"Prendi l'autostrada per il termine della notte": è una voce suadente quella che ti dice di "metterti in viaggio verso una mezzanotte piena di luce" in End of the Night, un Jim Morrison diverso da quello che urla di "sfondare verso l'altra parte" in Break On Through (To The Other Side), due facce che convivono nella stessa persona e addirittura nello stesso disco, il primo, intitolato semplicemente The Doors.
È il 1969. È una rivoluzione. The Doors è probabilmente l'opera d'esordio più importante della storia dal punto di vista musicale e culturale: citazioni letterarie che vanno dal Viaggio al termine della notte di Céline ad Aldous Huxley e tre musicisti straordinari che si inventano un suono completamente nuovo che resterà unico, inimitato e inimitabile. Ray Manzarek con le sue tastiere che spaziano dal jazz ai ritmi sudamericani, fondendo in un unicum psichedelico e sostituendo anc…
"Prendi l'autostrada per il termine della notte": è una voce suadente quella che ti dice di "metterti in viaggio verso una mezzanotte piena di luce" in End of the Night, un Jim Morrison diverso da quello che urla di "sfondare verso l'altra parte" in Break On Through (To The Other Side), due facce che convivono nella stessa persona e addirittura nello stesso disco, il primo, intitolato semplicemente The Doors.
È il 1969. È una rivoluzione. The Doors è probabilmente l'opera d'esordio più importante della storia dal punto di vista musicale e culturale: citazioni letterarie che vanno dal Viaggio al termine della notte di Céline ad Aldous Huxley e tre musicisti straordinari che si inventano un suono completamente nuovo che resterà unico, inimitato e inimitabile. Ray Manzarek con le sue tastiere che spaziano dal jazz ai ritmi sudamericani, fondendo in un unicum psichedelico e sostituendo anche il basso (che nei Doors non esiste); John Densmore con la sua batteria minimalista e Robby Krieger, il chitarrista in grado di spaziare dalla chitarra flamenco alla musica indiana al jazz. Ma, soprattutto, tutti e tre capaci di fondersi completamente con la voce di Morrison, improvvisando ogni sera: sul loro palco tutto poteva succedere. E che cos'è il rock'n'roll se non quella sensazione di pericolo imminente, paurosa e liberatoria?
Ecco perché a cinquant'anni dalla morte di James Douglas Morrison siamo ancora qui a parlare di lui e dei Doors. Ed ecco perché è assolutamente da non perdere il numero di Robinson in edicola da sabato 26 giugno con Repubblica (e poi per tutta la settimana), che dedica la copertina proprio a questa grande icona rock, scomparsa troppo giovane e troppo presto. Nel nostro inserto culturale troverete interviste esclusive a Robby Krieger e a Francis Ford Coppola, insieme a un reportage d'autore e a una guida alla discografia.
E a riprova del fascino eterno della sua leggenda, sul mercato continuano ad arrivare tanti prodotti di qualità legati a lui. Uno dei più importanti, atteso per il prossimo inverno è la ripubblicazione del loro ultimo album, L.A. Woman rimasterizzato e con molti outtakes e versioni alternative dei brani. Un disco che segna un cambiamento perché la band smette di lavorare con lo storico produttore di tutti gli altri dischi, Paul Rotchild. Molte cose sono state dette a riguardo ma adesso possiamo sapere la verità direttamente da Krieger: "La verità? È che Paul aveva già avuto a che fare con Jim e aveva lavorato anche a Pearl di Janis Joplin che era morta prima ancora che venisse pubblicato. Questa cosa l'aveva colpito moltissimo e aveva paura che Jim potesse essere il prossimo. Non voleva passarci in mezzo un'altra volta. E così, quando abbiamo iniziato a lavorare con lui era intrattabile. Paul ci chiedeva di suonare un pezzo e quando finivamo diceva che faceva schifo: è arrivato a dire che Riders on the Storm gli sembrava musica da cocktail! Riders on the Storm! Non so proprio che cosa gli girasse per la testa in quel momento e così finì che lo abbiamo prodotto noi stessi insieme all'ingegnere del suono Bruce Botnick, il che è stata un'ottima cosa!".
A quanto pare grazie a questo cambio di rotta le cose sono andate molto meglio che nei dischi precedenti: "Sì, è stato tutto più rilassato e divertente" racconta Krieger, "anche perché lo abbiamo registrato nel nostro piccolo studio che avevamo messo in piedi proprio a due passi da quello della Elektra, una mossa che si rivelò molto intelligente, perché se ci serviva del materiale particolare potevamo prenderlo da loro. Non solo, abbiamo anche potuto elaborare le canzoni con tutta calma perché non avevamo nessun affitto da pagare". E anche Jim in quel periodo sembrava essere più rilassato: "Fu un buon periodo per lui, probabilmente perché non aveva tutto lo stress generato dai concerti dal vivo che erano diventati sempre più occasioni di pressione. Lui provocava il pubblico e, a sua volta, il pubblico si aspettava di essere provocato ed era come se si aspettasse sempre di più. Probabilmente fare l'album fu un sollievo per lui perché poteva evitare di mettersi nei guai. Non voglio dire che stando a casa sarebbe stato completamente fuori dai guai ma insomma, sì: durante le registrazioni sembrava piuttosto rilassato, persino di buonumore. Negli altri album c'era stata molta più tensione perché Paul Rotchild, che comunque era un grande produttore, era un tipo tosto e molto, molto preciso: ci poteva mettere due ore per registrare un singolo colpo di batteria e Jim si annoiava mortalmente anche perché prima veniva registrata la musica e solo alla fine le voci. A quel punto era completamente ubriaco o se n'era già andato. Invece L.A. Woman fu come registrare un concerto: noi suonavamo e Jim, seduto nel bagno, cantava insieme a noi. E, incredibilmente, Jim adorava veramente quel suono...".
Krieger ci rivela anche che ha un nuovo libro in uscita: "Si intitolerà Set the Night On Fire e uscirà verso la metà di ottobre, racconterà questo e molto altro". Non è finita: "È appena uscito una cosa a cui Jim teneva tantissimo: un gigantesco volume di quasi 600 pagine che contiene finalmente dalla prima all'ultima tutte le sue poesie. Si intitola The Collected Works Of Jim Morrison - Poetry, Journals, Transcripts and Lyrics e contiene molti testi inediti, fotografie e pagine autografe dei suoi taccuini compreso quello che aveva tenuto nei suoi ultimi giorni a Parigi e quelli che parlano del processo per atti osceni di Miami". Quest'ultimo in effetti è particolarmente interessante perché Jim scrive cose tra giornalismo e poesia come "Court voyeurs/ people who like childhood/ punishment games". Quasi un haiku.
Un'altra uscita, in questo caso per il "record store day", che si è tenuto il 12 giugno scorso, è un doppio vinile in 16mila copie con le Morrison Hotel Sessions in cui è possibile ascoltare i Doors in studio mentre provano varie versioni dei brani. Particolarmente interessante è l'introduzione a Roadhouse Blues (Take 1 &2) in cui Jim dice: "Siamo nel Sud degli Stati Uniti o nel Midwest su una Chevy del '57. È l'una e mezza del mattino e non stiamo guidando né troppo veloci, né troppo lenti abbiamo una confezione da sei di birra, un po' di joint e stiamo ascoltando la radio mentre andiamo verso la vecchia roadhouse attraverso la natura". E poi, l'inconfondibile inizio con la chitarra di Krieger: "Keep your eyes on the road, your hand upon the wheel...". Sulla strada. Ancora. Si parte: buona lettura con Robinson.