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Così l'11 settembre ha cambiato l'America

A poche settimane dal ritiro delle truppe Usa dall’Afghanistan ritratto di un Paese che, nonostante gli errori, oggi ha una società in cui i musulmani sono integrati. Come dimostra il caso Robert Saleh
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Domenica la squadra di football dei New York Jets ha perso, cosa che succede quasi ogni domenica da anni. Quest'anno c'è speranza che possano fare meglio sotto la direzione di un nuovo allenatore, Robert Saleh. Quando è stato ingaggiato, è stata prestata molta attenzione al buon lavoro che Saleh aveva svolto come assistente allenatore per aiutare i San Francisco 49rs a vincere un campionato. Molta meno attenzione è stata dedicata, giustamente, al fatto che Saleh è il primo allenatore musulmano della National Football League. Che sia normale, incontroverso - e visto come del tutto irrilevante - che un capo allenatore di una grande squadra di football sia musulmano è un buon segno. Un segno della straordinaria integrazione degli arabo-americani nella vita americana. Saleh è di Dearborn, Michigan, sede della Ford Motor Co, una città situata alle porte di Detroit, con una popolazione di 100.000 abitanti, di cui 40.000 arabo-a…

Domenica la squadra di football dei New York Jets ha perso, cosa che succede quasi ogni domenica da anni. Quest'anno c'è speranza che possano fare meglio sotto la direzione di un nuovo allenatore, Robert Saleh. Quando è stato ingaggiato, è stata prestata molta attenzione al buon lavoro che Saleh aveva svolto come assistente allenatore per aiutare i San Francisco 49rs a vincere un campionato. Molta meno attenzione è stata dedicata, giustamente, al fatto che Saleh è il primo allenatore musulmano della National Football League. Che sia normale, incontroverso - e visto come del tutto irrilevante - che un capo allenatore di una grande squadra di football sia musulmano è un buon segno. Un segno della straordinaria integrazione degli arabo-americani nella vita americana. Saleh è di Dearborn, Michigan, sede della Ford Motor Co, una città situata alle porte di Detroit, con una popolazione di 100.000 abitanti, di cui 40.000 arabo-americani. È una specie di capitale non ufficiale degli arabo-americani, la città con la più alta percentuale di arabo-americani. Quando i terroristi hanno fatto volare gli aerei nel World Trade Center, il fratello maggiore di Saleh stava lavorando in una delle torri gemelle, ma fortunatamente ne è uscito illeso. Entrambi i fratelli giocavano a football ma non erano abbastanza bravi per diventare professionisti e andarono a lavorare nella finanza. Dopo l'11 settembre, Robert Saleh ha deciso di lasciare la finanza per inseguire il suo sogno di diventare un allenatore di football americano.


Sulla scia del ritiro degli Stati Uniti dall'Afghanistan è facile vedere gli errori della politica americana dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre, in particolare le avventure militari in Afghanistan e Iraq.
Ma potrebbe valere la pena considerare alcune cose positive che gli Stati Uniti hanno realizzato dopo l'11 settembre. Nei vent'anni successivi all'11 settembre, solo 119 americani sono stati uccisi in 23 attacchi terroristici commessi da estremisti islamici. Circa lo stesso numero di morti caduti per mano degli estremisti di destra americani. Se qualcuno avesse previsto che gli Stati Uniti, dopo la morte di 3000 persone l'11 settembre, avrebbero perso "solo" 119 persone in attacchi terroristici, questo sarebbe stato considerato un grande successo. La Francia ha visto quasi 300 dei suoi cittadini uccisi in attacchi terroristici islamici solo negli ultimi sette anni.


La ragione principale - insieme alla maggiore sicurezza - è che la comunità musulmana americana - circa 3,5 milioni di persone - non si è rivelata l'incubatrice del terrorismo interno che molti avevano ipotizzato. Come mai?
Perché molti arabo-americani assomigliano a Robert Salah, e alla sua famiglia a Dearborn. Gli arabo-americani sono, in genere, molto integrati; guadagnano più soldi e sono più istruiti della maggior parte degli americani. Il loro reddito familiare medio è di 47.000 dollari, rispetto ai 42.000 della popolazione generale. Più del 40% ha una laurea, rispetto al 32% della popolazione americana. Sono professionisti con case e attività commerciali da difendere e poca voglia di fare il terrorista.


Ciò non significa che non siano soggetti a pregiudizi o discriminazioni. C'è stato un enorme picco di episodi d'odio dopo l'11 settembre: passando dai 28 nel 2000 a 481 nei tre mesi successivi agli attacchi terroristici dell'11 settembre. Non sorprende che ci sia stato un altro picco quando Donald Trump ha deciso di soffiare sulle fiamme dell'islamofobia nella sua campagna elettorale del 2016, promettendo il divieto dell'immigrazione musulmana e minacciando di creare un registro nazionale dei musulmani, una nozione che ricordava le leggi razziali tedesche e italiane degli anni Trenta. Ci sono stati 127 attacchi violenti contro i musulmani americani nel 2016, circa quattro volte di più rispetto ai primi anni 2000. Quasi la metà dei musulmani intervistati nel 2017 ha affermato di aver subito una qualche forma di discriminazione anti-musulmana nell'anno precedente.
Tuttavia, questo non ha prodotto il terreno fertile per il terrorismo che molti avevano ipotizzato. In parte perché l'integrazione dei musulmani nella vita americana è proseguita. Dearborn, la città di Robert Salah, ha aiutato ad eleggere una donna di origine palestinese Rashida Tlaib, come deputato al Congresso.


Uno dei grandi successi degli immigrati degli ultimi anni è stata la comunità nigeriana (molti dei quali musulmani) nonostante l'ulteriore svantaggio del pregiudizio razziale nei confronti dei neri. I nigeriani - legati a immigrazioni relativamente recenti - sono passati da essere 20.000 nel 1980 a circa 375.000 oggi. Potrebbero essere il gruppo di immigrati di maggior successo di tutti. Guadagnano in media 62.351 dollari e oltre il 60 per cento di coloro che hanno più di 25 anni ha una laurea, quasi il doppio della media nazionale. In Francia, le banlieue annoverano alti livelli di disoccupazione giovanile e livelli disastrosamente bassi di rendimento scolastico. Nel 2015, uno studio dell'Ocse ha rilevato che su 72 paesi, la Francia era il paese in cui il background culturale degli studenti contava di più nel rendimento scolastico.
È un caso che dovrebbe interessare anche all'Italia, incerta, com'è, al crocevia tra l'integrazione e la marginalizzazione della sua popolazione immigrata.