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Zombi, una ricetta d'autore

L'editoriale di Tiziano Sclavi apparso sul primo numero di Dylan Dog del 26 settembre 1986
1 minuti di lettura

Tritate e mischiate questi ingredienti: un paio di lucertole uccise da poco, un “Bufo marinus” (grosso rospo tropicale), una manciata di ossa umane, un “Puffer fish” (specie di pesce palla), vermi marini e tarantole a piacere. Otterrete un gradevole intruglio che potrete: a) bere voi stessi; b) far bere al vostro peggior nemico.

Creerete così uno “zombi” (o “zombie”, secondo la grafia classica), ma ovviamente nel caso a) sarete troppo “intontiti” per rendervene conto. La ricetta che avete letto è autentica, o almeno era
pubblicata come tale sul settimanale L’Espresso del 9 febbraio scorso (in un articolo intitolato “Siamo uomini o zombie?”). Con quella pozione (in cui ciò che conta sono gli allucinogeni e gli
anestetici contenuti nel rospo e nel pesce), i sacerdoti del voodoo, cioè la religione magica di Haiti, hanno “inventato” gli zombi.

E così è nato…

Tritate e mischiate questi ingredienti: un paio di lucertole uccise da poco, un “Bufo marinus” (grosso rospo tropicale), una manciata di ossa umane, un “Puffer fish” (specie di pesce palla), vermi marini e tarantole a piacere. Otterrete un gradevole intruglio che potrete: a) bere voi stessi; b) far bere al vostro peggior nemico.

Creerete così uno “zombi” (o “zombie”, secondo la grafia classica), ma ovviamente nel caso a) sarete troppo “intontiti” per rendervene conto. La ricetta che avete letto è autentica, o almeno era
pubblicata come tale sul settimanale L’Espresso del 9 febbraio scorso (in un articolo intitolato “Siamo uomini o zombie?”). Con quella pozione (in cui ciò che conta sono gli allucinogeni e gli
anestetici contenuti nel rospo e nel pesce), i sacerdoti del voodoo, cioè la religione magica di Haiti, hanno “inventato” gli zombi.

E così è nato un mito horror, affascinante e a suo modo “grandioso” come quelli del vampiro o del mostro di Frankenstein. Un mito ampiamente sfruttato dal cinema (ricordiamo almeno I walked with a zombie, diretto nel 1943 da Jacques Tourneur), e dal cinema, grazie ai film di George Romero, arricchito e ampliato fino a farne una straordinaria metafora sulla condizione umana, sulla violenza, sull’emarginazione dei “diversi”. In La Notte dei morti viventi, Zombi e nel recente Il giorno degli zombi, che conclude la trilogia, Romero, oltre a togliere una “e” agli zombie, ne ha fatto creature patetiche, affamate di carne umana (una novità rispetto al voodoo) ma in fondo indifese, goffe e lente, con uno sguardo in cui si legge, più che l’orrore, la disperazione di vivere e di morire.

Quelli di Dylan Dog sono a metà tra tradizione e innovazione, e in più hanno strane e inedite caratteristiche, che scoprirete in futuro. I morti viventi saranno infatti una costante della serie, così come tornerà il sinistro dottor Xabaras (forse un po’ bruciacchiato).

Adesso, invece, è giunto il momento di presentare questa rubrica (qui è in formato un po’ ridotto, ma dal prossimo numero occuperà tutto lo spazio disponibile): “Il Club dell’Orrore” ospiterà notizie, divagazioni e commenti su libri, film e fatti reali o immaginari che riguardano appunto “tutto ciò che fa orrore”.

Inoltre, già a partire dal mese prossimo, ci sarà un angolino dedicato alla posta (sempre che, naturalmente, le vostre lettere arrivino con terrificante tempis mo).Ora è tempo di salutarci. Ma solo per trenta giorni,
non abbiate paura...

Per gentile concessione dell’autore ripubblichiamo l’articolo “Il Club dell’Orrore” di Tiziano Sclavi apparso sul primo numero di Dylan Dog nel 1986