La scrittrice Louise O' Neill: "Non siamo obbligate a essere sirenette"
di Raffaella De Santis , di Raffaella De SantisPer assistere all'incontro con Louise O' Neill al Festivaletteratura di Mantova si sono spostati i gruppi di lettura da ogni parte d'Italia e tanti giovani. L'autrice irlandese, nata nel 1985 nel west Cork, è per le giovani generazioni un punto di riferimento. Femminista, impegnata sui social e anche regista di documentari, scrive sia libri young adult che per adulti. Il nuovo lavoro è una riscrittura della favola della Sirenetta di Andersen, naturalmente in chiave femminista. Titolo italiano: Il silenzio dell'acqua (Hot Spot). Ancora una volta al centro c'è il corpo delle donne. Ieri sera, prima del suo debutto festivaliero, ci abbiamo cenato insieme. Ne è nata un'intervista che è proseguita con le domande dei lettori il giorno dopo e che parte proprio da un appello alle donne: "Dobbiamo liberarci dalla paura di non piacere".
Come mai una fanfiction per rileggere la Sirenetta?
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Per assistere all'incontro con Louise O' Neill al Festivaletteratura di Mantova si sono spostati i gruppi di lettura da ogni parte d'Italia e tanti giovani. L'autrice irlandese, nata nel 1985 nel west Cork, è per le giovani generazioni un punto di riferimento. Femminista, impegnata sui social e anche regista di documentari, scrive sia libri young adult che per adulti. Il nuovo lavoro è una riscrittura della favola della Sirenetta di Andersen, naturalmente in chiave femminista. Titolo italiano: Il silenzio dell'acqua (Hot Spot). Ancora una volta al centro c'è il corpo delle donne. Ieri sera, prima del suo debutto festivaliero, ci abbiamo cenato insieme. Ne è nata un'intervista che è proseguita con le domande dei lettori il giorno dopo e che parte proprio da un appello alle donne: "Dobbiamo liberarci dalla paura di non piacere".
Come mai una fanfiction per rileggere la Sirenetta?
"Era una delle mie fiabe preferite quando ero bambina. Sono cresciuta a Clonakilty sul mare e ricordo che leggevo e rileggevo quella storia. Mi sembrava così vicina a me. Poi è accaduto che un giorno l'editore irlandese mi abbia chiesto se avevo voglia di narrarla a modo mio. E' stato così che rileggendola mi sono accorta di quanto fosse dark. Era una favola violenta e da piccola non me ne ero accorta".
Che cosa ha di violento?
C'è una violenza fisica e psicologica. Gaia, pur di essere amata, rinuncia alla coda e si sottopone a una metamorfosi dolorosissima per trasformarla in gambe. Non c'è niente di bello in quel passaggio: sanguina, è un'amputazione a tutti gli effetti. E sempre per meritarsi l'amore rinuncia alla voce. E' disposta a perdere se stessa per essere bella agli occhi di chi ama".
Voleva contestare un'idea di bellezza stereotipata?
"Quella imposta dal canone, certo. Mi sono rispecchiata nella psicologia della sirenetta. Da giovane ho sofferto di anoressia e bulimia, volevo adeguarmi al tipo di bellezza standardizzato".
Riscrivere le storie in chiave femminista ora è un trend. Non crede che ogni racconto vada contestualizzato e non epurato?
" Le favole fanno parte di una tradizione di riscritture, entrano in un movimento ininterrotto che appartiene all'oralità, è bello ricrearle immettersi in questo flusso di modificazioni".
Dunque non riscriverebbe Hemingway?
"Non credo che ci siano libri da evitare ma solo letture da contestualizzare. Abbiamo bisogno di varietà, ma è un fatto che il canone letterario sia stato per troppo tempo dominato da maschi bianchi che non rispecchiano la varietà dei lettori".
Come è diventata un'attivista femminista?
"Grazie a un libro. Una mia insegnante a scuola mi regalò Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood. Ricordo di averlo letto senza interruzione tutto d'un fiato in una giornata. Fu un terremoto. Da quel momento ho capito che dovevo andare da un'altra parte. Fino ad allora il femminismo non era stato nel mio orizzonte. Nella mia famiglia, intorno al tavolo, non si parlava certo di quei temi. La mia era una piccola città".
Un suo libro, "Te la sei cercata" è stato al centro di grandi dibattiti internazionali. E' un romanzo che racconta uno stupro e soprattutto fa riflettere su come la donna spesso più che sentirsi vittima si colpevolizzi.
"Si vergogna, prova imbarazzo. La mia presa di coscienza sulla cosiddetta 'cultura dello stupro' nasce da un episodio. Negli Stati Uniti una ragazza era stata violentata mentre era ubriaca da un gruppo di giovani sportivi durante un party. Ascoltavo un servizio alla Cnn, quando la giornalista commentò il fatto mostrando preoccupazione per i violentatori in erba che con un simile atto si erano rovinati la vita. Mi sembrò assurdo: era lei la vittima e non loro".
L'Irlanda ha una cultura cattolica, è stato più difficile il percorso di emancipazione delle donne?
"Fino al 2018 l'aborto nel mio Paese era illegale. Mi sono molto impegnata per sostenere il referendum. Ho ricevuto anche attacchi per questo e critiche ma sono andata avanti. Per me la parola femminista ha ancora un significato: vuol dire garantire alle donne pari diritti, battersi per rimuovere le diseguaglianze. Ogni diseguaglianza".
Crede ci sia ancora molta strada da fare?
"Ho un partner, non ho figli, non sono sposata, ma le mie amiche madri mi raccontano quanti sacrifici devono fare. All'inizio, quando eravamo studentesse, avevamo tutte grandi aspirazioni di carriera. Poi molte di loro le hanno dovute mettere da parte per mancanza di tempo. La pandemia ha reso evidente il dislivello tra uomini e donne. Il carico di lavoro casalingo è ricaduto prevalentemente sulle donne. Alcune hanno perso il lavoro, altre sono state costrette a licenziarsi".
A che cosa sta lavorando ora?
"A un libro, Idol, ambientato negli Stati Uniti, protagonista una guru del fitness. Uscirà in Irlanda a maggio".
Il libro
Louise O'Neill, Il silenzio dell'acqua (Hot Spot), traduzione di Anna Carbone, prezzo 16,50 euro (età YA).