NEW YORK
Il nuovo, attesissimo romanzo di Jonathan Franzen, intitolato Crossroads (Crocevia), è in uscita in Italia per Einaudi con un'ottima traduzione di Silvia Pareschi, ed è stato definito "un capolavoro" da Booklist, "magistrale e irresistibile" da Publishers Weekly, mentre Book Forum ha chiosato: "se Le Correzioni era già un capolavoro, questo è il suo libro migliore".
Giunto al quinto romanzo, Franzen ha annunciato che Crossroads, ambientato nei sobborghi di Chicago nel 1971, è il primo volume di una trilogia intitolata A Key to all Mythologies, dedicata alla famiglia Hildebrandt, guidata da Russ, reverendo protestante, sposato infelicemente con una donna di nome Marion. Il religioso è infatuato di Frances, una sua parrocchiana, il primo figlio Clem vuole andare volontario in Vietnam e la figlia Becky viene messa incinta da uno sbandato ed entra a far parte della comunità religiosa Crossroads, …
NEW YORK
Il nuovo, attesissimo romanzo di Jonathan Franzen, intitolato Crossroads (Crocevia), è in uscita in Italia per Einaudi con un'ottima traduzione di Silvia Pareschi, ed è stato definito "un capolavoro" da Booklist, "magistrale e irresistibile" da Publishers Weekly, mentre Book Forum ha chiosato: "se Le Correzioni era già un capolavoro, questo è il suo libro migliore".
Giunto al quinto romanzo, Franzen ha annunciato che Crossroads, ambientato nei sobborghi di Chicago nel 1971, è il primo volume di una trilogia intitolata A Key to all Mythologies, dedicata alla famiglia Hildebrandt, guidata da Russ, reverendo protestante, sposato infelicemente con una donna di nome Marion. Il religioso è infatuato di Frances, una sua parrocchiana, il primo figlio Clem vuole andare volontario in Vietnam e la figlia Becky viene messa incinta da uno sbandato ed entra a far parte della comunità religiosa Crossroads, di cui fa parte anche il terzo figlio Perry, che abusa di liquori e droghe.
Questo importante romanzo, struggente e a tratti ironico, si svolge tra il Natale e la Pasqua, e racconta gli aneliti di personaggi che cercano qualcosa che cambi le loro esistenze, ma giunti allo snodo fondamentale delle rispettive vite devono fare i conti con i propri limiti e le proprie fragilità. L'ambientazione è ancora una volta il Midwest dal quale proviene lo scrittore, e il tono è segnato da un misto di ironia e angoscia nei confronti di un mondo che conosce alla perfezione, e nei confronti del quale prova un profondo senso di empatia, se non di pietà. È interessante notare che A Keys to all Mythologies è il titolo del libro di Edward Casaubon in Middlemarch di George Eliot. "È una scelta ironica" spiega Franzen, di passaggio sulla East Coast, "perché Casaubon non termina mai il suo libro. Ma, più seriamente, si riferisce alla cornice nella quale è inquadrata la trilogia".
Nel romanzo colpisce l'ambientazione religiosa: lei è credente?
"Non sono un ateo aggressivo, e la Bibbia è un libro per me molto iImportante. Sono un fan dei Vangeli e anche della prima parte degli Atti degli apostoli".
Perché solo la prima parte?
"Paolo era un grande organizzatore, ma penso che si sia allontanato da ciò che era radicale nel ministero originale e da cosa significasse in origine essere cristiano".
In "Discomfort Zone" lei parla di una comunità religiosa della sua gioventù, chiamata Fellowship: nasce da lì quella che dà il titolo a "Crossroads"?
"Vorrei poterlo negare, ma è così: ne sono stato membro per sei anni, facendo i ritiri e campeggi estivi. Andavo a messa e alla scuola domenicale. Nonostante fossi intellettualmente distante, è stata un'esperienza formativa, specie sul piano della politica. Lì ho conosciuto per la prima volta il femminismo e la giustizia sociale".
Russ proviene da una famiglia mennonita.
"Ho aperto il frigorifero cinque volte prima di questo romanzo. C'era un arrosto, Le Correzioni, poi un pollo, Freedom, e quindi un pesce, Purity. Ora ho cercato di preparare un pasto con quello che era rimasto, iniziando con piccole cose: ho incontrato un paio di volte una persona che mi è piaciuta immediatamente e ho scoperto che era un mennonita. Non avevo una grande considerazione per quello che hanno fatto all'ambiente in New Mexico e in Sud America, ma poi sono rimasto colpito quando ho capito che l'essenza degli Anabattisti è un'incarnazione semplice ed estremamente letterale del Vangelo".
Da dove nasce Marion? Ha un passato di droghe e un aborto.
"È l'ultimo personaggio che ho sviluppato: avevo l'idea di una donna molto devota al marito e senza una grande vita interiore. Sapevo che suo figlio Perry aveva problemi mentali e dovevo capire da dove venissero. È un personaggio di fantasia, ma qualcosa proviene da una ragazza cattolica da cui ero attratto in gioventù, e poi da un'altra che ho frequentato anni dopo, anche lei cattolica e mentalmente fragile: se Marion fosse andata al college sarebbe stata quel tipo di donna. Io ero interessato al cattolicesimo, andavo in chiesa con lei e c'è stato un momento in cui ho cercato nella religione una risposta al mio profondo disagio. All'epoca il mio matrimonio si stava sfasciando, mio padre stava morendo, il mio secondo romanzo era stato un fiasco, e non avevo un dollaro in tasca. Mi sono ispirato a Dostoevskij e Flannery O'Connor, i quali hanno realizzato grande arte religiosa, dicendomi "se sono riusciti a creare arte attraverso la loro fede religiosa, forse c'è qualcosa anche per me." Non ha funzionato ma qualche traccia è rimasta".
Cosa ha attirato un uomo come Russ?
"Russ è molto innocente, ed è un giovane mennonita alla ricerca di una nuova fede, e trova questa donna cattolica giovane, intensa e bella: come può non innamorarsi? Ma lei non è innocente. Non può ritornare nella sua comunità e ha bisogno di qualcuno che la aiuti a capire dove andare. Tra i due è lei la persona forte e intelligente, e ha un rapporto più diretto con Dio. Infine credo che Russ viva la propria adolescenza in ritardo".
Si definisce "un clown fatuo, obsoleto e repellente".
"Lo fa dopo aver preso della droga per la prima volta, e in occasioni come quelle spesso siamo duri con noi stessi. Per me Russ non è un clown, ma lo vedo come un personaggio comico. Se un reverendo di 47 anni impazzisce per una sua parrocchiana è meglio che sia ridicolo altrimenti diventa un personaggio di Updike".
Per lei sarebbe un complimento?
"Veramente no, abbiamo un approccio diverso. Mi considero uno scrittore comico, e se hai un protagonista di 47 anni bianco, specie nella situazione politica odierna, è bene non prenderlo troppo sul serio. Deve essere quasi ridicolo, e lui ne è cosciente, ma non riesce a togliersi dalla mente Frances".
A me sembra tragico, più che comico.
"Ci sono elementi tragici, ma come ho scritto in un mio saggio, nel momento in cui ho iniziato a trovare me stesso comico ho iniziato a perdonarmi. Russ è un patriarca, e in genere non sono personaggi simpatetici: dovevo amarlo, però, e l'unico modo era renderlo ridicolo. Solo dopo aver stabilito questo potevo prenderlo seriamente".
Leggendo il libro si ricava l'impressione che sia impossibile liberarsi dalla religione.
"Dipende da cosa intende per religione: credo che un termine più costruttivo sia mitologia, religione implica generalmente qualcosa di organizzato. Come hanno detto gli esistenzialisti, viviamo in una posizione assurda, con un'eternità prima di noi e un'eternità dopo, in un universo inconcepibilmente vasto nel quale siamo del tutto insignificanti. L'ego è assolutamente nulla. Eppure dobbiamo vivere, e cercare un senso nel mondo, perché i nostri cervelli ci chiedono storie che diano senso alle cose. Puoi scegliere una religione o qualcos'altro, ma l'ateismo può essere un altro tipo di religione, specie nelle mani degli aggressivi atei inglesi, la cui posizione in fondo non è meno assurda e meno costruita di quella dei mistici. Anche la giustizia sociale, che, abbandonata la religione, alcuni adottano come principio morale, è una storia che ci raccontiamo: puoi crederci appassionatamente, esprimere argomenti filosofici o di parte per promuoverla, ma alla fine è solo qualcosa in cui credi o non credi. Quello su cui fondiamo le nostre vite non può essere dimostrato, ma solo affermato, e sviluppato in qualcosa che ha la struttura del mito".
Il libro
Crossroads di Jonathan Franzen (Einaudi, traduzione di Silvia Pareschi, pagg. 640, euro 22) In libreria dal 5 ottobre