Rimini: 50 anni di "Italia In Miniatura"
di Maurizio Di Fazio , di Maurizio Di FazioPer (ri)fare la Basilica di San Pietro, in chiave ridotta, va bene, ma realistica in ogni dettaglio, ci vollero sei mesi. Altrettanti per una Piazza dei Miracoli di Pisa stile bonsai, e sessanta giorni in meno per un Mini-Colosseo di Roma. Oltre 6 mila ore di lavoro, invece, per ultimare un Duomo di Milano tendenzialmente a sguardo d’uomo. Per non dire del Kolossal, molto meno minuto del resto, dedicato a Venezia: 1:5 la scala utilizzata (anche per Piazza San Marco), 119 i palazzi riprodotti, 9 gli anni di lavorazione, 20 i metri d’altezza del campanile di San Marco. E quella copia conforme del Canal Grande, navigabile in gondola… Dal 2012, centenario dalla morte di Giovanni Pascoli, esiste anche una miniatura della sua casa natale. Il procedimento resta quello di sempre: artigianato d’eccellenza e certosina documentazione di ricerca, con l’aggiunta della fotogrammetria e delle contemporanee apparecchiature laser 3D. E poi il lunapark della scienza …
Per (ri)fare la Basilica di San Pietro, in chiave ridotta, va bene, ma realistica in ogni dettaglio, ci vollero sei mesi. Altrettanti per una Piazza dei Miracoli di Pisa stile bonsai, e sessanta giorni in meno per un Mini-Colosseo di Roma. Oltre 6 mila ore di lavoro, invece, per ultimare un Duomo di Milano tendenzialmente a sguardo d’uomo. Per non dire del Kolossal, molto meno minuto del resto, dedicato a Venezia: 1:5 la scala utilizzata (anche per Piazza San Marco), 119 i palazzi riprodotti, 9 gli anni di lavorazione, 20 i metri d’altezza del campanile di San Marco. E quella copia conforme del Canal Grande, navigabile in gondola… Dal 2012, centenario dalla morte di Giovanni Pascoli, esiste anche una miniatura della sua casa natale. Il procedimento resta quello di sempre: artigianato d’eccellenza e certosina documentazione di ricerca, con l’aggiunta della fotogrammetria e delle contemporanee apparecchiature laser 3D. E poi il lunapark della scienza (dalla termodinamica all’idraulica, dall’elettromagnetismo alle macchine di Leonardo), “Esperimenta”, il neo-padiglione sulla fisica-spettacolo, Pappamondo (per immergersi nella natura) e il restyling di Pinocchio, viaggio a bordo di un trenino colorato per incontrare i personaggi della fiaba di Collodi, dove tutto è stato realizzato a mano da artisti, costumisti e scenografi. Parola d’ordine, edutainment, imparare divertendosi: un imperativo valido per i bambini e i ragazzi di ieri, e per quelli di oggi.
Tre generazioni di connazionali, 30 milioni di persone hanno visitato a oggi l’Italia in Miniatura di Rimini - 85 mila metri quadri, 300 meraviglie italiane ed europee magicamente restituite in una scala oscillante tra 1:25 e 1:50 –, che compie 50 anni. Con una grande festa, nel giorno dell’entrata in vigore del Green Pass, al suo interno, completamente ristrutturato e rinnovato, annunciato da un ingresso con fontane luminose e la statua di un bimbo gigante di 11 metri. O meglio, ne celebrerebbe 51 di estati, visto che inaugurò il 4 luglio del 1970; ma il 2020 è stato inibito dal Covid, non c’erano ancora i vaccini e perciò si è agito come con le Olimpiadi di Tokyo. L’Italia in miniatura è stata inoltre uno straordinario veicolo di conoscenza in sintesi del Belpaese non solo per i nostri alunni della scuola dell’obbligo, e per i liceali in gita, ma anche per i turisti stranieri desiderosi di un Grand Tour prêt-à-porter. Senza dimenticare i suoi risvolti pop: l’iconica “Tanti auguri” di Raffaella Carrà, fantasmagorica sigla d’apertura del programma tv di fine ’70 “Ma che sera”, era ambientata qui. Il parco, o meglio, la penisola in miniatura, il primo a prendere piede dalle nostre parti mentre nel resto d’Europa erano andati sbocciando già dagli anni trenta del Novecento, ormai sta a Rimini come Federico Fellini, o l’omonimo libro del grande Pier Vittorio Tondelli.
Da qualche anno è stato acquisito dal gruppo Costa Edutainment, che gestisce in zona pure l’Acquario di Cattolica, Oltremare e l’Acquafan. Ma le sue radici affondano lontano. A quando, nella metà degli anni sessanta, Ivo Rambaldi, titolare di un'azienda di impianti termosanitari e appassionato-autodidatta di viaggi, arte e storia, visitando una struttura del genere in Svizzera, restò folgorato sulla via di Damasco. «Possibile che non abbiano ancora costruito nulla di simile in Italia, culla artistica e architettonica del mondo?» pensò tra sé e sé l’imprenditore, originario di Ravenna. «Ci proverò io». Sì, ma quale materiale adoperare per oggetti destinati all’esposizione, in perpetuo, alle intemperie? Il legno sarebbe stato oltremodo deperibile, il metallo e la plastica senz’anima, il poliuretano… lasciamo perdere. E così fu scelta la schiuma di resina, modellabile e resistente. Fondamentale si rivelò il processo di ricognizione precedente. Di concerto con un'équipe di 14 tecnici, 2 geometri e 4 docenti esperti, Rambaldi percorse in lungo e in largo lo Stivale: oltre 27 mila km per visitare e misurare di persona, armato di metro, chiese, piazze, ponti e monumenti. Scattò più di seimila fotografie, si fece prestare mappe e disegni da tutte le università tricolori, fino a far forgiare il primo monumento stilizzato: S. Apollinare in Classe, un tributo alla sua città natale. E per coltivare un sogno che costava centinaia di milioni di lire, si indebitò fino al collo, vendendo la ditta e alcuni appartamenti. Sarà che portava lo stesso cognome del visionario inventore di E.T. Altri tre anni di gestazione e il 4 luglio del 1970, con le prime cinquanta riproduzioni, l’Italia in Miniatura poteva aprire i battenti. Era una giornata piovosa, ma a suo modo memorabile.