Che cosa sarebbe stato di tutti noi se, in questo anno e mezzo di pandemia, non avessimo avuto la musica, i libri, i video a tenerci compagnia? A darci l’illusione di essere vicini? Se non avessimo avuto un rifugio dove sentirci al sicuro, un luogo accogliente dove mettere a tacere — almeno per il tempo di una canzone, di un film o di un’intera serie, alle volte — l’ansia? Ora possiamo dirlo: prima del vaccino, il nostro antidoto contro l’isolamento è stato quello che chiamiamo arte.
Se produrre arte ha un potere terapeutico, poterne godere liberamente ne ha altrettanto. Poterci calare nelle storie, dimenticarci di noi stessi, immergerci nelle vite degli altri ci ha permesso di assentarci momentaneamente dalla nostra, per poi tornare, cambiati. Ma c’è di più: l’arte crea connessioni umane, reti di persone che hanno vissuto la stessa esperienza, provando emozioni diverse.
Nell’ultimo anno sono fioriti tanti, tantissimi programmi di condivisione di brani musicali, film, serie e spettacoli teatrali.
È addirittura tornato di moda guardare la tv e commentare in diretta sui social, come se fossimo tutti seduti sullo stesso divano con i popcorn. A commuoverci, a ridere, molto spesso a litigare, perché no? Era un modo per stare insieme, anche se distanti. La comunità: stava tutto lì dentro, nella ricerca di un gruppo in cui riconoscerci, di una famiglia allargata, qualcuno con cui discutere se chi ha vinto Sanremo — quest’anno in una versione più social che mai — fosse meritevole.
Se il finale di stagione di Bridgerton — l’ultima criticata e amatissima serie prodotta da Shonda Rhimes, la creatrice di Grey’s Anatomy — ci avesse convinto appieno. Se l’ultimo singolo di Mahmood fosse all’altezza dei precedenti. L’arte non è confronto con se stessi — non solo almeno, l’arte è piena, e vive, solo se la condividiamo. Per questo, nel secondo capitolo di Prove di futuro noi della Scuola Holden — che per le storie abbiamo una fissazione, scusateci — abbiamo dato voce al pubblico: a tutti quelli tra di noi che non vedevano l’ora di superare i cancelli, di trovarsi in un luogo che non vedevano da un anno e mezzo, e perdersi, finalmente, nell’esperienza condivisa da centinaia di persone, per vivere la magia di uno spettacolo. Quello spettatore, quegli occhi carichi di attesa, quelle gambe piene di trepidazione, quelle menti che bruciano di emozione, potrebbero essere quelle di chiunque, potrebbero essere anche le tue.