Da Celestino V alla pandemia, storia della Perdonanza
di Maurizio Di Fazio , di Maurizio Di FazioNon si è mai interrotta, nemmeno causa guerre o pestilenze. Lo stesso terremoto del 2009 l'ha piegata, ma non spezzata. E nel dicembre del 2019 l'Unesco l'ha elevata al rango di patrimonio culturale immateriale dell'umanità. È la Perdonanza Celestiniana, di cui si è celebrata questa estate la 727esima edizione. Una delle feste religiose più antiche e incrollabili del Pianeta. Si svolge incessantemente dal 1295, e vanta un altro primato: è stata il primo Giubileo della storia. Precorse, infatti, di sei anni quello ufficiale della chiesa. Un'indulgenza plenaria che dura un solo giorno: tra il 28 e il 29 agosto di ogni anno non resta che varcare la Porta Santa della basilica di Collemaggio all'Aquila, aperta ad hoc, per vedere rimessi tutti i propri peccati. Basta essere freschi di comunione e confessione, non serve il censo. Poi l'ingresso sacro si richiude e se ne riparla dodici mesi dopo.
La tavola della le…
Non si è mai interrotta, nemmeno causa guerre o pestilenze. Lo stesso terremoto del 2009 l'ha piegata, ma non spezzata. E nel dicembre del 2019 l'Unesco l'ha elevata al rango di patrimonio culturale immateriale dell'umanità. È la Perdonanza Celestiniana, di cui si è celebrata questa estate la 727esima edizione. Una delle feste religiose più antiche e incrollabili del Pianeta. Si svolge incessantemente dal 1295, e vanta un altro primato: è stata il primo Giubileo della storia. Precorse, infatti, di sei anni quello ufficiale della chiesa. Un'indulgenza plenaria che dura un solo giorno: tra il 28 e il 29 agosto di ogni anno non resta che varcare la Porta Santa della basilica di Collemaggio all'Aquila, aperta ad hoc, per vedere rimessi tutti i propri peccati. Basta essere freschi di comunione e confessione, non serve il censo. Poi l'ingresso sacro si richiude e se ne riparla dodici mesi dopo.
La tavola della legge, a foggia di pergamena, si chiama Bolla del Perdono: venne emanata da Celestino V ed è custodita gelosamente dal Comune. Un appello sempiterno alla pace, al perdonare, al perdonarsi. La prima Perdonanza ebbe luogo contro la volontà di Bonifacio VIII, subentrato nel frattempo, che aveva tentato invano di cancellarla con una controbolla dell'ultimo minuto. Ma i fedeli, i monaci, le autorità civili allestirono comunque la cerimonia. Un corteo solenne accompagnò la Bolla. L'ascesi definitiva dal 1327, quando le spoglie del suo artefice furono traslate da Ferentino (Frosinone) a Collemaggio e rivelate al popolo.
A proposito di Celestino, alias Pietro da Morrone, al secolo Pietro Angeleri: che rivoluzionario. Prima di Ratzinger e Habemus Papam di Nanni Moretti, il primo pontefice a dimettersi. E in tempi fulminei: eletto il 5 luglio, si svestì dei paramenti massimi il 13 dicembre di quello stesso anno. Non sopportava più, a quanto pare, le soverchierie di Carlo d'Angiò e poi possedeva un passato da eremita, origini modeste. Eppure Dante, che le cronache dell'epoca (frammiste a leggenda) vorrebbero presente alla sua incoronazione, lo bollò come "colui che fece il gran rifiuto". Inabissandolo nella Divina Commedia, all'Antinferno, in mezzo agli ignavi.
L'anno scorso Errico Centofanti, tra i fondatori del Teatro Stabile dell'Aquila, ha scritto e portato in scena, su input del sindaco Pierluigi Biondi, lo spettacolo teatrale La notte del gran rifiuto. Nel 1968 era stato nientemeno che Ignazio Silone a dedicargli un testo per il teatro, e che capolavoro: divenne un romanzo dallo straordinario successo, L'avventura di un povero cristiano. Al centro del racconto l'enorme esempio di Celestino e il risvolto travolgente di un gesto che strappò il sipario, almeno per un po', sulle derive affaristiche del clero medievale. Celestino voleva che si consacrasse il prodigio del perdono con un festeggiamento poderoso. Nel corso dei secoli, però, questo côté si era andato affievolendo. Restò in piedi giusto l'apertura e la chiusura della Porta Santa, e poco più.
La rinascita della Perdonanza dell'Aquila è avvenuta nel 1983, su impulso dell'allora primo cittadino Tullio De Rubeis, che cooptò a rivitalizzarla proprio Centofanti. Un paio d'anni di rodaggio, e la Perdonanza moderna macinò trionfi. "Io ho curato le prime dieci edizioni. Mi sono riallacciato allo spirito originario: al potere laico, al Comune spettava l'organizzazione del corredo di spettacoli gravitanti intorno al fatto religioso - ci dice -. Nella Bolla Celestino si riferiva esplicitamente a inni e cantici, insomma a feste. Si assoldavano musici e quant'altro".
In una delle sue Perdonanze inaugurali vennero fatti sfilare i militari senz'armi, "ogni anno ci focalizzavamo su un tema". Una delle vertigini, per la causa dell'ambiente e dell'Amazzonia, nel 1990 "col concerto di Caetano Veloso, Gilberto Gil e Chico Buarque, che suonavano insieme per la prima volta in Italia". Un impianto pray-pop pressoché inalterato negli ultimi decenni. Quest'anno tra gli ospiti del cartellone collaterale approntato da Leonardo De Amicis, Simone Cristicchi, il "Gran Galà di étoiles", Ermal Meta, Dulce Pontes, Monica Guerritore, Riccardo Cocciante e Renato Zero.
Molti di loro hanno espresso ammirazione per la magnificenza che ammanta l'Aquila risorta. La pietra angolare del 2021 è stata la formazione, sopravvissuta alla Dad. Il capoluogo abruzzese brilla in materia potendo allineare strutture di pregio come l'Università, il Gran Sasso Science Institute, il Laboratorio di fisica del Gran Sasso, l'Accademia delle Belle Arti, il Centro sperimentale di cinematografia, il Tsa e altro. E così a vestire i panni della protagonista assoluta della ricorrenza, da Dama della Bolla, è stata Marianna Capulli, quarant'anni, insegnante aquilana della scuola primaria. Nel 2020 era toccato a Desiree Biccirè, medico anestesista. Categorie sulla linea di frontiera nella battaglia contro il Covid.
"Sono stata scelta per rappresentare il nostro mondo - ci racconta Marianna Capulli -. I miei ultimi esami universitari li diedi in tenda. Dov'ero la notte del terremoto del 2009? Insegnavo a Padova ma per caso ero qui, a casa mia. Dovevo ripartire alle 5.30 del mattino e invece poco prima, alle 3.32, la nostra vita è cambiata per sempre. L'ho interpretata come una fortuna: sarebbe stato molto peggio, per me, lontana dalla mia famiglia".
"La Perdonanza è un'iniziativa favolosa, un messaggio potente ed ecumenico che ci rende tutti uguali - conclude Marianna -. Mi piace pensare di avere ricevuto il dono di una tradizione gloriosa: a tramandarla, provvederanno gli studenti d'oggi". Aggiunge il sindaco Pierluigi Biondi: "Il dono di papa Celestino V è un valore identitario molto forte per gli aquilani, ma è anche un momento spirituale di grande richiamo nazionale. Ed è festa di popolo - come volle Celestino - attraverso il respiro della cultura che, con le varie forme e linguaggi artistici, tanto più oggi dopo un pesante lockdown, assume un valore indiscutibile". Elsa Cantusci è una delle memorie storiche della città, ha gestito per decenni un noto e centralissimo bar insieme al marito, tra i fondatori della locale unione commercianti. E osserva: "Siamo orgogliosi di lui e della festa che ha plasmato, capace di alimentare un indotto economico non indifferente".
Anche quest'anno il corteo con i figuranti è stato "statico", per colpa dell'epidemia. Il 28 agosto pioveva, ma poco prima dell'apertura della Porta Santa è uscito il sole. Tutti in fila nei corner allestiti dentro e intorno la basilica di Collemaggio. Restaurata in modo sontuoso, per una confessione last second. Giovani tatuati, nonne venute da lontano, stranieri, mamme col passeggino. 24 ore per un'indulgenza plenaria. Nel 2022 dovrebbe esserci anche papa Francesco.