Cultura

Il mistero della vita è riscoprire la bellezza

Vincent van Gogh, Saint Remy (1889)
Vincent van Gogh, Saint Remy (1889) 
Non sappiamo più veramente chi siamo e chi veramente vogliamo essere: nasce da qui l’ultimo saggio di Vito Mancuso
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Non sappiamo più veramente chi siamo e chi veramente vogliamo essere. Mentre conosciamo alla perfezione ciò che desideriamo avere: ricchezza, potere, piacere. Nasce da questa constatazione, brutale quanto aderente al vero e che la pandemia del Covid-19 ha reso più manifesta, l’ultimo lavoro del filosofo Vito Mancuso, A proposito del senso della vita (Garzanti), pagine che provano a riannodare i fili di ciò che sembra perso per sempre: il senso di ciò che ognuno vuole e può essere, la sua pasta in quanto essere umano, i suoi ideali, i suoi valori.

Troppe volte anche nostri illustri predecessori hanno identificato sé stessi trovandosi dei nemici, contrapponendosi a essi. Socrate determinò la sua identità contro i sofisti e i filosofi della natura. Gesù contro le autorità religiose e politiche del suo tempo. E così ancora oggi: la stragrande maggioranza delle persone si definisce in base a ciò e a chi non è e non vuole essere. O, meglio ancora, in base a chi è il suo nemico. Per questo viviamo sempre più dissociati, incapaci di collettività, individui singoli e senza possibilità, spiega Mancuso, di «formare una società».

Dio è morto da un pezzo. E continua a mancare un’idea madre che armonizzi tra loro le nostre libertà e doni armonia alla vita interiore di ognuno. La soluzione, spiega tuttavia Mancuso, non va cercata fuori di sé, bensì nel proprio interno. Questa una delle grandi rivoluzioni del suo pensiero così profondo e insieme limpido, questo il motore di A proposito del senso della vita: è dentro di noi che vive, seppure a tratti sepolta, la possibilità di essere e di generare vita autentica. Il senso della vita è in noi e non fuori di noi. Adesso possiamo scegliere se essere solo e soltanto contro qualcuno, oppure se abbracciare l’armonia fra di noi, quell’armonia basata su ciò che siamo e cioè sulla nostra stessa natura umana.

Il senso della vita non è un qualcosa calato dall’alto, una verità da fare propria per partito preso. È piuttosto una «costruzione» che ognuno può decidere di fare propria oppure no: è come una strada da prendere, la si può imboccare se lo si desidera, nessuno ci costringe a farlo. E che la costruzione sia la via lo testimoniano tanti pensieri, fra questi quello del gesuita Teilhard de Chardin per il quale «il Mondo rappresenta un’opera di conquista attualmente in corso». Il Mondo, e dunque anche la nostra vita, è un immenso andare a tentoni, «un’immensa ricerca»: i suoi progressi possono compiersi «solo a prezzo di molti fallimenti e molte ferite». Per questo la vita, con il suo male inevitabile, va aggiustata, resa migliore e non quindi «giustificata». Darle senso, provare a darle senso, è scelta personale. 

Non c’è senso senza consenso, insiste, Mancuso. Per questo ognuno di noi è l’artefice o l’interprete ultimo del senso che decide di dare alla sua esistenza. Ma non è tutto qui. La vita, in quanto tale è relazione. Il senso della vita è sinergia, spiega Mancuso. Il termine è ripreso da Marco Aurelio. Per Mancuso significa che c’è un legame fra le diverse forme di vita: tutto è relazione. E qui risiede il legame fra le due tesi di fondo del suo libro: «Il sentire è sempre con-sentire, sentire con, si sente quello con cui siamo collegati».

Se è vero che il senso ognuno deve decidere di darselo, è altrettanto vero che esso risiede nella relazione, nel bilanciamento armonioso fra le prerogative individuali e la prospettiva relazionale. L’onnipotenza egotica, quindi, non può essere la strada. La via, semmai, sono piccoli gesti quotidiani in cui riscoprirsi in relazione e insieme bisognosi di senso. Quali? Ognuno può trovare i suoi. Mancuso ne elenca diversi. 

Fra questi, custodire la bellezza del mondo, pulire, ripulire, ordinare, riordinare. Ricordarsi che anche solo una carta buttata per terra diminuisce la bellezza del mondo e sporca la propria interiorità. Curare la bellezza fisica, non per lo sguardo altrui, ma per celebrare il proprio esserci. Amare la natura, ricercarla instancabilmente. Amare lo Spirito, invocarlo instancabilmente. Lo Spirito, che è signore e dà la vita, vivifica anche la bellezza. E infine ringraziare. Ringraziare la Vita, Ringraziare il Dio, la Dea, o il Divino. Ringraziare il Mistero.

Il libro
A proposito del senso della vita di Vito Mancuso (Garzanti, pagg. 112, euro 12)