La casa di Calvino rinasce a Roma
di Simonetta Fiori , di Simonetta FioriCasa Calvino rinasce alla Biblioteca Nazionale di Roma. Intere pareti di libri, oltre settemila volumi, che avvolgevano lo scrittore in via Campo Marzio. Le tre scrivanie delle città in cui ha vissuto - Torino, Parigi, Roma - con l'inconfondibile Olivetti azzurra, e ancora il secretaire in midollino e il giradischi con la puntina ancora intatta. Dai ripiani spunta la fotografia di Elio Vittorini, insieme ai tanti oggetti d'una vita, raccolti nei viaggi in Iran o in Messico insieme alla moglie Chichita. Anche i quadri appesi tra gli scaffali parlano del narratore, uno schizzo del Visconte, le invenzioni dell'amico Toti Scialoja.
Tutto è stato ricostruito fedelmente, perfino il tavolo del terrazzo dove è nato Palomar, e là davanti il giardino che riprende i consigli dei genitori, instancabili sperimentatori di floricultura. "L'effetto sarà quello di entrare nella sua casa, l'ultima della sua vita, al numero 5 di piazza C…
Casa Calvino rinasce alla Biblioteca Nazionale di Roma. Intere pareti di libri, oltre settemila volumi, che avvolgevano lo scrittore in via Campo Marzio. Le tre scrivanie delle città in cui ha vissuto - Torino, Parigi, Roma - con l'inconfondibile Olivetti azzurra, e ancora il secretaire in midollino e il giradischi con la puntina ancora intatta. Dai ripiani spunta la fotografia di Elio Vittorini, insieme ai tanti oggetti d'una vita, raccolti nei viaggi in Iran o in Messico insieme alla moglie Chichita. Anche i quadri appesi tra gli scaffali parlano del narratore, uno schizzo del Visconte, le invenzioni dell'amico Toti Scialoja.
Tutto è stato ricostruito fedelmente, perfino il tavolo del terrazzo dove è nato Palomar, e là davanti il giardino che riprende i consigli dei genitori, instancabili sperimentatori di floricultura. "L'effetto sarà quello di entrare nella sua casa, l'ultima della sua vita, al numero 5 di piazza Campo Marzio", dice il direttore Andrea De Pasquale, artefice del grande museo del Novecento di cui casa Calvino è il nuovo prezioso tassello. "Anche i libri rispettano la disposizione che avevano nelle tre librerie bianche, ordinati in doppia fila". E, nascosto tra le pagine, il segreto della biblioteca di Calvino, il libro inedito delle sue note a margine.
A differenza di analoghe iniziative, realizzate in tutto il mondo per una suggestione voyeuristica più che per una memoria consapevole, la nuova Sala Calvino non si limiterà alla riproduzione del laboratorio di scrittura di uno dei più grandi romanzieri del Novecento. Grazie a una convenzione di comodato firmata con la figlia Giovanna Calvino, la Biblioteca Nazionale diventerà il luogo di conservazione del fondo archivistico e bibliografico dello scrittore, quindi centro di studi e di ricerca. Il comitato scientifico avrà il compito di coordinare i vari progetti di inventariazione di un archivio straordinario e di catalogazione della biblioteca, arricchita da due donazioni recenti: il Fondo conservato all'Università Sapienza, curato da Laura Di Nicola che è la direttrice del primo Centro internazionale, e la collezione dei volumi rimasti a Torino e donati dalla vedova alla casa editrice Einaudi.
Non solo libri, oggetti e arredi. Casa Calvino ospiterà anche missive inedite che evocheranno il vissuto dello scrittore. In mostra alcune cartoline postali inviate da Italo al padre Mario, sia negli anni della guerra che immediatamente dopo il conflitto, quando poco più che ventenne comincia a muovere i primi passi negli ambienti editoriali e giornalistici. In una missiva a Elsa Morante - anche questa esposta - confessa "quel sordo rimorso in fondo al cuore che è per lo scrittore lo spettro della propria scrivania che l'attende con la pila dei suoi fogli immacolati". È il 2 marzo del 1950, Il sentiero dei nidi di ragno è uscito da tre anni, ma deve ancora arrivare il successo sancito dal Visconte dimezzato, pubblicato nel 1952 nei Gettoni di Vittorini.
Ora tutti i frammenti del suo immenso lavoro creativo si ricompongono nella casa di vetro di Castro Pretorio, in quella che lo scrittore avrebbe chiamato "la biblioteca de terzo millennio". E forse non c'era per Calvino destinazione migliore. L'inaugurazione il 28 luglio, con il ministro Franceschini e la figlia Giovanna.