✕

Trevi dopo lo Strega: "Mi trovo meglio da perdente"

Emanuele Trevi (ansa)

Ascolta l'audio

Tra soddisfazione e difficoltà a cogliere la felicità: parla il vincitore del premio. "Un hashtag per le mie scarpe? Non sono sui social, amo i giornali"
3 minuti di lettura

Il giorno dopo la vittoria dello Strega, Emanuele Trevi è provato da un tour faticoso durato mesi. Ha finalmente riscattato la mancata vittoria di qualche anno fa, quando il podio gli era stato soffiato per due punti. Le polemiche contro il premio sono alle spalle ma non ha nessuna intenzione di tornare a fare il giurato: "Preferisco rimanerne fuori, anche se oggi il premio è cambiato, è più aperto, più contendibile". La giornata da vincitore l'ha trascorsa nella sua casa nel quartiere romano Parioli, dove il padre aveva lo studio da psicoanalista. Queste mura e la figura paterna diventeranno un libro, a cui sta lavorando. L'ambiente gli somiglia: allegramente disordinato, pieno di oggetti disparati e libri di ogni tipo appoggiati ovunque, dai fumetti di Paperino e Phantom al Libro degli emblemi di Andrea Alciato, da Macbeth ai cataloghi d'arte di El Greco.

Trevi ha conquistato un podio non scontato: ha vinto con un memoir e no…

Il giorno dopo la vittoria dello Strega, Emanuele Trevi è provato da un tour faticoso durato mesi. Ha finalmente riscattato la mancata vittoria di qualche anno fa, quando il podio gli era stato soffiato per due punti. Le polemiche contro il premio sono alle spalle ma non ha nessuna intenzione di tornare a fare il giurato: "Preferisco rimanerne fuori, anche se oggi il premio è cambiato, è più aperto, più contendibile". La giornata da vincitore l'ha trascorsa nella sua casa nel quartiere romano Parioli, dove il padre aveva lo studio da psicoanalista. Queste mura e la figura paterna diventeranno un libro, a cui sta lavorando. L'ambiente gli somiglia: allegramente disordinato, pieno di oggetti disparati e libri di ogni tipo appoggiati ovunque, dai fumetti di Paperino e Phantom al Libro degli emblemi di Andrea Alciato, da Macbeth ai cataloghi d'arte di El Greco.

Trevi ha conquistato un podio non scontato: ha vinto con un memoir e non con un romanzo classico, e lo ha fatto correndo per un editore indipendente. Il libro racconta la storia della sua amicizia con Pia Pera e Rocco Carbone, scrittori morti prematuramente, una per una malattia e l'altro in seguito a un incidente. Finora il libro ha venduto 30 mila copie, che lieviteranno sicuramente nei prossimi giorni. Nonostante i pronostici della vigilia fossero a favore, sconfiggere la corazzata mondadoriana è sempre un'impresa titanica. Cinquantasette anni, scrittore e critico letterario, Trevi c'è riuscito facendo incetta di preferenze tra gli Amici della Domenica, la giuria storica del premio: su 384 votanti ha totalizzato 149 voti, tantissimi. Alla fine l'anomalo Due vite, pubblicato da Neri Pozza, ha battuto con 187 voti la seconda classificata Donatella Di Pietrantonio, autrice del più classico Borgo Sud, edito da Einaudi, che si è fermato a 135.

Forse però tra gli einaudiani non tutti disperano, visto che martedì uscirà nella collana Stile Libero il romanzo d'esordio di Trevi, I cani del nulla, una nuova edizione con una prefazione di Sandro Veronesi, vincitore della scorsa edizione dello Strega.

Come ha vissuto la gara?
"Sapevo che era un gioco e che come tutti i giochi va preso seriamente. Anche quando i pronostici erano a mio favore, mi ripetevo: non gioire fino a quando non vedi i risultati: 660 voti sono ingovernabili".

La volta scorsa, nel 2012, il duello contro Piperno finì male e lei si arrabbiò molto.
"Niente contro il libro di Piperno, che ha meritato di vincere, ma allora mi sarebbe piaciuto interrompere il monopolio del gruppo Mondadori-Rizzoli".

Lei concorreva però con Ponte alle Grazie, che fa parte della corazzata Gems, quindi non era proprio un Davide contro Golia.
"In realtà mi sono autosospeso dalla giuria degli Amici della Domenica un anno dopo. Mi ero reso conto che il meccanismo di gratitudine innescato dal premio mi metteva in imbarazzo. Avevo ricevuto due telefonate di giurati che mi chiedevano aiuto in cambio del sostegno che mi avevano dato. Non fa per me, mi dava disagio. E anche volendo non avrei potuto accontentare tutti. Sottrarmi è stato il mio trucchetto psicologico per non scontentare nessuno".

In realtà lei allora lamentava le cordate, i voti per cooptazione e di scuderia: ha cambiato idea?
"Oggi lo Strega è una macchina diversa, un gioco meno prevedibile e molto più popolare. Mi sono stupito di quante persone lo seguano. In questi giorni qualcuno mi ha fermato per strada per dirmi "tifo per lei"".

Pensa che il premio la cambierà?
"La scommessa è stata portare al grande pubblico un'opera che ha aspetti critici e filologici. Concepisco i libri come spettacoli, penso sia giusto esporli, farli conoscere a più persone possibili".

Aveva calcolato che indossando le scarpe Lidl sarebbe finito in trend topic sui social?
"(Ride) Non ho neanche i social, ma non per snobismo, non mi interessano, continuano a piacermi i giornali. Quelle scarpe hanno per me un valore affettivo, me le ha regalate una persona cara in un momento difficile della mia vita, lo scorso Natale. Prima della serata avevo fatto diverse prove, scartando almeno dieci paia di scarpe. Poi ho messo le Lidl gialle e coloratissime e mi sono sentito bene. Mi riconnettevano con me".

Come definirebbe la sua letteratura?
"Sinceramente non so valutare che tipo di opere faccio, a che genere appartengano. Forse la mia capacità è proprio nell'avere un talento mediocre in tutti i campi. Credo di non essere né un grande giornalista, né un grande scrittore, né un grande saggista".

In tutte le sue opere però c'è un tratto comune, un ininterrotto dialogo con la memoria e le ombre. Per questo la dedica di ieri sera a sua madre?
"Ho voluto dedicare la vittoria a mamma, morta lo scorso anno durante il primo lockdown. Avevo appena finito il libro, lo stavo rileggendo, è stato un periodo molto doloroso. L'altra persona a cui ho pensato è il mio amico il fotografo Lorenzo Capellini che mi è stato vicino in momenti difficili e ora si trova in un letto di ospedale".

Fatica a gioire per il risultato?
"Caratterialmente tendo a farmi sfuggire il momento in cui vivo. In questo sono molto vicino a Rocco Carbone, incapace a far coincidere, come invece sapeva fare Pia pera, l'attimo felice con la consapevolezza della felicità. Mi accordo sempre troppo tardi delle cose importanti che mi succedono. E poi la posizione del perdente psicologicamente ha maggiori vantaggi. Mi sento più a mio agio sui cavallucci zoppi e un po' storti".