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Bentornato a casa Federico

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Un museo a Castel Sismondo che inaugura giovedì. Una “piazza dei sogni” e il mitico “Cinema Fulgor” nel centro storico. È il tributo di Rimini a Fellini, il suo figlio geniale
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Rimini
Un velo d’acqua abbraccia Castel Sismondo, la rocca del Quattrocento al cui progetto contribuì Filippo Brunelleschi. Bambini in costume corrono tra i getti d’acqua nebulizzata che alleviano il caldo torrido. Sembrano giocare nell’antico fossato, un inganno temporale, un cortocircuito di immagini che spostano le lancette indietro nel tempo. Non solo agli anni della signoria malatestiana ma ai trenta del Novecento quando sull’antico borgo di Rimini scendeva la nebbia e spariva tutto «la gente, gli alberi, gli uccellini per aria, il vino...».

Basta socchiudere gli occhi per immaginare la musica di Nino Rota e i ragazzi di una volta danzare nella nebbia. La magia di Fellini, il suo indimenticabile Amarcord, accoglie così i visitatori nella “piazza dei sogni” che il sindaco Andrea Gnassi ha voluto creare per abbracciare in un anello il nuovo Fellini Museum, uno spazio di creatività, a cura di Marco Bertozzi e Anna…

Rimini
Un velo d’acqua abbraccia Castel Sismondo, la rocca del Quattrocento al cui progetto contribuì Filippo Brunelleschi. Bambini in costume corrono tra i getti d’acqua nebulizzata che alleviano il caldo torrido. Sembrano giocare nell’antico fossato, un inganno temporale, un cortocircuito di immagini che spostano le lancette indietro nel tempo. Non solo agli anni della signoria malatestiana ma ai trenta del Novecento quando sull’antico borgo di Rimini scendeva la nebbia e spariva tutto «la gente, gli alberi, gli uccellini per aria, il vino...».

Basta socchiudere gli occhi per immaginare la musica di Nino Rota e i ragazzi di una volta danzare nella nebbia. La magia di Fellini, il suo indimenticabile Amarcord, accoglie così i visitatori nella “piazza dei sogni” che il sindaco Andrea Gnassi ha voluto creare per abbracciare in un anello il nuovo Fellini Museum, uno spazio di creatività, a cura di Marco Bertozzi e Anna Villari, il più grande progetto dedicato al Maestro del cinema che proprio a Rimini nacque nel 1920.

L’inaugurazione è prevista giovedì con un grande spettacolo serale e tre giorni di speciali visite gratuite, continua con concerti, eventi e rassegne fino a dicembre. All’interno di Castel Sismondo, uno dei tre punti cardine del nuovo museo diffuso, i tecnici sono ancora al lavoro: ci sono video da sincronizzare e dettagli da mettere a punto, ma la magia è già presente. La si avverte subito, varcando il grande portone d’accesso e alzando gli occhi sullo Sceicco bianco, un Alberto Sordi monumentale che sorride sulla sua altalena così come apparve a Wanda nella commedia del 1952.

La sala dedicata a Marcello Mastroianni 

La statua introduce a una visita che non è solo memoria ma evocazione dello spirito del cinema felliniano: stupore, fantasia, divertimento. È così nella prima sala, dedicata a Roma, la città e il film, nella quale su un camioncino azzurro, alla sommità di un braccio mobile, il dolly, non è inserita una cinepresa ma tre video-proiettori che mostrano oltre alla scena del Grande raccordo anulare anche le altre scene girate con la stessa tecnica dal regista. Il protagonista è Marcello Mastroianni, attore, amico, compagno di viaggio e alter ego sullo schermo: i tanti personaggi che ha interpretato per lui dialogano da una nicchia e da una lunetta ad arco dando l’impressione di parlarsi come farà in una stanza successiva Giulietta Masina.

La sala dedicatan a Giulietta Masina 

In questo caso Studio Azzurro, che ha curato la direzione artistica e l’ideazione del progetto multimediale (l’architetto Orazio Carpenzano e lo Studio Tommaso Pallaria sono responsabili del progetto architettonico e fanno parte delle aziende rappresentate da Lumiere & Co, vincitrici del bando internazionale) ha parcheggiato un motocarro Ercole-Guzzi che evoca quello di Zampanò, il protagonista maschile de La strada. Il retro del carro è spalancato, due lunghi strisce di juta diventano schermi di proiezione dove appaiono i primi piani di Gelsomina e degli altri personaggi interpretati dalla moglie e musa del regista.

È così in ognuna delle sedici sale che ricostruiscono con materiali scenici e contenuti multimediali i set dei suoi principali film: dal mare artificiale di seta leggera — quello di Rimini, ovviamente, così come veniva ricreato nel Teatro Cinque di Cinecittà — a Sylvia della Dolce Vita: un simulacro gigantesco e morbido di Anita Ekberg, addormentata nella penombra di una stanza in cui parla, se sfiorata, con immagini oniriche e rallentate. Ci sono poi, al piano ammezzato, gli abiti di scena dei film Roma e Casanova, per i quali Danilo Donati vinse un Oscar e al primo piano il Libro dei Sogni che si può sfogliare con un soffio virtuale. Ci sono poi la camera della musica e i “confessionali” che raccolgono le testimonianze di chi ha conosciuto il Maestro, ma anche una biblioteca con i libri a lui dedicati e la voce della poetessa Rosita Copioli che racconta le influenze letterarie nel suo cinema.

Salendo sul terrazzo della Rocca la vista si apre sulla città: oltre il velo d’acqua la quinta del Teatro Galli, accanto il “Circo della vita”, la pista di 8½, una grande panca circolare da cui si irradiano una serie di cerchi luminosi. E poi, ancora in costruzione, la campagna di Amarcord: si stanno piantumando dieci aceri, presto arriveranno anche tre grandi lanterne russe e sette fiori di pietra disegnati dall’amico sceneggiatore e poeta Tonino Guerra. Visibile dal terrazzo, anche il terzo luogo in cui lo spirito onirico di Fellini prende vita: Palazzo Valloni, un edificio di origine settecentesca, dove a piano terra ha sede il Fulgor, il leggendario cinema immortalato in Amarcord e ora riallestito con le scenografie progettate dal tre volte Premio Oscar Dante Ferretti.

Ai piani superiori la grandeur dell’arte felliniana va in scena nelle “stanze delle meraviglie”: spazi che consentono di seguire una ricerca personale sul cinema del Maestro. C’è qui anche un openspace, dedicato alla consultazione archivistica, digitale e cartacea e un “Cinemino”, nel quale saranno proiettati periodicamente i film di Fellini e i documentari sulla sua arte. Al centro di Piazzetta San Martino, da cui si accede alla parte museale del Palazzo, si trova una “rinocerontessa” su una barchetta che richiama il finale del film E la nave va, sceneggiato assieme a Guerra e presentato dallo stesso regista in anteprima mondiale a Rimini nel 1983. Uno dei tanti animali che popolano il cinema di Fellini, riprodotta in jesmonite da Studio Forme di Roma, è anche l’immagine che invita turisti e riminesi a entrare nel sogno. «Nulla si sa, tutto si immagina», faceva dire Fellini a uno dei suoi personaggi ne La voce della luna. Lo spettacolo ha inizio.