Il mistero del nazista in fuga
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniUn anno fa il Vaticano ha aperto per la prima volta gli archivi su Pio XII, il pontefice a lungo sospettato di avere chiuso un occhio sull'Olocausto. Tra le possibili scoperte di presunte complicità della Chiesa cattolica con il nazismo, la Bbc ritiene che potrebbero emergere particolari inediti sulla notoria "ratline", la rotta clandestina che aiutò criminali di guerra del Terzo Reich come Adolf Eichmann e Josef Mengele a nascondersi in Sud America.
La pandemia ha sospeso l'accesso agli archivi vaticani. Ma nel frattempo esce un libro, pubblicato in Italia da Guanda, che fa luce su una vicenda di questo genere: La via di fuga, scritto da Philippe Sands, un avvocato e docente di diritto inglese che ha partecipato a importanti processi della Corte Penale Internazionale incluso il procedimento di estradizione contro Pinochet, racconta la storia di Otto von Wächter, alto ufficiale delle SS, governatore della Galizia durante la Seconda guerra mondiale…
Un anno fa il Vaticano ha aperto per la prima volta gli archivi su Pio XII, il pontefice a lungo sospettato di avere chiuso un occhio sull'Olocausto. Tra le possibili scoperte di presunte complicità della Chiesa cattolica con il nazismo, la Bbc ritiene che potrebbero emergere particolari inediti sulla notoria "ratline", la rotta clandestina che aiutò criminali di guerra del Terzo Reich come Adolf Eichmann e Josef Mengele a nascondersi in Sud America.
La pandemia ha sospeso l'accesso agli archivi vaticani. Ma nel frattempo esce un libro, pubblicato in Italia da Guanda, che fa luce su una vicenda di questo genere: La via di fuga, scritto da Philippe Sands, un avvocato e docente di diritto inglese che ha partecipato a importanti processi della Corte Penale Internazionale incluso il procedimento di estradizione contro Pinochet, racconta la storia di Otto von Wächter, alto ufficiale delle SS, governatore della Galizia durante la Seconda guerra mondiale, responsabile della morte di centinaia di migliaia di ebrei e più tardi collegamento tra la Wermacht e Mussolini negli ultimi giorni della Repubblica di Salò.
Ricercato dagli americani che vogliono processarlo a Norimberga, dai sovietici e dal celebre "cacciatore di nazisti" ebreo Simon Wiesenthal, convinto che il gerarca abbia mandato a morire anche la sua famiglia, dopo la guerra Wächter scompare per tre anni e nel 1948 si rifugia sotto falso nome in un monastero a Roma, da dove con l'aiuto di un vescovo austriaco simpatizzante del nazismo cerca di partire per l'Argentina o per il Brasile. Ma un giorno all'improvviso si sente male, viene ricoverato all'Ospedale del Santo Spirito e muore in circostanze misteriose. Vittima di un'infezione o di un avvelenamento? E nel secondo caso, avvelenato da chi?
Pur trattandosi di un saggio, frutto di una meticolosa ricostruzione sul campo, La via di fuga è un'indagine che si legge come un thriller. Il giudizio di John Le Carrè, che era vicino di casa dell'autore e compare lui stesso in un capitolo offrendogli consigli, è riportato in copertina: "Ipnotico, sconvolgente, un libro che si legge tutto d'un fiato". Non si può che essere d'accordo. Più che al suo La spia che venne dal freddo, tuttavia, l'inchiesta fa pensare ai dilemmi morali dei romanzi di un altro grande giallista inglese, Graham Greene, non a caso citato tra le fonti in fondo al volume per la sceneggiatura di Il terzo uomo, accanto a Kaputt di Curzio Malaparte, La ciociara di Alberto Moravia e La storia di Elsa Morante.
L'avvocato Sands, infatti, procede su un doppio binario: da un lato, capire chi proteggesse il criminale nazista a Roma e di che cosa è morto; dall'altro, sondare la "banalità del male", per citare il famoso titolo di Hannah Arendt su Eichmann. Si avvale di un compagno di viaggio sorprendente: Horst Wächter, figlio dell'ufficiale nazista, nato poco prima che scoppiasse il conflitto mondiale e determinato a dimostrare che il genitore era in realtà un brav'uomo, marito esemplare, padre amorevole, troppo buono per aver potuto collaborare alla Shoah.
A rendere il rapporto tra l'investigatore e il testimone ancora più romanzesco c'è un dettaglio atroce: i nonni di Sands e un'ottantina di altri suoi parenti erano tra gli ebrei mandati a morire da Wächter a Leopoli, come si chiamava allora il capoluogo della Galizia ucraina. Il figlio delle vittime e il figlio del carnefice si aiutano a vicenda, ma con obiettivi opposti: il primo vuole trovare la verità, il secondo occultarla, innanzi tutto a sé stesso. Un dualismo che a tratti assume il respiro di un dramma shakespeariano.
Il libro contiene anche un terzo livello narrativo, di particolare presa sul lettore italiano, riportandoci nella Roma del 1948 in cui si svolgono i momenti cruciali: una città che cerca di risollevarsi dalla guerra, reduce dalle storiche elezioni in cui la Dc ha battuto il Pci, fra agenti segreti doppiogiochisti, nostalgici del fascismo e aristocratici corrotti. Tra i personaggi che la popolano sfilano il tenore Tito Gobbi, interprete del film La forza del destino in cui Wächter recita come comparsa perché ha disperato bisogno di soldi; lo scrittore ungherese Sandor Marai, esule in Italia e destinato a raggiungere la fama solo decenni più tardi con il romanzo Le braci, il cui fratello dirige Wächter in un'altra pellicola, Donne senza nome; Puccio Pucci, l'ex-atleta che corse gli 800 metri alle Olimpiadi di Parigi del 1924 e fu brevemente presidente del Coni, amico di Alessandro Pavolini, il gerarca fascista appeso a testa in giù con il Duce a piazzale Loreto, che è uno dei protettori di Wächter; il vescovo Alois Hudal, che aiutò Erich Priebke, uno dei responsabili della strage delle Fosse Ardeatine, a scappare in Argentina, fra le cui braccia Wächter muore. Di cosa muoia, trattandosi di un thriller, lo si scopre solo alla fine: ma non togliamo nulla alla suspense anticipando che il dubbio conclusivo è tra veleno per ratti o leptospirosi, una malattia causata dal contatto con acque di fiume contaminate dalle urine di ratto, com'era il Tevere in cui andava a nuotare Wächter.
In un modo o nell'altro, il criminale di guerra che voleva fuggire lungo la "ratline", la strada dei topi, viene fermato da qualcosa che ha a che fare con questi roditori. Davanti al muro della sala del Santo Spirito dove Otto è spirato, l'autore scorge un affresco scolorito del XV secolo. "Immagini scioccanti per la loro violenza e lo spargimento di sangue, in origine corredate da versetti della Bibbia, dal libro di Isaia", annota Sands: "Con i loro archi abbatteranno i giovani, non avranno pietà del frutto del ventre, i loro occhi non avranno pietà nemmeno dei bambini".
Il libro
La via di fuga di Philippe Sands (Guanda, traduzione di Elisa Banfi, pagg. 468, euro 25)