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Mary Robison, l’altra faccia del minimalismo

Illustrazione di Elisa Puglielli 
Esce ora in Italia una raccolta di racconti della scrittrice americana che ha condiviso con Raymond Carver gran parte del suo percorso letterario. E che vale la pena (ri)scoprire
3 minuti di lettura

In Italia è praticamente sconosciuta, eppure i suoi racconti in patria circolano dalla seconda metà degli anni Settanta: la sua prima raccolta, Days, uscì negli stessi anni in cui Raymond Carver si faceva conoscere e apprezzare in America come padre di quello che sarà poi definito minimalismo. E con Carver e con il minimalismo Mary Robison, oggi 72 anni, condivide un bel po’ del suo percorso letterario che vale la pena di (ri)scoprire. L’occasione è l’uscita per l’editore Racconti di Guida alla notte per principianti, tredici storie che arrivano ora per la prima volta nel nostro Paese, anche se anni fa un tentativo di portare in Italia questa bella scrittrice era stato fatto da minimum fax traducendo un’altra sua raccolta, Tell Me, Dimmi in italiano, l’unico altro libro di Robison in circolazione nella nostra lingua.

Sono tredici finestre socchiuse su salotti, tinelli, camere da letto, in una parola sulla vita dom…

In Italia è praticamente sconosciuta, eppure i suoi racconti in patria circolano dalla seconda metà degli anni Settanta: la sua prima raccolta, Days, uscì negli stessi anni in cui Raymond Carver si faceva conoscere e apprezzare in America come padre di quello che sarà poi definito minimalismo. E con Carver e con il minimalismo Mary Robison, oggi 72 anni, condivide un bel po’ del suo percorso letterario che vale la pena di (ri)scoprire. L’occasione è l’uscita per l’editore Racconti di Guida alla notte per principianti, tredici storie che arrivano ora per la prima volta nel nostro Paese, anche se anni fa un tentativo di portare in Italia questa bella scrittrice era stato fatto da minimum fax traducendo un’altra sua raccolta, Tell Me, Dimmi in italiano, l’unico altro libro di Robison in circolazione nella nostra lingua.

Sono tredici finestre socchiuse su salotti, tinelli, camere da letto, in una parola sulla vita domestica americana, tredici storie colte come da un treno in movimento, dove succede tutto e niente, l’autrice dice e non dice, ma lascia intuire tantissimo. Uscite per la prima volta in America nel 1983 come suo terzo lavoro, dopo i primi racconti raccolti in Days (1979) e il romanzo Oh!, queste storie sono ancora attualissime ma soprattutto sono un vivido esempio dello stile narrativo di Robison: elegante, tagliente, pieno di senso dell’umorismo.

I protagonisti sono madri e figlie che però sembrano amiche, mariti e moglie che si parlano ma non si ascoltano, anzi spesso si parlano sopra, matrimoni che mostrano increspature e man mano che andiamo avanti nella lettura le crepe diventano solchi. Brillanti i dialoghi dove i personaggi spesso si interrompono o si correggono a vicenda: del resto, l’autrice stessa ha confessato in un’intervista che, essendo cresciuta in una famiglia caotica e molto affollata di dieci persone (erano in otto tra fratelli e sorelle), è una cosa che le viene piuttosto naturale, “dovevi avere come minimo un’appendicite per avere la parola”, ha commentato ripensando alla sua infanzia.

La scrittrice americana Mary Robison (1949): foto Pier Rodelon, Courtesy of Counterpoint Press 

E infatti accanto alle sue storie è il personaggio Mary Robison e la sua vita, se vogliamo parecchio movimentata, che meritano di essere raccontati. Nata a Washington nel 1949, è cresciuta in Ohio dove ha frequentato l’università: i genitori prima di separarsi ebbero otto figli ed altri poi da successivi matrimoni, di qui l’affollamento familiare di qui la scrittrice non fa mistero. Lei stessa ha avuto due matrimoni, il primo giovanissima, e altrettanti divorzi. Non solo, da ragazza è scappata di casa sulle tracce di Jack Kerouac facendo l’autostop fino in Florida. Il paese in realtà l’ha girato in largo e in lungo insegnando poi in diverse università, dall’Ohio al North Caroline, dal Mississippi alla Florida, oltre ad aver lavorato come sceneggiatrice a Hollywood: è l’America tutta che esce fuori dai suoi libri – quattro romanzi e altrettante raccolte di racconti – le sue storie spaziano da una costa all’altra e insiste su quegli stati di cui si parla poco.

Nel suo percorso formativo fondamentale l’incontro con John Barth che la reclutò alla Johns Hopkins University a metà degli anni Settanta e che di lei ha ammirato “l’enigmatico, spigoloso, cesellato super-realismo”. Sono gli anni in cui escono anche i primi racconti sul New Yorker, che continuò poi a pubblicarla. Ma soprattutto sono gli anni in cui Mary Robison condivide con Raymond Carver oltre al minimalismo nello stile – definizione che lei tra l’altro ha sempre detestato, trovando che fosse avvilente, riduttiva, fuorviante e alla quale preferiva quella di “sottrattista” – anche lo stesso “terribile” editor, Gordon Lish. L’uomo a cui Carver deve una buona fetta della sua fortuna: “quel genere di persona autoritaria e prepotente ma tanto intelligente che non potevi mollare” dice di lui Robison. È stato Lish infatti che “disossando” i racconti di Carver li ha resi immortali, cosa che non gli ha impedito poi di essere “licenziato” quasi contemporaneamente dai due scrittori.

Ma se c’è una cosa che distingue il minimalismo di Mary Robison da quello dei suoi colleghi – da Carver a Ann Beattie, da Frederick Barthelme a Amy Hempel – è l'umorismo. Non si tratta di quell’ironia cupa, che spesso ritroviamo in Carver, le sue sono piuttosto storie davvero comiche e talvolta assurde, con dialoghi divertenti e arguti. L’umanità che frequenta i suoi racconti, ma anche i romanzi, vive nel presente – pochissimi i flashback – e ha spesso a che fare con l’alcolismo, come avviene per esempio alla voce narrante in La natura di quasi ogni cosa, una delle tredici storie di Guida alla notte per principianti: stanca, sbronza, annoiata e chiusa in macchina in attesa del suo amante lo dice chiaramente “A trentasei anni punto a due cose, restare sobria e saldare il conto della mia Mastercard”. Pare che l’autrice stessa abbia scritto la maggior parte dei racconti chiusa in macchina. Negli anni Novanta – i meno buoni letterariamente parlando, quando ha divorziato dal secondo marito James Robison di cui però ha conservato il cognome – trascorsi praticamente vagando da una parte all’altra del paese, tra l’insegnamento e i viaggi a Hollywood come sceneggiatrice, perseguitata dal blocco dello scrittore, descriveva così il suo processo creativo: “Uscivo, prendevo un quaderno… Guidavo, parcheggiavo ovunque e prendevo appunti… Qualsiasi cosa che sembrasse divertente o spaventosa o coinvolgente per quattro secondi. Qualche conversazione folle che sentivo per caso. Poi passavano mesi prima che leggessi gli scarabocchi e mi rendessi conto che avevano una voce fissa, e che c’erano personaggi e temi”. Eccoli.

Il libro
Guida alla notte per principianti di Mary Robison (Racconti, traduzione di Sara Reggiani, pagine 158, euro 16)