✕

Il premio Pulitzer Lawrence Wright: "Così potevamo fermare il virus”

Lawrence Wright 

Ascolta l'audio

Esce in Italia "L'anno della peste", l’ultimo libro dello scrittore e giornalista del New Yorker. Che qui spiega come si è arrivati alla pandemia: “Gli errori di Trump, il silenzio della Cina e la setta dei No Vax”
3 minuti di lettura

NEW YORK. L'impatto del Covid-19 sugli Stati Uniti era prevenibile quanto la strage dell'11 settembre. E mi ha colpito scoprire come, a vent'anni di distanza, lo stesso tipo di inimicizia fra agenzie governative e d'intelligence che non seppe prevenire l'attentato alle Torri Gemelle, ha impedito di vedere per tempo i rischi del virus. Proprio come allora non ci si è scambiati in tempo le informazioni utili a evitare il peggio. Un fallimento ancor più grave: perché nel 2020 sono morte molte più persone".


A compiere il paragone è l'autore che meglio conosce le due più grandi tragedie che hanno traumatizzato l'America e il mondo negli ultimi 20 anni. Lawrence Wright, 74 anni, è il giornalista del New Yorker, insignito del Pulitzer nel 2007 per il suo Le Altissime Torri, sul come Al Qaeda architettò l'attentato di New York. E poi de La prigione della fede. Scientology a Hollywood dove ha svelato…

NEW YORK. L'impatto del Covid-19 sugli Stati Uniti era prevenibile quanto la strage dell'11 settembre. E mi ha colpito scoprire come, a vent'anni di distanza, lo stesso tipo di inimicizia fra agenzie governative e d'intelligence che non seppe prevenire l'attentato alle Torri Gemelle, ha impedito di vedere per tempo i rischi del virus. Proprio come allora non ci si è scambiati in tempo le informazioni utili a evitare il peggio. Un fallimento ancor più grave: perché nel 2020 sono morte molte più persone".


A compiere il paragone è l'autore che meglio conosce le due più grandi tragedie che hanno traumatizzato l'America e il mondo negli ultimi 20 anni. Lawrence Wright, 74 anni, è il giornalista del New Yorker, insignito del Pulitzer nel 2007 per il suo Le Altissime Torri, sul come Al Qaeda architettò l'attentato di New York. E poi de La prigione della fede. Scientology a Hollywood dove ha svelato i segreti della setta di Ron Hubbard e Dio salvi il Texas, sui cambiamenti dello stato in cui vive. E ora L'anno della Peste, edito da Nr, indagine sui motivi della disastrosa risposta americana all'epidemia, nel paese che ha ormai superato i 40 milioni di contagi.


Lei sostiene che l'epidemia poteva essere fermata prima che il virus uscisse dai confini cinesi. Come andò?
"Già nel 2003, quando scoppiò l'epidemia di Sars, la Cina reagì nascondendo i pazienti alle autorità sanitarie mondiali. Col Covid hanno fatto lo stesso: sostenendo all'inizio che la malattia colpiva solo chi era stato esposto a selvaggina esotica a Wuhan. Quando il 3 gennaio 2020 il capo della Cdc americana Robert Redfield chiamò l'omologo cinese Fu Gao, insospettito dal contagio di un'intera famiglia cinese - possibile che fossero stati tutti insieme al mercato? - quello lo rassicurò: nessuna trasmissione da uomo a uomo. Quel giorno le autorità cinesi rifiutarono la proposta americana di mandare una squadra di scienziati per aiutare le indagini. Se quegli studiosi fossero andati, avremmo capito molto prima come si diffondeva il virus. Avremmo potuto fermarlo".


Oggi ancora non sappiamo se il virus si trasmise in modo "naturale", da animale a uomo: o se "fuggì" dal laboratorio di Wuhan come alcuni sospettano. Perché è importante saperlo?
"Serve a non farlo accadere di nuovo. Se la trasmissione fu "naturale", bisogna scrivere nuove regole per quelle enormi fattorie cinesi dove si allevano visoni e pangolini. Se è fuggito dal laboratorio - accade più spesso di quanto si pensi - dobbiamo elaborare nuovi protocolli per garantire maggior sicurezza. Non sapremo mai la verità, a meno che i cinesi non decidano di dircela".


L'amministrazione Obama aveva ipotizzato la possibilità che un virus respiratorio asiatico raggiungesse gli Stati Uniti: e aveva un piano, poi passato agli uomini di Trump. L'America era potenzialmente pronta a fronteggiare il virus: ma non lo fece...
"La leadership ha fatto la differenza ovunque. Dove ci sono stati amministratori capaci di avere una visione d'insieme e assumersi responsabilità, le cose sono andate meglio. Se Donald Trump avesse preso sul serio quel piano ereditato, gli Stati Uniti non avrebbero avuto così tanti morti. Ma il Covid è arrivato in America in un momento storico particolare. A gennaio 2020 l'attenzione era tutta sul primo impeachment del presidente, coinvolto nello scandalo ucraino".


Eppure lei riconosce a Trump una forma di leadership...
"Ha messo in piedi l'operazione warp speed, partnership pubblico-privato per velocizzare i vaccini, quando ancora gli studiosi dicevano che non avremmo avuto un siero fino a questo autunno. Ha spostato risorse impensabili sulla ricerca e gli va riconosciuto. Ma la pandemia richiedeva una risposta centralizzata. Quella è mancata. Trump ha affidato tutto ai governatori, costringendoli a competere tra loro, ignorando il piano della precedente amministrazione. Troppi sono morti a causa di tanta incompetenza".


E Biden come si comporta?
"È arrivato con un piano e l'energia per attuarlo. Nei primi mesi ha fatto un lavoro incredibile. Purtroppo coi No Vax a mettere in crisi il contenimento del virus ci vuole più coraggio, misure osteggiate ma necessarie. Poi, certo, ci sono governatori come quello del mio stato, il Texas, pronti a negare la realtà vietando l'imposizione delle mascherine, per scopi politici. Chissà come andrà per loro alle urne: non mi sembra che giocare con la salute dei cittadini aiuti l'economia".


Ecco, i No Vax: come li giudica?
"Ho studiato i meccanismi di Scientology e trovo in loro comportamenti irrazionali e dinamiche di gruppo molto simili a quelle delle setta. Dicono di non vaccinare per ragioni politiche e morali, ma la loro retorica cala paure millenaristiche, mischiate a voglia di rivalsa e disimpegno sociale".


Un anno fa ha pubblicato "The End of October": un romanzo dove descrive un mondo devastato da un virus asiatico. È stato profetico...
"Anni fa il regista Ridley Scott mi chiese una sceneggiatura sulla fine dell'umanità. La catastrofe più ovvia era la guerra nucleare ma non mi venivano in mente eroi adatti. Pensai che ad avere le doti degli eroi da romanzo oggi sono medici e scienziati: nobili, intelligenti, umili, coraggiosi. Nessuna profezia. Semmai giornalismo. Del pericolo di un nuovo virus si parlava da tempo. Ho verificato fatti, cercato di comprenderli. Il passo per chiedermi "cosa potrebbe succedere" è stato breve. Ad aiutarmi a immaginare virus e cura del romanzo sono stati gli stessi studiosi che hanno trovato il vaccino".


Dall'11 settembre al Covid, cosa l'ha spinta a indagare i due più grandi traumi americani?
"Voglio comprendere la Storia mentre la vivo: e quelli sono sicuramente i momenti che più definiranno questa epoca. Ma alle storie importanti ne alterno altre più leggere. Sto scrivendo un musical: sul Texas...".

Il libro. L’anno della peste di Lawrence Wright (NR edizioni, trad. di Paola Peduzzi, pagg. 320, euro 22)