Il sonetto inedito di Bufalino
di Salvatore Ferlita , di Salvatore Ferlita"O cameretta che accogliesti il fianco / e i nervi a pezzi del poeta stanco ...": così recita l'incipit di un brioso componimento poetico in endecasillabi che Gesualdo Bufalino dedicò all'amico Biagio Guccione, comisano anch'egli. Galeotto fu il premio Campiello: l'autore di Diceria dell'untore, scomparso il 14 giugno del 1996, si era mosso da Comiso la mattina del 2 settembre di quarant'anni fa su invito di Guccione, allora docente di architettura del paesaggio nell'ateneo fiorentino. "Ho inziato a frequentare Bufalino - racconta Guccione - quando finii il militare. Me lo spesentò Nunzio Zago, che poi sarebbe stato il suo esegeta di riferimento, oggi presidente della Fondazione a lui intitolata. Gli ho sempre dato del lei - venga da me a Firenze - gli dissi. E così fece". Lo scrittore amico di Sciascia e di Elsabetta Sgarbi fu letteralmente "messo" su un treno che dalla Sicilia lo fece approdare a R…
"O cameretta che accogliesti il fianco / e i nervi a pezzi del poeta stanco ...": così recita l'incipit di un brioso componimento poetico in endecasillabi che Gesualdo Bufalino dedicò all'amico Biagio Guccione, comisano anch'egli. Galeotto fu il premio Campiello: l'autore di Diceria dell'untore, scomparso il 14 giugno del 1996, si era mosso da Comiso la mattina del 2 settembre di quarant'anni fa su invito di Guccione, allora docente di architettura del paesaggio nell'ateneo fiorentino. "Ho inziato a frequentare Bufalino - racconta Guccione - quando finii il militare. Me lo spesentò Nunzio Zago, che poi sarebbe stato il suo esegeta di riferimento, oggi presidente della Fondazione a lui intitolata. Gli ho sempre dato del lei - venga da me a Firenze - gli dissi. E così fece". Lo scrittore amico di Sciascia e di Elsabetta Sgarbi fu letteralmente "messo" su un treno che dalla Sicilia lo fece approdare a Roma. "Lì intervenne una mia cara amica, che a sua volte lo prese e lo sistemò sul treno per Firenze" aggiunge Guccione, il quale negli anni dell'insegnamento universitario godette della fama di plyboy. La qual cosa divertiva assai l'amico scrittore.
"Era un po' impacciato, ricordo che le prime volte saliva davanti sul taxi e io gli raccomandavo, ogni volta, di aprire invece lo sportello posteriore. Ma poi divenne disinvolto e spigliatissimo, già allo Strega sembrava un uomo di mondo: entrò subito in confidenza coi telefoni satellitari che tsvano dentro alle macchine di lusso, tanto per dirne una". Dunque Bufalino, finalista al Campiello, fece tappa a Firenze, a casa dell'amico: nella poesia in questione, custodita alla stregua di una reliquia dall'architetto e saggista, il romanziere che all'inizio sembrava in ambascie e quasi disilluso rivelò invece di sentirsi con le carte in regola per accaparrarsi l'ambitissimo riconoscimento: "Grazie per questa notte di squisita / inerzia che mi ha dato nuova vita / e mentre stavo per gettar la spugna / m'ha ritemprato all'amorosa pugna / sicché stasera, senza droga e spezia, / già mi lusingo di far fuor Venezia".
E così fu: quel giorno piovve, forse per la prima volta in vent'anni di Campiello. La premiazione non si svolse nel cortile maestoso di Palazzo Ducale, ma alla Fenice. "Bufalino come sappiamo ebbe la meglio ma si dispacque perché, dopo il premio, ci fu la cena di gala e io non partecipai. Invece lo accompagnai per l'intervista da rilasciare a Radio Anch'io. Ricordo che ci andammo col motoscafo di Gianni Letta". Lì accadde un fatto curioso: Bufalino incontrò Mario Soldati e Monica Vitti. "Le si avviciò e le disse di dargli un bacio per potersene vantare con gli amici di Comiso, al circolo".
Qui sembra di stare dentro a un racconto di Vitaliano Brancati: e qualcosa di brancatiano ha in realtà Biagio Guccione, come dimostra uno scatto sornione che si deve al grande Peppino Leone: "Me lo fece con la mia macchina fotografica scassata" ammette l'architetto. Che non ha mai disdegnato la compagnia femminile ("mia moglie ha faticato a dirmi sì" confessa divertito), a tal punto che Bufalino volle celebrare questa sua fama di tombeur de femme proprio nel componimento poetico che gli donò, dove infatti a un certo punto si legge: "O cameretta, grazie del servizio, / e auguri a te di più gradito ospizio; / possa tu aprire un giorno le lenzuola / non più a questa mia carne triste e sola / ma a Giulie brune, a Luigine bionde/ la cui chioma in anella si diffonde, / a Gabrielle attempate, a Linde acerbe / a grasse, a magre, a umili a superbe, / di cui Biagio non possa aver bisogno / per carezzare un crine, un seno, un sogno".
Meno goliardica, invece, la dedica che lo scrittore vergò per l'amico sul frontespizio di Diceria dell'untore: "Al caro Biagio Guccione, affettuoso battista e partigiano di questo libro, con gratitudine e amicizia" (marzo 1981). "Avevo intuito che custodiva un libro da pubblicare - aggiunge Guccione - non era necessario essere Sciascia o un consulente editoriale. Bastava un minimo di cultura per capire che avevi davanti un grande scrittore e gli chiesi, per un mio amico editore in difficoltà, se per caso avesse voluto tirar fuori il romanzo nascosto. Meno male che mi disse di no, aveva avuto un attimo di titubanza".