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Alla mia gazzella, perché ritorni

"Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 5
1 minuti di lettura

Se pensi che io ti dica sempre

quello che pensi,

e perché non c’è niente

che io ami come quello che pensi.

E sono io, ogni volta,

che imparo a pensare.

 

Se pensi che io voglia esser re,

io sogno in realtà solo di servirti,

e l’unica cosa regale che vorrei fare

è mostrare al mondo la tua bellezza.

 

Se pensi che io ti schiacci,

aiutami a diventare leggero,

per amare ancor di più

la tua leggerezza.

 

Se pensi che non vincerò mai il mio carattere,

è perché non avevo mai conosciuto

un amore che mi costringesse a farlo.

 

Se pensi che io non ti ascolti,

parla più piano

e saprò ascoltarti meglio.

 

E se pensi di averci provato e riprovato,

riprovaci ancora, e poi ancora e ancora,

perché questa ricerca

è il cuore dell’esistenza e del vero amore.

 

Se pensi che sia irruento e prepotente,

tu mi stai insegnando

la virtù della…

Se pensi che io ti dica sempre

quello che pensi,

e perché non c’è niente

che io ami come quello che pensi.

E sono io, ogni volta,

che imparo a pensare.

 

Se pensi che io voglia esser re,

io sogno in realtà solo di servirti,

e l’unica cosa regale che vorrei fare

è mostrare al mondo la tua bellezza.

 

Se pensi che io ti schiacci,

aiutami a diventare leggero,

per amare ancor di più

la tua leggerezza.

 

Se pensi che non vincerò mai il mio carattere,

è perché non avevo mai conosciuto

un amore che mi costringesse a farlo.

 

Se pensi che io non ti ascolti,

parla più piano

e saprò ascoltarti meglio.

 

E se pensi di averci provato e riprovato,

riprovaci ancora, e poi ancora e ancora,

perché questa ricerca

è il cuore dell’esistenza e del vero amore.

 

Se pensi che sia irruento e prepotente,

tu mi stai insegnando

la virtù della calma e della tenerezza.

 

E se pensi che sia ostinato

è perché sono stato conquistato dall’amore.

È lui ad impormelo,

ed è lui ad aspettare,

paziente, ma felice.

 

Io ti offro tutta la mia anima, gazzella,

e la fragilità del mio fisico.

 

Ti offro la mia lotta quotidiana

con il Padreterno, che mi ama,

e al quale forse credi anche tu.

 

Ti offro la mia paura

degli ospedali

della solitudine,

della meschinità

e dei tradimenti.

 

Ti offro il dolore che mi colpisce

ogni volta che un mio caro mi lascia:

è la mia paura più grande,

e mi ha inseguito sin da bambino.

 

Ti offro il mio pianto, gazzella,

le mie sconfitte,

le insicurezze che nascondo

dietro il mio piglio arrogante.

 

Ti offro il mio egoismo,

la mia frenesia,

la mia rabbia,

il senso di fallacia

che arriva con ogni risultato.

 

Sono queste le cose che ti offro,

perché mi hanno reso più uomo:

tu saprai come accarezzarle

e saprai apprezzarne la verità.

 

No, gazzella,

io non ti offro il successo,

la mondanità,

i progetti,

la tranquillità.

Io ti offro tutte le mie debolezze,

gazzella mia,

perché so che nelle tue mani

diventeranno

forza,

vita,

amore.