La procura del Nicaragua ha chiesto l'arresto dello scrittore Sergio Ramirez, ex vicepresidente del primo governo di Daniel Ortega, con l'accusa di "cospirazione" e "incitamento all'odio e alla violenza". L'autore, che vive all'estero, ha risposto alle accuse rivoltegli in un video: "Non mi sarà mai imposto il silenzio - ha detto - Le mie uniche armi sono le parole".
L'accusa formulata, che ha 79 anni, è di atti che "incitano all'odio" e "cospirazione" contro la sovranità del Nicaragua. Si tratta dell'ennesima iniziativa della giustizia nicaraguense che ha già colpito una trentina di esponenti dell'opposizione, fra cui sette aspiranti alla candidatura presidenziale, in vista delle elezioni di novembre.
Premio Cervantes 2017, lo scrittore nicaraguense si è scagliato contro il presidente del suo Paese. "Daniel Ortega - ha spiegato - mi ha accusato attraverso la Procura da lui controllata ed ai giudici che rispondono a lui, degli stessi crimini che hanno preteso di giustificare l'arresto e l'imprigionamento di molti degni e coraggiosi nicaraguensi".
Ramírez ha quindi ricordato che già nel 1977 la famiglia Somoza lo accusava "di crimini simili a quelli che gli si imputano oggi", e ciò mentre "combattevo contro quella dittatura, proprio come ora combatto contro quest'altra. "Le dittature mancano di immaginazione e ripetono le loro bugie, la loro cattiveria, il loro odio e i loro capricci. Incarnano le stesse delusioni, la stessa cieca ostinazione per il potere e la stessa mediocrità di chi, avendo in pugno strumenti repressivi ed avendo perduto ogni scrupolo, si crede anche padrone della dignità, della coscienza e della libertà altrui".
Impegnato come vicepresidente della repubblica nel primo mandato di Daniel Ortega (1985-1990), l'autore di "Castigo divino", pubblicato da Mondadori, si è dimesso nel 1995 dal Fronte sandinista di liberazione nazionale (Fsln) per irriconciliabili posizioni politiche.