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Due migranti sul confine tra Messico e Stati Uniti il 16 giugno scorso. Credit: Brandon Bell/Getty Images/AFP (afp)

Immigrazione, perché i giornali la raccontano bene

A parte pochissime eccezioni il dramma dei migranti trova il giusto spazio nella giusta modalità sulle testate nazionali. Lo sostiene uno studio dell'Università per Stranieri di Perugia che ribalta tutti i luoghi comuni sulla "cattiva stampa". "Nessuna spettacolarizzazione, ma criterio giornalistico"
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Giornali “fotocopia”, omologati, inclini al sensazionalismo e privi di identità? Una ricerca dell’Università per Stranieri di Perugia rovescia molti luoghi comuni sull’informazione, ripetuti in questi anni da una pubblicistica severa. L’indagine condotta da Rolando Marini investe un tema centrale del dibattito pubblico, quello dell’immigrazione e della sicurezza, che nell’ultimo decennio ha visto crescere la qualità degli interventi e delle analisi soprattutto nelle due principali testate nazionali -  Repubblica e Corriere della Sera – oggetto della mappatura insieme a tre quotidiani a diffusione regionale, il Mattino, il Resto del Carlino e il Giornale dell’Umbria. I risultati dell’inchiesta sono stati raccolti nel volume Immigrazione e sicurezza di Rolando Marini, Stefania Tusini, Matteo Gerli e Alejandro Marcaccio (Maggioli editore), che allarga la lente d’indagine alle politiche migratorie …

Giornali “fotocopia”, omologati, inclini al sensazionalismo e privi di identità? Una ricerca dell’Università per Stranieri di Perugia rovescia molti luoghi comuni sull’informazione, ripetuti in questi anni da una pubblicistica severa. L’indagine condotta da Rolando Marini investe un tema centrale del dibattito pubblico, quello dell’immigrazione e della sicurezza, che nell’ultimo decennio ha visto crescere la qualità degli interventi e delle analisi soprattutto nelle due principali testate nazionali -  Repubblica e Corriere della Sera – oggetto della mappatura insieme a tre quotidiani a diffusione regionale, il Mattino, il Resto del Carlino e il Giornale dell’Umbria. I risultati dell’inchiesta sono stati raccolti nel volume Immigrazione e sicurezza di Rolando Marini, Stefania Tusini, Matteo Gerli e Alejandro Marcaccio (Maggioli editore), che allarga la lente d’indagine alle politiche migratorie dei diversi paesi europei.

La periodizzazione dello studio sociologico è scandita da alcuni anni - 2008, 2014 e 2017 – segnati da accadimenti dalle forti ripercussioni per i fenomeni migratori.  Il 2008 è l’anno della battaglia politica sui decreti sicurezza del governo Berlusconi, mentre nel 2014 crescono i flussi nel Mediterraneo dopo la tragedia di Lampedusa dell’autunno precedente. E il 2017 è l’altro anno caratterizzato da una considerevole crescita degli arrivi via mare sulle coste del Mediterraneo.

Come cambia nell’arco d’un decennio la rappresentazione del fenomeno sui giornali? “Il primo dato”, rileva il professor Marini, “è l’allargamento dell’interesse all’Europa. Se per un lungo periodo l’attenzione è stata rivolta alla politica italiana e alla sua interazione con la società civile, in seguito lo sguardo si è spostata sulla scena dell’Unione Europea. E i grandi giornali hanno cominciato a chiedere risposte alla politica nazionale legittimando gli altri protagonisti in ambito internazionale. In questo modo l’immigrazione è diventata campo di dibattito e di controversia, con un’ampia varietà di prese di posizione”.

Alla preoccupazione securitaria di alcune testate locali – soprattutto il Resto del Carlino e il Corriere dell’Umbria – si oppone la propensione solidale degli altri giornali, con una spiccata inclinazione all’advocacy di Repubblica, sempre vigile nella difesa dei diritti dei migranti e dei valori della convivenza civile democratica.  Agli articoli che raccontano gli accadimenti si affiancano editoriali, analisi, commenti, come a smentire un luogo comune che vede i quotidiani schiacciati sulla cronaca e quindi sul sensazionalismo.

“L’informazione è stata accusata di spettacolarizzazione, dice Marini, “ma la rappresentazione delle tragedie del mare ha seguito un criterio puramente giornalistico che è quello di restituire la straordinarietà degli eventi”. Tranne alcuni casi circoscritti al Resto del Carlino e al Corriere dell’Umbria, non si è trattato di sensazionalismo - prosegue lo studioso - ma di ritualizzazione delle emozioni, che è poi un modo per dare un senso agli accadimenti tragici. E la carica drammatica degli eventi nasce non da una propensione allarmistica, ma da una politica che balbetta e si mostra incapace di dare risposte.

Anche sul tema dell’immigrazione si può parlare di giornali fotocopie? “Mi sembra un’accusa infondata”, contesta il professor Marini. “E’ proprio dalla rappresentazione della figura dell’immigrato che affiorano le diverse identità politiche e culturali dei giornali”. Il migrante acquista sempre più voce, in quasi tutte le testate analizzate. Da oggetto di analisi, diventa protagonista. E solo sul Corriere dell’Umbria la sua immagine viene associata a criminalità e devianza, con la sparizione totale dello status di profugo. Unico caso tra i giornali sottoposti a indagine.