury come lo chiamano i cattolici dopo il martirio, la canonizzazione, una venerazione che presto ha abbracciato il mondo, Sicilia inclusa. Una delle terre che più ha amato quell'arcivescovo ribelle che Enrico II fece uccidere il 29 dicembre 1170 proprio nella meravigliosa cattedrale di Canterbury da quattro cavalieri in apparenza più realisti del re.
Ora, il museo più celebre e famoso di Londra dedica una ampia rassegna a "Thomas Becket, omicidio e costruzione di un santo", dopo l'850esimo anniversario della sua uccisione. "Un evento che scioccò il Medioevo in questa mostra sulla vita, la morte e l'…
LONDRA. L'ascesa, la caduta e poi di nuovo l'ascesa, quella definitiva, nel cielo e nei secoli, fino a quelle impronte di baci che ancora oggi lasciano fedeli in adorazione sul vetro che protegge reliquie ed oggetti della mostra dedicatagli dal British Museum. Lui è Thomas Becket, o Santo Tommaso da Canterbury come lo chiamano i cattolici dopo il martirio, la canonizzazione, una venerazione che presto ha abbracciato il mondo, Sicilia inclusa. Una delle terre che più ha amato quell'arcivescovo ribelle che Enrico II fece uccidere il 29 dicembre 1170 proprio nella meravigliosa cattedrale di Canterbury da quattro cavalieri in apparenza più realisti del re.
Ora, il museo più celebre e famoso di Londra dedica una ampia rassegna a "Thomas Becket, omicidio e costruzione di un santo", dopo l'850esimo anniversario della sua uccisione. "Un evento che scioccò il Medioevo in questa mostra sulla vita, la morte e l'eredità" che ci ha lasciato: è il titolo di una "exhibition" estremamente evocativa, perché oltre a raccontare la storia drammatica e straordinaria di Thomas Becket presenta oggetti rari e preziosi, del santo o di chi gli è stato intorno, che solidificano la sua marmorea leggenda.
Per questo, i suoi tanti adoratori e fedeli sono arrivati fin qui a lasciar tracce di baci per lui, facendo preoccupare gli organizzatori essendo pratiche non contemplate dalle norme anti Covid. Perché Thomas Becket è un simbolo del cattolicesimo, della resistenza al soggiogamento della Corona e in un certo senso dello Stato. La vicenda dell'arcivescovo ribelle inglese sarà solo il preambolo di un'altra rivoluzione, quella iconoclasta e furiosa di Enrico VIII, e di un altro omicidio eccellente, dal nome e dalle circostanze simili: Thomas More.
Ma rispetto a Tommaso Moro, quella di Thomas Becket fu un'esecuzione ancor più unica, esemplare e storicamente spartiacque. Eppure Becket aveva tutto per rimanere uno degli uomini più potenti di Inghilterra. Figlio londinese di una famiglia di mercanti di origine francese, sveglio e di mente arguta, condivide con il suo amico e poi nemico Enrico II gli anni giovanili in Francia. Quando quest'ultimo diventa re nel 1154, promuove l'outsider Thomas, di cui si fida moltissimo perché raccomandato dall'Arcivescovo di Canterbury Theobald, a due cariche stellari: prima royal chancellor reale (suo assistente principe), e poi, otto anni dopo, addirittura arcivescovo di Canterbury, nonostante la vita molto laica di Becket fino a quel momento (al massimo si era spinto a diacono per il predecessore Theobald).
La mostra ripercorre tutta la saga del religioso attraverso reliquie, oggetti, anelli, preziosi, pastorali, mitre, trittici, sigilli, marmi perduti e forse l'unico vero ritratto esistente di Becket, ovvero quello che si ammira in un manoscritto dei Vangeli del Nuovo Testamento risalente a un periodo tra il 1162 e il 1170: l'immagine di un piccolo busto barbuto e ornato da un sigillo, proprio sotto il ritratto di Cristo. E poi ecco una affascinante genealogia regale in cui viene raccontato il diverbio alla base della faida tra Enrico II e Becket, con l'Arcivescovo che, subito dopo la sua nomina nel '62, si oppone alla proposta del re di perseguire penalmente vescovi e religiosi "macchiatisi di gravi reati"; i manoscritti che, dopo il duro scontro tra i due, raccontano il successivo esilio di Becket in Francia protetto da Luigi VII, come da Papa Alessandro III; i negoziati di pace, il ritorno in Inghilterra preceduto da un altro affronto al re, e cioè la scomunica dei vescovi che hanno officiato l'incoronazione preventiva del "giovane Enrico", figlio di Enrico II.
È la goccia che fa traboccare il sangue sul marmo della cattedrale di Westminster: nella mostra c'è la testimonianza scritta di Edward Grim, un assistente di Becket che rimane al suo fianco fino al punto di morte dopo l'aggressione per mano e spade dei quattro cavalieri di Enrico II, un reliquiario di Limoges del 1200 dopo la santificazione di Tommaso da Canterbury il 21 febbraio 1173, un manoscritto di due anni dopo che raffigura i vescovi intenti ad asciugare il sangue versato nella chiesa, e poi un vaso svedese del 1191 che per la prima volta accusa Enrico II di essere il vero mandante dell'omicidio, le cronache e le splendide vetrate della cattedrale sulle centinaia di miracoli che sarebbero avvenuti a Canterbury dopo la morte di Becket, Enrico II che chiede scusa al Papa per due volte nel 1170 e poi, nel '74, si umilia facendosi tutta Canterbury seminudo e in ginocchio per chiedere umilmente scusa alla Chiesa.
Il mito di Thomas Becket si diffonde così in tutta Europa ed è raccontato nella mostra da rarissimi oggetti esposti, come un reliquiario dorato della Sicilia tra XII e XIII secolo, durante l'epoca della regina consorte Giovanna d'Inghilterra, figlia di Enrico II ed Eleonora d'Aquitania e moglie di Re Guglielmo II di Sicilia. Un mito che nemmeno lo scismatico Enrico VIII riuscirà a sconfiggere nonostante la sua devastazione. "Riconosciamo che, sulle nostre teste, è il sangue dei martiri, come l'agonizzare dei santi", canteranno poi i sacerdoti nell'Assassinio nella Cattedrale di T.S. Eliot.