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Salvator Mundi: un docu-film accusa la National Gallery di aver fatto lievitare il prezzo

Gli impiegati della casa d'aste Christie’s davanti al  Salvator Mundi (Tolga Akmen/AFP via Getty Images) 
"Non doveva essere esposto perché non è certo sia di Leonardo da Vinci", è la tesi del pluripremiato regista danese Andreas Koefoed. Secondo i critici la mostra a Londra avrebbe portato il prezzo della tela da 1175 dollari agli attuali 450 milioni
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LONDRA - Il giallo senza fine del Salvador Mundi aggiunge un altro tassello al mistero. Un nuovo documentario, The lost Leonardo (Il Leonardo perduto), accusa la National Gallery di Londra di avere contribuito a dare credibilità alla tesi che il quadro sia effettivamente attribuibile al maestro del Rinascimento. Ma è probabile che nemmeno questo servirà a chiudere la disputa su un ritratto emerso dall'oscurità per diventare l'opera d'arte più costosa del mondo, venduta all'asta per 450 milioni di dollari, per poi scomparire di nuovo dall'occhio pubblico.

È l'Observer di oggi a rivelare i nuovi elementi della vicenda, anticipando le critiche contenute nel film, diretto dal pluripremiato regista danese Andreas Koefoed, che arriverà sugli schermi nei prossimi mesi. La pellicola ricostruisce la storia del quadro dalle origini. Fino all'inizio del 1900 non si sapeva in che mani fosse. A quell'epoca fu venduto…

LONDRA - Il giallo senza fine del Salvador Mundi aggiunge un altro tassello al mistero. Un nuovo documentario, The lost Leonardo (Il Leonardo perduto), accusa la National Gallery di Londra di avere contribuito a dare credibilità alla tesi che il quadro sia effettivamente attribuibile al maestro del Rinascimento. Ma è probabile che nemmeno questo servirà a chiudere la disputa su un ritratto emerso dall'oscurità per diventare l'opera d'arte più costosa del mondo, venduta all'asta per 450 milioni di dollari, per poi scomparire di nuovo dall'occhio pubblico.

È l'Observer di oggi a rivelare i nuovi elementi della vicenda, anticipando le critiche contenute nel film, diretto dal pluripremiato regista danese Andreas Koefoed, che arriverà sugli schermi nei prossimi mesi. La pellicola ricostruisce la storia del quadro dalle origini. Fino all'inizio del 1900 non si sapeva in che mani fosse. A quell'epoca fu venduto per l'equivalente di 140 euro odierni come un lavoro del pittore Bernardino Luini, un assistente di Leonardo da Vinci. Nel 2005 venne acquistato da due mercanti d'arte, Alexander Parrish e Robert Simon, per 1175 dollari, ma era gravemente danneggiato: il restauro intrapreso dalla specialista Dianne Modestini durò fino al 2017. A quel punto è stato venduto da Christie's per quasi mezzo miliardo di dollari a un anonimo compratore e da allora nessuno lo ha più visto: si sospetta che l'acquirente sia il principe della corona saudita, Mohammed bin Salman.

Il documentario mette in evidenza in che modo l'esibizione del quadro al Louvre, in un primo tempo prevista per una mostra nel 2019, sia stata cancellata con l'intervento delle massime autorità francesi, incluso perfino il presidente Emmanuel Macron, secondo Jacques Franck, un esperto di Leonardo intervistato nel film, dopo che gli analisti di Parigi lo avevano considerato opera di un pittore minore.

Il punto chiave è la decisione della National Gallery di mostrarlo per una importante rassegna su Leonardo nel 2011. "Fui molto sorpreso di vederlo incluso in quella mostra", dice nel documentario il professor Bernard Lindermann, all'epoca direttore della Gemaldegalerie di Berlino, una delle gallerie d'arte più importanti d'Europa. "E' un quadro problematico e penso che un museo serio non dovrebbe presentare opere così discutibili". Esiste una regola non scritta secondo cui un museo non mostra quadri che saranno messi in vendita, ma uno dei proprietari del Salvador Mundi assicurò che non sarebbe stato venduto e la National Gallery si lasciò convincere. Esibire un quadro sconosciuto in una mostra così importante in un museo così prestigioso contribuì naturalmente a fare andare alle stelle il prezzo dell'opera. "La National Gallery non avrebbe mai dovuto esibirlo", dichiara all'Observer Michael Daley, direttore di ArtWatchUk e uno degli esperti che hanno fatto più ricerche su Salvador Mundi.

Il film rivela tra l'altro che Yves Boucher, un collezionista che comprò il quadro per 83 dollari nel 2013, lo rivendette due giorni più tardi per 127 milioni di dollari al miliardario russo Dmitrij Rybolovlev, che successivamente lo accusò di averlo imbrogliato. "Per condurre la trattativa con il russo", ricorda Bouvier, "invitai un mio amico che era un ex-giocatore di poker, perché i giocatori di poker sanno come leggere la mente degli avversari". Commenta Doug Patteson, un ex-agente della Cia, dice al regista: "La storia di Salvador Mundi e di come è cresciuto di valore apre gli occhi sui traffici intorno al mondo dell'arte".