✕

Marianna A., vita senza censure di una donna rom

Manet, Gitana con sigaretta, 1862 (Princeton University Art Museum) 
Alle soglie dei cinquant'anni, la protagonista di questa inedita testimonianza ha deciso di raccontarsi in un libro: il risultato è la sua storia, un'odissea di sofferenza e libertà, violenze e riscatto
2 minuti di lettura

Tutto ha inizio con un manoscritto che passa di mano in mano. Solo che questa volta il manoscritto ritrovato non è un topos letterario. Questa è una storia vera, che Marianna A. ha voluto raccontare in prima persona, "magari per aiutare altre donne" come ha confessato a Luigi Nacci, giornalista e scrittore. È lui che ha "reso leggibile senza snaturarlo" questo testo, senza arricchirne il lessico né tanto meno arginarne o modificarne il flusso incalzante, al contrario provando a restituirci la viva voce di questa protagonista come se fossimo "davanti al fuoco".

Si intitola Spirito libero e sangue caldo (Ediciclo) l'autobiografia di una donna rom che con parole semplici, un linguaggio diretto che si stacca dalla pagina e ti colpisce in pieno volto come un pugno, racconta senza filtri la sua vita. Dall'arrivo dei suoi antenati in Europa dal Pakistan e dall'India all'infanzia difficile nei Balcani, con tanti f…

Tutto ha inizio con un manoscritto che passa di mano in mano. Solo che questa volta il manoscritto ritrovato non è un topos letterario. Questa è una storia vera, che Marianna A. ha voluto raccontare in prima persona, "magari per aiutare altre donne" come ha confessato a Luigi Nacci, giornalista e scrittore. È lui che ha "reso leggibile senza snaturarlo" questo testo, senza arricchirne il lessico né tanto meno arginarne o modificarne il flusso incalzante, al contrario provando a restituirci la viva voce di questa protagonista come se fossimo "davanti al fuoco".

Si intitola Spirito libero e sangue caldo (Ediciclo) l'autobiografia di una donna rom che con parole semplici, un linguaggio diretto che si stacca dalla pagina e ti colpisce in pieno volto come un pugno, racconta senza filtri la sua vita. Dall'arrivo dei suoi antenati in Europa dal Pakistan e dall'India all'infanzia difficile nei Balcani, con tanti fratelli e un padre sempre ubriaco che dà più volte fuoco alla baracca in cui, uno sull'altro, vivono: "c'erano una grande stufa, un letto e il tavolo con le sedie, e fuori dalla casa c'era pure la fontana. Stavamo più che bene... Ci bastava poco".

Racconta di quando proprio da quel padre, che pure lei non smetterà di amare sino alla fine, viene venduta per tre monete d'oro e delle innumerevoli violenze subìte dal marito, delle altrettante fughe per l'Europa sino a quella, definitiva, verso la libertà e una vita finalmente diversa. La sua forza d'animo non viene meno - e dall'accorato racconto emerge benissimo - quando è il padre ad averla messa, come lei dice, "in un fosso senza via d'uscita" e anzi gli promette: "presto capirai chi sono... sono forte come una roccia, quando vuoi qualcosa devi incominciare piano piano la salita per arrivare in cima". Né quando viene ripetutamente espulsa dai paesi in cui si rifugia, primo tra tutti l'Italia, perché i documenti non sono in regola.

Marianna cade e si rialza e intorno a sé trova, di volta in volta, persone pronte ad aiutarla, ad accoglierla, non solo violenza e porte chiuse. È questo che le fa dire "Bene o male mi piace vivere" e in una giornata di sole la spinge a raccontarsi. Anzi alla fine di questa lettura - definita "tostissima" anche da chi l'ha avuta tra le mani prima di Luigi Nacci che ne ha curato la stesura finale, togliendo sgrammaticature senza togliere incisività - a restare impresse nella memoria sono le scene luminose di feste che si protraggono per giorni, il rispetto verso i più anziani, l'amore per la vita all'aria aperta e l'orgoglio di appartenere a una comunità. Orgoglio che Marianna descrive benissimo nel discorso che fa a Sandro, il primo dei suoi tanti figli, quando viene additato come "zingaro" dai compagni di scuola: "Zingaro vuol dire come quando tu dici a qualcuno albanese o italiano o francese: sono tutti esseri umani, gli zingari sono sparsi per tutto l'universo, a loro piace girare e conoscere sempre più cose, vivono giorno per giorno, oggi sono qua domani chissà. Noi però preferiamo dire rom. Ai rom piace vivere all'aperto e appena svegli vedere l'alba e alla sera il tramonto e quando arriva la notte guardare le stelle... Noi siamo rom e dobbiamo essere orgogliosi".

Vale la pena spendere ancora due parole sul linguaggio utilizzato per raccontare questa storia di violenza e di riscatto, di emarginazione e rinascita. Ciò che infatti la differenzia da quella di tante altre donne che hanno subìto abusi fisici e morali è il modo in cui questa ci viene narrata, con tutta l'urgenza che la protagonista e autrice ha di renderci partecipi delle sue esperienze e dei suoi sentimenti, per quanto questi possano spesso sembrare inquietanti. Una storia scritta più con l'urgenza del cuore, che con la riflessione mediata dalla penna, di cui lo stile semplice, il tono colloquiale in un italiano corrente e con un periodare sincopato, fatto di frasi brevi (per questo ancor più taglienti) e vocaboli di uso comune, ne sono uno splendido specchio. Attraverso il quale riusciamo a entrare direttamente, dalla porta principale, nell'animo del personaggio principale e dei tanti altri che le stanno intorno.

Il libro

Marianna A., Spirito libero e sangue caldo. Autobiografia di una donna rom (a cura di Luigi Nacci, edizioni Ediciclo, euro 14, pagg.128)