Perché dobbiamo mantenere la parola "razza" nella Costituzione
di Giovanni Canzio , di Giovanni CanzioChe sia conservata la parola “razza” nella Costituzione! I Padri Costituenti — fra essi umanisti, giuristi, scienziati — non ignoravano affatto le prove biologiche a sostegno della inconfutabile teoria genetica che “le razze non esistono”. Allora, perché vollero che la parola “razza” — non “stirpe” come suggerito dalla comunità ebraica — figurasse fra le prime e fondamentali norme della Costituzione repubblicana: proprio quelle che sanciscono la pari dignità e l’uguaglianza delle persone di fronte alla legge (art. 3)? A me sembra che Essi intesero fissare al livello più alto delle fonti del diritto un punto di non ritorno, una sorta di spartiacque fra il “prima” (la legislazione razziale, con la conseguente persecuzione dei diritti e delle vite degli ebrei, delle minoranze etniche, dei resistenti, dei “diversi”, lo sterminio e la Shoah) e il “dopo&rdq…
Che sia conservata la parola “razza” nella Costituzione! I Padri Costituenti — fra essi umanisti, giuristi, scienziati — non ignoravano affatto le prove biologiche a sostegno della inconfutabile teoria genetica che “le razze non esistono”. Allora, perché vollero che la parola “razza” — non “stirpe” come suggerito dalla comunità ebraica — figurasse fra le prime e fondamentali norme della Costituzione repubblicana: proprio quelle che sanciscono la pari dignità e l’uguaglianza delle persone di fronte alla legge (art. 3)? A me sembra che Essi intesero fissare al livello più alto delle fonti del diritto un punto di non ritorno, una sorta di spartiacque fra il “prima” (la legislazione razziale, con la conseguente persecuzione dei diritti e delle vite degli ebrei, delle minoranze etniche, dei resistenti, dei “diversi”, lo sterminio e la Shoah) e il “dopo” (lo Stato di diritto, la democrazia, le libertà). Insomma, memori delle pagine buie della storia dell’umanità segnate nella coscienza collettiva da quegli eventi tragici, posero un baluardo, che fosse intangibile dalle precarie e transeunti determinazioni politiche dei futuri governanti di turno.
A me sembra d’intravedere, nella pur legittima ansia di esorcizzare, con la eliminazione della parola “razza” nella Costituzione repubblicana, la dolorosa realtà dei proteiformi aspetti del razzismo contemporaneo, un artificioso esercizio retorico, che sarebbe più coerente — certamente oltre e contro la volontà dei promotori — con il fenomeno della “cancel culture”, per la quale si cancella una parola, si distrugge un monumento, si censura un’opera d’arte con la pretesa di predicarne la damnatio memoriae.
E però, la mentalità di un popolo e i miti di fondazione di una nazione o di una unione di nazioni, come quella europea, affondano le loro profonde radici nel vissuto storico di numerose generazioni che si sono succedute nei secoli e che ne forgiano il carattere, gli atti, le parole e con essi anche le forme espressive del linguaggio del diritto.
Un popolo senza memoria storica è incline a commettere gli stessi errori (orrori) del passato. Di qui l’importanza di coltivare la memoria “attiva” delle vicende accadute. Il verso di Primo Levi «Meditate che questo è stato» ci ammonisce severamente sul valore della memoria: perché ciò che è stato — l’orrore della persecuzione razziale e della Shoah — non si ripeta mai più e resti custodito nell’animo degli uomini il fermo rifiuto dell’acquiescenza, della indifferenza e della silenziosa rassegnazione al “male”.
C’è poi da chiedersi se l’eliminazione del riferimento in Costituzione alla parola “razza” sia in grado di rafforzare o indebolire la strategia nazionale e sovranazionale di lotta contro ogni forma di discriminazione, in particolare contro il diffuso fenomeno dell’antisemitismo contemporaneo. Personalmente ritengo che, dal punto di vista simbolico del messaggio, la cancellazione della parola “razza” sarebbe letta come un passo indietro di quella strategia, un varco per una più ampia diffusione dell’hate speech di matrice razziale, un serio pericolo per la tenuta della democrazia e dei suoi valori.
Esigenze di rispetto della volontà e delle ragioni dei Costituenti, unite a un sano pragmatismo per un’efficace strategia di prevenzione e repressione del razzismo e in particolare dell’antisemitismo, mi sembra che depongano a favore di una solida scelta di conservazione di quella parola e di quel “baluardo” nella nostra bella Costituzione.
L’autore è ex magistrato e componente del Gruppo di lavoro governativo per la ricognizione sulla definizione di antisemitismo (WDA) adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA).
Il dibattito
Un editoriale per dire basta
Lo scorso 30 luglio il direttore di Repubblica Maurizio Molinari ha chiesto di bandire la parola “razza” da ogni testo europeo, compresa la Costituzione italiana. Tra gli interventi che sono seguiti quelli di: Chiara Valerio, Linda Laura Sabbadini, Marino Niola, Corrado Augias.