Basta provocazioni: la seconda vita di Maurizio Cattelan
di Chiara Gatti , di Chiara GattiMILANO. C'è vita oltre la morte. E c'è un'altra vita anche per gli artisti che platealmente hanno dichiarato di aver chiuso bottega. Così, a dieci anni esatti dall'addio di Maurizio Cattelan alle scene del contemporaneo, l'artistar italiana più conosciuta e pagata al mondo, torna a far parlare di sé con una mostra personale dedicata, non a caso, alla dicotomia dei suoi temi eterni: l'esistenza e il destino, l'amore e la perdita, il silenzio e l'angoscia.
Davanti ai 15 mila metri quadrati del Pirelli HangarBicocca di Milano, che il direttore Vicente Todolí gli ha consegnato con la richiesta specifica di occuparli tutti, sfuma il dubbio che Cattelan volesse davvero andare in pensione o che il suo astro si fosse spento da un po'. Tanto più che alla fiera di Basilea del 2019, giusto all'alba della pandemia, scatenò critica e pubblico con la scultura Comedian, la famosa banana attaccata alla p…
MILANO. C'è vita oltre la morte. E c'è un'altra vita anche per gli artisti che platealmente hanno dichiarato di aver chiuso bottega. Così, a dieci anni esatti dall'addio di Maurizio Cattelan alle scene del contemporaneo, l'artistar italiana più conosciuta e pagata al mondo, torna a far parlare di sé con una mostra personale dedicata, non a caso, alla dicotomia dei suoi temi eterni: l'esistenza e il destino, l'amore e la perdita, il silenzio e l'angoscia.
Davanti ai 15 mila metri quadrati del Pirelli HangarBicocca di Milano, che il direttore Vicente Todolí gli ha consegnato con la richiesta specifica di occuparli tutti, sfuma il dubbio che Cattelan volesse davvero andare in pensione o che il suo astro si fosse spento da un po'. Tanto più che alla fiera di Basilea del 2019, giusto all'alba della pandemia, scatenò critica e pubblico con la scultura Comedian, la famosa banana attaccata alla parete con un pezzo di scotch e tutta la giostra mediatica costruita attorno all'operazione.
Due mesi prima, il polverone si era sollevato pure per il furto con destrezza del suo America, alias "il water d'oro" da 18 carati, sottratto alla Blenheim Art Foundation di Woodstock nel Regno Unito a due giorni dall'opening. A chi gli chieda oggi notizie sulla sua decisione di lasciare del 2011, risponde candido: "Il mondo cambia e anche le mie idee". E non fa una piega con la maschera del personaggio che ha creato; spiazzante, pungente, militante e insieme irriverente.
Abituato a disertare le conferenze, le interviste e le inaugurazioni, non ha confermato la sua presenza, giocando ancora una volta la carta dell'imprevisto e lasciando alla curatrice Roberta Tenconi raccontare i tre atti di questo suo ritorno.
Negli spazi ex industriali dell'Hangar, il progetto Breath Ghosts Blind - ovvero respiro, fantasmi e cecità, tre parole per tre sezioni connesse - ha infatti un andamento teatrale. Quasi aristotelico. E scandisce la visita fra pietà, paura e catarsi, complice il vuoto pneumatico delle navate e del cubo (dove si testavano le turbine elettriche della Breda), luogo immenso che, confessa, "mi ha un po' spaventato. Ma è quel tipo di spavento che stimola i pensieri, come accade davanti a un pericolo immediato. Si attiva un istinto di sopravvivenza che fino a un minuto prima non sapevi di avere e che trasforma il timore nella voglia di fare meglio".
Rispetto al Cattelan degli eccessi, dei cavalli impagliati con le teste infilate nel muro, dei bimbi impiccati all'albero, del dito medio in Piazza della Borsa - l'ultima sua opera per Milano che risale ormai al 2010 - e ancora del Papa colpito dal meteorite o del manichino di Hitler inginocchiato in preghiera che gli è valso un record d'asta stellare da 17 milioni di dollari nel 2016 a New York, questa seconda vita del golden boy dell'arte italiana è decisamente più zen.
Il mese scorso, all'annuncio della mostra e dei contenuti top secret, s'erano ipotizzate nuove provocazioni. Qualcosa di nuovo c'è e sono due inediti site specific pensati apposta per il percorso. Ma le provocazioni stavolta sono rimaste all'angolo. L'unico impatto urticante - ma non nuovo - è la presenza di migliaia di piccioni tassidermizzati e appollaiati in ogni angolo della struttura; dal cornicione dell'ingresso, ai tramezzi, sui ponteggi, i pilastri, le putrelle. Presentati già alla Biennale del 2011, avevano scatenato gli ambientalisti, poi volarono in America per la personale al Guggenheim, mentre da pochi mesi tubano nel quartiere parigino di Les Halles, sulla balconata della principesca Bourse de Commerce Pinault Collection.
Nel buio dell'Hangar l'ombra sinistra dei volatili è piuttosto creepy. A metà strada fra le Carceri di Piranesi e Gli uccelli di Hitchcock. Sono un presagio, un monito, una vanitas. "La sfida - dice - è sempre con te stesso, il vuoto fuori scala dell'Hangar è una manifestazione dell'inconscio, la materializzazione dell'horror vacui". L'invenzione è anche formale e sta nell'idea di abitare lo spazio con una presenza minima che esalta il vuoto. I piccioni sono i "ghosts" del titolo, mentre il "respiro" è quello delle due figure in marmo bianco, un uomo e il suo cane, rannicchiate in posizione fetale nel primo ambiente sotto lo spot luminoso che ne accarezza le sagome. Vive o morte? Altra dicotomia. Altro dubbio. Il volto rivela un suo ritratto e, diversamente dalle smorfie dei celeberrimi pupazzi che spuntavano dal pavimento, adesso ha i lineamenti distesi.
È un Cattelan neoclassico. Eccolo l'imprevisto che prende in contropiede. Un Cattelan pastorale, che lascia interdetti anche nel terzo capitolo dove svetta per 18 metri d'altezza un monolite nero, un Kubrick in potenza, una stele che sfiora il soffitto ed è trafitta da un aereo in volo. A vent'anni esatti dall'11 settembre, torna sui suoi passi con un ricordo autobiografico: la lunga, drammatica camminata fino a Manhattan dall'aeroporto LaGuardia dove avrebbe dovuto imbarcarsi per L'Europa, sbarrato invece per la tragedia.
Concepito come un memoriale, ha l'energia iconica di un'immagine assoluta. Del monumento a tutte le guerre. Come Guernica di Picasso. "L'arte deve trovare il giusto equilibrio tra la cronaca del reale e la completa astrazione dal contesto. L'arte si è sempre occupata dell'attualità del suo tempo. La differenza è che a noi sono arrivati solo i capolavori, quelli in grado di trovare quell'equilibrio, quel sentimento universale, seppur raccontando la cronaca del tempo". Questo Cattelan insomma non provoca. Ma commuove.