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Non solo classici per le scuole

Molti insegnanti ritengono “superficiali” i romanzi contemporanei per ragazzi. Eppure molti studenti si rivedono in quelle storie. Ecco perché la resistenza alla narrativa può essere controproducente
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Esiste una strana resistenza a far entrare la narrativa contemporanea per i giovani nella scuola italiana. Resistenza che cresce quanto più si sale di ordine: dalla maggior facilità di ingresso nella scuola primaria fino alla barriera quasi invalicabile dei licei. A essa vengono di solito contrapposti, in antagonismo, i testi considerati classici.

Per molti basta trovare l’aggettivo contemporaneo accanto al lemma romanzo perché si alzi la critica di epigonismo, superficialità, approssimazione stilistica e formale, serialità, sudditanza al pensiero comune e alle logiche commerciali. Non che questo non accada, sarebbe ingenuo e ingiusto negarlo, ma è un errore estendere il giudizio a tutta la produzione attuale.
Apprezzo la correzione che al riguardo Gianluigi Simonetti ha operato già con il titolo di un suo saggio: La letteratura circostante. Contemporanea, localizza solo nel tempo una produzione letteraria, circostante invece la …

Esiste una strana resistenza a far entrare la narrativa contemporanea per i giovani nella scuola italiana. Resistenza che cresce quanto più si sale di ordine: dalla maggior facilità di ingresso nella scuola primaria fino alla barriera quasi invalicabile dei licei. A essa vengono di solito contrapposti, in antagonismo, i testi considerati classici.

Per molti basta trovare l’aggettivo contemporaneo accanto al lemma romanzo perché si alzi la critica di epigonismo, superficialità, approssimazione stilistica e formale, serialità, sudditanza al pensiero comune e alle logiche commerciali. Non che questo non accada, sarebbe ingenuo e ingiusto negarlo, ma è un errore estendere il giudizio a tutta la produzione attuale.
Apprezzo la correzione che al riguardo Gianluigi Simonetti ha operato già con il titolo di un suo saggio: La letteratura circostante. Contemporanea, localizza solo nel tempo una produzione letteraria, circostante invece la contestualizza meglio anche nello spazio. E ciò ha evidenti implicazioni positive.

Si aggiunga poi il fatto che anche la classificazione “per giovani” di per sé confina i romanzi in una nicchia minoritaria, li localizza in una specie di Area 51 letteraria che li rende oggetti alieni cui sarebbe precluso l’accesso agli adulti. L’obiezione di certuni a questo tipo di letteratura infatti si costruisce in modo inversamente proporzionale alla loro consuetudine con essa: non la conoscono perché non la frequentano e non la frequentano perché non la conoscono. In un tale scenario proporla agli studenti diviene quasi impossibile.

Il “per giovani”, poi, è veramente un pregiudizio duro a morire. Personalmente ritengo che dire che i libri con giovani protagonisti debbano essere letti solo dai giovani sarebbe come dire che i gialli debbano solo essere letti solo da ladri o assassini visto che ne sono protagonisti. Ma l’ha scritto meglio Lewis nel suo saggio Tre modi per scrivere per l’infanzia: «Sarei tentato di stabilire la regola in base alla quale una storia per bambini che piaccia solo ai bambini non sia un granché: quelle veramente affascinanti durano. Detta in altri termini: un valzer che ci piace solo mentre lo balliamo non è un bel valzer».

Proviamo quindi a parlare della letteratura circostante che ha come protagonisti dei giovani, senza l’interferenza dei pregiudizi.
Consideriamo subito l’età dei personaggi, almeno di alcuni, così vicina al lettore. Non è un fattore secondario, anzi rappresenta uno dei motivi per cui queste storie sono così importanti per i giovani: attraverso un processo di immedesimazione innanzitutto li tolgono dall’idea di essere soli al mondo.

Accade fin dall’inizio, già con le letture da piccoli: non sei l’unico cui è nato un fratellino che non voleva, cui si sono separati mamma e papà, cui è morto il nonno, che è stato derubato di un giocattolo, che ha il cuore che batte forte per una compagna di scuola, che ha una maestra bellissima, che si è sentito agitato per una gara di nuoto, che ha dovuto mettere l’apparecchio. E continua con la crescita: non sei l’unico a esserti innamorato senza essere corrisposto, che hai pensato per un attimo che sarebbe meglio sparire dal mondo, che ti commuovi per un tramonto, che ti entusiasmi per una musica che risenti mille volte senza stufarti mai, che hai una prof di lettere che sembra l’unica a capirti davvero, che hai dei genitori che si preoccupano solo dei voti a scuola e non di come stai.

Secondo una tale prospettiva sarei favorevole a rivalutare e tenere la dicitura “per giovani”, nonostante il rischio di pregiudizio ad essa legato.

Ma non si tratta solo di una questione anagrafica, questi romanzi offrono spesso una lettura che è accessibile a chiunque, inclusi i cosiddetti lettori deboli, ossia chi fatica e ha poca dimestichezza con le storie racchiuse nei romanzi. Una tale accessibilità facilita il coinvolgimento con i personaggi, fa entrare nel vivo della storia, aiuta a riflettere su di sé, sugli altri e sul mondo. Non che questo non accada con i classici, anzi il motivo per cui sono diventati dei classici risiede proprio nella loro universalità, nella capacità di parlare a tutti in tutti i tempi, di raccontare l’umano senza presupposti di tempo e di spazio. Ma perché non offrire anche un’altra possibilità?

I romanzi contemporanei permettono di sperimentare che i libri possono essere degli amici grazie a tre diversi tipi di aiuto.

I temi aiutano. Crescere oggi non è esattamente come crescere nell’Ottocento; se anche la questione del diventare adulti è la stessa, essa però si coniuga in modalità inedite. La contemporaneità pone sfide nuove: la rete, il digitale, la vita più mostrata che vissuta, la fragilità degli adulti, la famiglia che spesso non esiste più. Ritrovarle nelle storie ha un sapore speciale.

La lingua aiuta. E non si parla qui, ovviamente, di un certo facile slang giovanilista usato con insensatezza o come strumento ammiccante al lettore, che tra l’altro alla fine non piace neanche ai ragazzi (loro lo definirebbero cringe, imbarazzante); si tratta piuttosto di una lingua attuale, vivace, moderna. Non vi si associ automaticamente l’idea di un linguaggio impoverito. La lingua è viva, cambia, si modifica, a suo modo si arricchisce di nuove forme ed espressioni.

Lo stile aiuta. La prosa è più snella, spesso paratattica, ma non solo. Il ritmo narrativo più agile, consente un susseguirsi di eventi che soddisfa di più il gusto odierno.

Ritenere che un linguaggio più attuale e un ritmo più incalzante significhino necessariamente un impoverimento della lingua e del testo nel suo complesso resta tutt’oggi un preconcetto radicato in molti.

È un dato di fatto che per molti giovani lettori i romanzi di oggi fanno da apripista: trovato il libro giusto, ossia quello che parla all’esperienza e suscita pensieri e riflessioni, altri ne verranno, di generi, autori, stili e anche epoche diverse.

Qual è allora il rapporto con i cosiddetti classici (che tra l’altro non sono nati come classici, ma come contemporanei, anzi circostanti del loro tempo)?

Il vero errore è porre i due tipi di narrazione in antitesi o in alternativa. La narrativa di oggi può introdurre ai classici. Per molti ragazzi i classici sono un punto di arrivo e non di partenza: situazioni percepite come lontane, uno stile che può risultare faticoso, la necessità di traslazione più o meno simbolica sull’attuale possono costituirsi come ostacoli insormontabili per alcuni, ostacoli che talora scoraggiano definitivamente la lettura e allontanano dai libri.

Trovo del tutto condivisibile il punto di vista di Calvino a proposito del rapporto classici-contemporanei; ne parla in Perché leggere i classici: «L’attualità può essere banale e mortificante, ma è pur sempre un punto in cui situarci per guardare in avanti o indietro. Per poter leggere i classici si deve pur stabilire “da dove” li stai leggendo, altrimenti sia il libro che il lettore si perdono in una nuvola senza tempo. Ecco dunque che il massimo rendimento della lettura dei classici si ha da parte di chi ad essa sa alternare con sapiente dosaggio la lettura di attualità».

Nessun antagonismo fra classici e contemporanei, quindi: essi non sono alternativi, sono piuttosto complementari. Per i romanzi da proporre ai ragazzi a scuola oggi il menu è molto più vasto di quanto si creda, conviene davvero conoscerlo in modo da poter «alternare con sapiente dosaggio» le diverse letture.