È stata tua la colpa
di Luigi Manconi , di Luigi ManconiIl Festival della letteratura gialla si svolgerà a Florinas, nel Nord della Sardegna, da oggi al 5 settembre. A promuoverlo è l'amministrazione comunale di quel paese (1506 anime, 12 km in linea d'aria da Sassari), ormai da dodici anni. La direzione artistica è affidata alla libreria Azuni di Sassari (quella dello storico liceo classico in cui hanno studiato Palmiro Togliatti ed Elisabetta Canalis, Enrico Berlinguer ed Enrica Bonaccorti) e a Cyrano di Alghero. E qui si trova già un primo indizio di quella intricata investigazione che costituisce la trama del Festival, perché dietro il richiamo al romanzo di Edmond Rostand si scopre un luogo sorprendente: una delle rare librerie-enoteche presenti in Italia. Attenzione: non una libreria dove si può bere un aperitivo, bensì la sede di una felice convivenza tra lettura e alcol.
La libreria-enoteca Cyrano di Maria Luisa, Elia e Gian Mario offre, infatti, una grande scelta in materi…
Il Festival della letteratura gialla si svolgerà a Florinas, nel Nord della Sardegna, da oggi al 5 settembre. A promuoverlo è l'amministrazione comunale di quel paese (1506 anime, 12 km in linea d'aria da Sassari), ormai da dodici anni. La direzione artistica è affidata alla libreria Azuni di Sassari (quella dello storico liceo classico in cui hanno studiato Palmiro Togliatti ed Elisabetta Canalis, Enrico Berlinguer ed Enrica Bonaccorti) e a Cyrano di Alghero. E qui si trova già un primo indizio di quella intricata investigazione che costituisce la trama del Festival, perché dietro il richiamo al romanzo di Edmond Rostand si scopre un luogo sorprendente: una delle rare librerie-enoteche presenti in Italia. Attenzione: non una libreria dove si può bere un aperitivo, bensì la sede di una felice convivenza tra lettura e alcol.
La libreria-enoteca Cyrano di Maria Luisa, Elia e Gian Mario offre, infatti, una grande scelta in materia di vini e, allo stesso tempo, una affettuosa attenzione per gli interessi culturali di chi ritiene che un libro da leggere non sia solo quello in testa alle classifiche dei più venduti. Un luogo, insomma, che avrebbe fatto la delizia - siamo in una città per molti versi "catalana" di Pepe Carvalho, l'investigatore privato inventato da Manuel Vázquez Montalbán. Carvalho ha reso la cultura del cibo e del vino una importante risorsa analitica per indagare il crimine, i suoi autori e le sue vittime. Montalbán è morto da quasi vent'anni e dunque non potrà essere a Florinas, ma vi saranno importanti autori come Ian Manook, Wulf Dorn, Serge Quadruppani, John Woods e Carlos Zanón. E poi gli italiani: da Bruno Arpaia a Barbara Baraldi (sceneggiatrice di Dylan Dog), da Wu Ming 1 a Federica Graziani, da Enrico Pandiani a Stefania Divertito e a Luca Crovi.
A scorrere i nomi, balza immediatamente agli occhi che non si tratta esclusivamente di scrittori di genere. E questo è il secondo indizio. La letteratura gialla, o come la si voglia chiamare (se ne discute da mezzo secolo), mette a disposizione, dentro una struttura narrativa compatta e regolata, una serie di categorie utili a interpretare il male nelle sue manifestazioni individuali e nei suoi effetti sul contesto sociale. Insomma, il meccanismo dell'indagine poliziesca svolge la medesima funzione - oso dire - della psicoanalisi, delle scienze sociali e dell'antropologia. Lo si capisce bene ponendo attenzione al terzo indizio (ricordate? Secondo Agatha Christie "tre indizi fanno una prova"): l'edizione di quest'anno di Florinas in giallo ha per titolo "La colpa".
Nella liturgia cattolica, la messa e la celebrazione eucaristica vengono preparate da un atto penitenziale: è il Confiteor, la confessione. Le parole cruciali della versione in latino sono: mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa, indirizzate a Dio Onnipotente, ma anche "a voi" (vobis): ovvero coloro che partecipano al rito.
L'ammissione della colpa, dunque, viene pronunciata, sì, al cospetto di Dio, ma rivolgendosi ai propri simili. Ci voleva il trauma della Seconda guerra mondiale, dei totalitarismi e del sistema-lager per fare della confessione della colpa un tratto essenziale dello spirito del tempo. Emerge così, nella psiche dell'uomo occidentale novecentesco, il senso di una colpa commessa e non espiata. Intere popolazioni vengono chiamate a rispondere di atroci crimini. E si apre l'epoca del Mea culpa che - come nella liturgia cattolica - si rivolge a vobis: ovvero ai membri tutti del consesso umano.
La pratica dell'autocritica, da procedura politica autoritaria, propria di alcuni processi rivoluzionari - quello sovietico e quello cinese - diventa un atteggiamento destinato a invocare perdono e riconciliazione (Commissione per la verità e la riconciliazione è il nome dell'organismo che intendeva sanare le ferite lasciate dall'apartheid in Sudafrica). Si pensi al discorso di Giovanni Paolo II nel 1986 nella sinagoga di Roma. E alla terribile auto-accusa del Presidente serbo Tomislav Nikoli?: "Mi inginocchio, chiedo perdono per la Serbia e per il crimine di Srebrenica". Infine, al senso delle parole del premier rumeno Florin Cîtu, a proposito delle migliaia e migliaia di ebrei perseguitati: "Inimmaginabile sofferenza, crudeltà e ferocia".
Dietro queste ammissioni di colpa si intravede la consapevolezza che non può esservi memoria condivisa e storia comune se non si indagano le responsabilità morali e materiali e se non si riconosce una pena da espiare attraverso una sanzione adeguata. Eppure, tutto ciò, oggi, sembra travolto da una tendenza che va in direzione opposta. È come se l'autoriflessione, la conoscenza di sé, l'esame di coscienza comportassero una fatica talmente logorante da rovesciarsi, fatalmente, nel suo contrario. Si può dire: dall'epoca del Mea culpa alla stagione della Tua culpa. Non è il brillante aforisma di un qualche teorico dello Scetticismo Universale: è, piuttosto, lo slogan più appropriato per il tempo presente. E il tracciato di una traiettoria del sentimento collettivo e dell'umore di massa.
In altre parole, si è passati dal rito di un autodafé permanente alla pratica di una ininterrotta delazione. Dall'assunzione della propria responsabilità all'atto di accusa contro "gli altri". Dalla confessione collettiva al populismo penale come domanda di giustizia esemplare e vendicativa, fino al giustizialismo dei mozzaorecchi assetati di sangue. La narrativa gialla o noir o poliziesca o thriller o crime che si propone a Florinas allude a tutto questo. Spetta a noi raccogliere gli indizi, tradurli in prove, farne strumenti per investigare e conoscere la realtà.