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Un'americana a Castellammare: l'ultimo romanzo di Heddi Goodrich

L'educazione sentimentale di Frida, una sedicenne che arriva in Italia dallì'Illinois per uno scambio culturale. Un anno che le cambia la vita
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Che cosa significa diventare adulti? Questo secondo romanzo della scrittrice americana Heddi Goodrich racconta l’educazione sentimentale di Frida, una sedicenne che alla fine degli anni Ottanta arriva a Castellammare di Stabia dall’Illinois per uno scambio culturale: un anno che le cambierà la vita.

Goodrich torna a scrivere in italiano, dopo il successo di Perduti nei quartieri spagnoli pubblicato in dodici Paesi. La scrittrice che oggi vive in Nuova Zelanda, dopo un’esperienza simile a quella vissuta della protagonista, a Napoli si è laureata. E l’italiano è la lingua che sceglie, corteggiando le parole, scarnificandole per coglierne l’essenza. La lingua amata sulla pagina dà vita a un’operazione culturale che in Italia ha precedenti altissimi e luminosi come quello della scrittrice Jumpha Lahiri.

In fondo tutto il romanzo potrebbe ridursi allo sforzo seducente, e a tratti logorante, di capire: una parola, un Paese, l…

Che cosa significa diventare adulti? Questo secondo romanzo della scrittrice americana Heddi Goodrich racconta l’educazione sentimentale di Frida, una sedicenne che alla fine degli anni Ottanta arriva a Castellammare di Stabia dall’Illinois per uno scambio culturale: un anno che le cambierà la vita.

Goodrich torna a scrivere in italiano, dopo il successo di Perduti nei quartieri spagnoli pubblicato in dodici Paesi. La scrittrice che oggi vive in Nuova Zelanda, dopo un’esperienza simile a quella vissuta della protagonista, a Napoli si è laureata. E l’italiano è la lingua che sceglie, corteggiando le parole, scarnificandole per coglierne l’essenza. La lingua amata sulla pagina dà vita a un’operazione culturale che in Italia ha precedenti altissimi e luminosi come quello della scrittrice Jumpha Lahiri.

In fondo tutto il romanzo potrebbe ridursi allo sforzo seducente, e a tratti logorante, di capire: una parola, un Paese, la vita. Solo alla fine Frida comincerà a somigliare davvero al nome che le dà la sua mamma campana: «Frì» che si pronuncia come l’inglese free, libera.

Le protagoniste delle pagine di Goodrich sono le donne, a cominciare dalle due mamme. Una, quella biologica, che la chiama Frida come la Kahlo sperando di tramandarle «la forza d’animo per superare qualsiasi dolore la vita abbia in serbo»; quella mamma appena tratteggiata, che entra nelle pagine in punta di piedi e che quando l’accompagna all’aeroporto soffoca il pianto col «suo nobile sforzo di trasmettermi una forza che in realtà non sentiva dentro».

E l’altra mamma, Anita, la mamma campana, che si prende tutta la scena e già dal suo ingresso impregna le pagine di «Fendi e gomma alla menta». Anita, che tutti da sempre in famiglia chiamano «l’americana». Anita, seducente quarantenne, che a Castellammare saluta tutti mentre guida «come un tassista newyorkese » su e giù per la montagna; Anita, diventata madre a sedici anni che l’indipendenza se l’è guadagnata; Anita che lavora al sindacato e che anche senza studi solidi alle spalle ha le idee ben chiare: «In questo mondo devi scegliere da che parte stare: con i socialisti o con i fascisti. Con i lavoratori o con gli sfruttatori. Con i buoni o con i cattivi».

Ma chi sono i buoni e chi sono i cattivi? È quello che si domanderà Frida quando si innamorerà di Raffaele, il bullo della villa; il diciottenne che ha abbandonato la scuola e abita nel vecchio centro storico di «case inagibili e brutta gente»; che si imbuca alle feste dei liceali per portare scompiglio. Lui e quella camorra che viene accostata al nome della sua famiglia. Ma non sempre ciò che è, è ciò che sembra. Ed è ancora Anita a rivelare a Frida il segreto più importante: la mamma campana, contenta di abitare in una casa dove le crepe del terremoto non sono state cancellate sui muri perché «segnano uno spartiacque, raccontano il prima e il dopo», le rivela con la sua stessa vita «che a volte la forza distruttrice è una cosa necessaria perché ci sia la rinascita, la primavera».

Nelle pagine di Goodrich c’è tutto l’amore per un Sud viscerale, intimo, a tratti impervio come il Faito, la montagna, «la massa oscura », ma anche limpido come il mare che rallegra Frida solo a sentirlo nominare.

Se in America Frida ha lasciato un’auto ultimo modello in garage, a Castellammare si ritrova a guardare negli occhi sbarrati di un pesce mentre la mano esperta di Anita riempie il corpo sventrato di prezzemolo e aglio. Nel cuore dell’Italia, Frida impara che l’amore è un’esperienza estrema, complicata. «Non lo so ancora, ma il fine settimana in cui Anita Palomba trova me, la sua figlia americana, è lo stesso in cui perde l’uomo della sua vita», si legge nell’incipit. Ed è attorno al tavolo della cucina, stanza che da subito Frida sente come la più viva della casa, che compirà la sua educazione sentimentale, tra sigarette, caffè che gorgoglia nella moka e Glen Grant per i momenti difficili. Davanti al treno che riporta Frida verso Nord, Anita non verserà una lacrima proprio come la mamma biologica all’aeroporto. «Si contiene e si sacrifica per il mio bene, per infondermi forza e serenità in un brutto, bruttissimo, momento. Così fanno le mamme».

I ringraziamenti sono un omaggio a Castellammare di Stabia e alla famiglia con la quale davvero la scrittrice ha vissuto alla fine degli anni Ottanta. L’anno in cui è cominciata la più lunga delle storie d’amore: quella con l’italiano.

L’educazione sentimentale di Frida che arriva in Italia dall’Illinois per uno scambio culturale Sarà un anno che le cambierà la vita

 

Il libro

L’americana

di Heddi Goodrich Giunti (pagg. 348, euro 18)