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Michela Murgia e Bernardine Evaristo. Dialogo tra due scrittrici in prima linea nelle battaglie femministe

Al Festivaletteratura di Mantova si svolge un interessante confronto sui tanti modi di essere "portatrici di una differenza"
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Bernardine Evaristo si è collegata con il Festivaletteratura di Mantova dalla sua casa londinese. Il colloquio con Michela Murgia è durato più di un'ora, ospitato sotto un tendone di Piazza Castello affollato, naturalmente nei limiti imposti dalle norme di sicurezza del Covid. Applausi a scena aperta e un'attenzione fitta, gente che prendeva appunti. Tanti giovani. Si è parlato di donne ed è stato un dialogo tra due scrittrici in prima linea nelle battaglie femministe. Al centro l'ultimo romanzo di Evaristo Ragazza, donna, altro (Sur), vincitore del Man Booker Prize: storia di dodici donne "tutte portatrici di una differenza". Così lo ha introdotto al pubblico Michela Murgia.

 

A voler dare la sintesi di oltre sessanta minuti di chiacchierata, anzi di palleggi tra le due sponde, si potrebbe riassumere così: viviamo tempi di femminismo vivace e la sfida è illustrarne  tutte le sfaccettature. "…

Bernardine Evaristo si è collegata con il Festivaletteratura di Mantova dalla sua casa londinese. Il colloquio con Michela Murgia è durato più di un'ora, ospitato sotto un tendone di Piazza Castello affollato, naturalmente nei limiti imposti dalle norme di sicurezza del Covid. Applausi a scena aperta e un'attenzione fitta, gente che prendeva appunti. Tanti giovani. Si è parlato di donne ed è stato un dialogo tra due scrittrici in prima linea nelle battaglie femministe. Al centro l'ultimo romanzo di Evaristo Ragazza, donna, altro (Sur), vincitore del Man Booker Prize: storia di dodici donne "tutte portatrici di una differenza". Così lo ha introdotto al pubblico Michela Murgia.

 

A voler dare la sintesi di oltre sessanta minuti di chiacchierata, anzi di palleggi tra le due sponde, si potrebbe riassumere così: viviamo tempi di femminismo vivace e la sfida è illustrarne  tutte le sfaccettature. "Ci sono tanti modi per essere donna -  ha detto Evaristo. - Io ho voluto raccontare non solo l'alterità delle donne nere ma anche quella delle donne queer, anziane, povere. Le donne nere in Gran Bretagna, per molto tempo sono state tenute alla periferia. Con il mio libro le ho volute mettere al centro". Ed è stata questa proprio la sfida all'assimilazione, alla normalizzazione, il cuore politico dell'evento, espressa bene in apertura da Murgia: "La differenza di queste donne produce attrito, contraddizione. Fa paura. La dissonanza delle donne del romanzo di Evaristo è fatta di madri e figlie, giovani e donne anziane, donne belle secondo il canone (che il modo gentile per chiamare il pregiudizio) e donne belle a modo loro".

 

L'altro passaggio è stato sull'intersezionalità. "Ho una concezione vivace del femminismo degli ultimi anni", ha detto Murgia, "ma forse c'è una battaglia che in Italia meriterebbe più rilievo: la battaglia di classe. E' così anche in Gran Bretagna?". E qui Evaristo si smarca un po', allarga lo sguardo e dice di "non credere alle gerarchie degli svantaggi" e che "bisogna forse cercare di abbracciare la molteplicità delle diversità, capire le diseguaglianze, individuare modi in cui le società si strutturano, operano e funzionano, a svantaggio o sfavore di determinati gruppi".

 

L'altro set è più ironico, inizia con la lettura da parte di Murgia di un brano dal romanzo dove compaiono con buona dose di humor maschietti, hippy, ambientalisti, vegetariani, rasta, hare krishna, punk, gay. La domanda di Murgia però subito dopo va dritta al punto: "Una delle donne del romanzo intreccia con un'altra una relazione. Se l'altra fosse un uomo non avremmo difficoltà a definirla abusante. E' possibile sentirsi potenti senza riproporre gli stessi atteggiamenti che ci hanno oppresse?". Evaristo: "Penso che la dinamica di potere sia intrinseca a tutti noi come esseri umani. E' utopico pensare una società che ne sia libera. Nella relazione lesbica che descrivo nel libro, una donna è dominante ed esercita sull'altra una coercizione. Da scrittrice esploro le psicologie e  i rapporti umani. In questo caso tra due donne. Il potere esiste, indipendentemente dal colore della pelle e dei sessi".  La risposta di Murgia è un augurio: "Sarebbe però brutto avere abbattuto strutture di dominio per rimpiazzarle con altre strutture di dominio".

 

La chiusura è dedicata al tema delle famiglie. Murgia cita Roberto Saviano: "Quando mi chiedono quando finiranno le mafie rispondo quando finiranno le famiglie". Poi chiede: "E' possibile ripensare la società mettendo in discussione il concetto di famiglia?". Evaristo torna alla sua idea di molteplicità nelle differenze: "Non sono contro tutte le famiglie. Non mi piacciono le famiglie patriarcali. Ci sono molti modi per stare insieme. Nel libro ci sono famiglie anticonvenzionali e più 'normali'. Non credo si sia un solo modo di credersi famiglia. La cultura è una nebulosa, è questa la sua ricchezza". Il libro per chi non l'abbia ancora letto è un flusso senza punteggiatura, una "fusion fiction" la definisce l'autrice, che ti viene incontro come una cascata.