Signore mio, Padre mio che sei nei cieli.
Padre celeste che ci hai chiamato figli.
Padre che parlavi con Tuo Padre con la tenerezza del figlio.
Abbà, ecco qual era la parola, Abbà.
Abbà.
Papà significa, non padre: è il modo in cui parlano i bambini, o i grandi che non voglio perdere quell’innocenza.
Quanto mi manca padre Ramsey, in questo momento.
Abbà, papà, voglio chiamarti anch’io così, me lo hai chiesto tu, no? Ti prego per la mia bambina, che ormai bambina non è, perché ha un figlio grande ed ha conosciuto da molto tempo il lavoro e le ingiustizie, la solitudine ed il male che possono fare gli uomini.
Ma ha conosciuto anche la bellezza del mondo che ci hai donato, il mare e le stelle, i colori dei pesci tropicali e il sole che non tramonta, nei paesi del nord.
Dalle la salute per vederle a lungo, le tue meraviglie, e la forza di sorridere all’ingiustizia, alla solitudine, anche alla malattia.
Perché lei ama molto viaggiare, Abbà, e vuole continuare a farlo.
Aiutala tu, Abbà, dalle le risposte che la medicina non sa dare. Fammi vedere il suo sorriso, così bello, anche ora gonfio per le medicine. Fammi sentire il suo abbraccio di bambina, il battito del cuore che sentivo nel mio ventre prima che nascesse.