Quante sorprese dai colori ritrovati dell'Ercole Farnese
di Giuseppe M. Della Fina , di Giuseppe M. Della FinaUna delle sculture più note dell’antichità continua a riservare sorprese. Sono state rinvenute infatti tracce della policromia originaria sull’Ercole Farnese grazie a ricerche portate avanti presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove la statua è conservata. Le indagini, condotte dal team “Mann in colours” proseguono, ma i risultati conseguiti sono già notevoli e di sicuro interesse. Si tratta di un contributo importante verso la consapevolezza di una produzione scultorea antica ricca di colori: un dato che modifica interpretazioni critiche e valutazioni interpretative sedimentatesi a partire almeno dal Settecento.
Tracce di colore sono state ritrovate sulla barba e sui capelli di Ercole, che dovevano presentare un colore rosso-bruno; altre tracce di colorazione sono state rinvenute negli occhi: un pigmento nero a base carboniosa e ocra rossa. Ulteriori tracce sono state osservate sul petto e sulle braccia dell’eroe…
Una delle sculture più note dell’antichità continua a riservare sorprese. Sono state rinvenute infatti tracce della policromia originaria sull’Ercole Farnese grazie a ricerche portate avanti presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dove la statua è conservata. Le indagini, condotte dal team “Mann in colours” proseguono, ma i risultati conseguiti sono già notevoli e di sicuro interesse. Si tratta di un contributo importante verso la consapevolezza di una produzione scultorea antica ricca di colori: un dato che modifica interpretazioni critiche e valutazioni interpretative sedimentatesi a partire almeno dal Settecento.
Tracce di colore sono state ritrovate sulla barba e sui capelli di Ercole, che dovevano presentare un colore rosso-bruno; altre tracce di colorazione sono state rinvenute negli occhi: un pigmento nero a base carboniosa e ocra rossa. Ulteriori tracce sono state osservate sul petto e sulle braccia dell’eroe, caratterizzate da terre (si deve determinare ancora se si tratti di ocra rossa o gialla o terra di Siena) che, nel giudizio di Cristiana Barandoni, responsabile scientifica del progetto, "non costituivano il colore reale dell’incarnato, ma fungevano da fondo su cui applicare poi altri pigmenti per ottenere l’effetto finale desiderato". La policromia non si limitava alla figura dell’eroe, ma interessava l’intera statua: sulla base si sono riscontrate tracce di ocra rossa, ad imitazione del colore del terreno. Miscelata con la gialla sullo spuntone di roccia su cui è poggiata la clava avvolta nella leonté. Pelle di leone su cui pure sono stati osservati resti di ocra rossa, mentre altri di ocra gialla sono presenti sulla criniera.
Le indagini, che si stanno estendendo ad altre statue della stessa collezione, sono complesse a causa delle dimensioni dell’Ercole Farnese, che supera i tre metri in altezza, e della necessità di tenere conto dei restauri che hanno interessato l’opera. In propositoBarandoni, ha osservato che "comprendere questi interventi fornirà un nuovo capitolo di studi". Va segnalato che, al termine della ricerca, i risultati ottenuti andranno a confluire in un database consultabile dagli specialisti del settore e, in una versione meno analitica, dal pubblico che, attraverso un’apposita app, potrà osservare le opere nel loro colore originario visitando il museo o patecipando a un tour virtuale. Le sorprese non mancheranno.
Vale la pena ripercorrere le vicende legate alla scoperta della statua - realizzata dallo scultore Glykon nei decenni a cavallo tra II e III secolo d.C. - e ai suoi restauri. Se non altro per il fatto che coinvolsero direttamente architetti e artisti come Antonio da Sangallo il Giovane e Guglielmo della Porta. Il primo ebbe modo di assistere al rinvenimento, che avvenne a Roma nell’area delle Terme di Caracalla tra il gennaio e il settembre del 1546, e di segnalarne il luogo esatto del ritrovamento, ovvero l’ambiente di passaggio tra il frigidarium e la palestra nord-occidentale, in uno schizzo; il secondo realizzò un restauro integrativo scolpendo le parti moderne delle gambe. Queste ultime vennero sostituite nel 1787 - anno anche del trasferimento della statua dal Palazzo Farnese di Roma a Napoli - essendo stato deciso di reinserire le parti antiche scoperte in un secondo momento.
La statua, ispirata a un’opera di Lisippo, raffigura Ercole in nudità eroica e in atteggiamento di riposo, che si appoggia alla clava su cui è appesa la leonté. Egli stringe nella mano destra, portata dietro la schiena, i pomi delle Esperidi: si tratta di un particolare col quale lo scultore vuole segnalarci che l’eroe aveva compiuto già la sua undicesima fatica.