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Addio a Rossana Banti, ragazza della Resistenza

Rossana Banti (1925-2021) in una foto degli anni Quaranta  

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La partigiana aveva 96 anni
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E' insopportabile assistere a un ritorno dell'antisemitismo e che in tanti, anche personaggi pubblici, inneggino al nazifascismo. Bisogna spiegare, informare, combattere ancora. E poi, che mancanza di fantasia...". Lei, a più di novant'anni, la voglia di combattere non l'aveva affatto persa. È morta Rossana Banti, una delle "ragazzine terribili" della Resistenza, a Roma. La liceale con il cappottino rosso tra i ricercati dai nazifascisti nella Capitale. Aveva trasportato armi e copie dell'Unità clandestina in giro per la città, poi era stata reclutata dall'esercito inglese per fare da ponte con le brigate partigiane del nord, e dalla Corona è stata insignita di ben tre alte onorificenze al valore. Ma raccontava tutto questo con assoluta modestia. Lo ha fatto anche in una lunga intervista, tra le centinaia che formano l'ineguagliabile archivio della memoria del progetto "Noi Partigiani" dell'Anp…

E' insopportabile assistere a un ritorno dell'antisemitismo e che in tanti, anche personaggi pubblici, inneggino al nazifascismo. Bisogna spiegare, informare, combattere ancora. E poi, che mancanza di fantasia...". Lei, a più di novant'anni, la voglia di combattere non l'aveva affatto persa. È morta Rossana Banti, una delle "ragazzine terribili" della Resistenza, a Roma. La liceale con il cappottino rosso tra i ricercati dai nazifascisti nella Capitale. Aveva trasportato armi e copie dell'Unità clandestina in giro per la città, poi era stata reclutata dall'esercito inglese per fare da ponte con le brigate partigiane del nord, e dalla Corona è stata insignita di ben tre alte onorificenze al valore. Ma raccontava tutto questo con assoluta modestia. Lo ha fatto anche in una lunga intervista, tra le centinaia che formano l'ineguagliabile archivio della memoria del progetto "Noi Partigiani" dell'Anpi. Così la storia di questa donna da non dimenticare la raccontiamo seguendo il filo dei suoi ricordi. Che iniziano da un gruppo di ragazzi tra i 15 e i 18 anni che si riunivano per studiare la filosofia e la storia e produrre manifesti clandestini. Poi Roma fu occupata dai tedeschi, e cambiò tutto: "Quelle piccole azioni divennero resistenza organizzata. Portavo copie dell'Unità clandestina da una parte all'altra di Roma, ovviamente di pomeriggio dopo essere andata a scuola". Il macellaio a cui le consegnava fu arrestato e lei dovette entrare in clandestinità: cercavano una ragazzina con il cappottino rosso in bicicletta.


Dovette raccontare tutto al padre, che capì. Un mese chiusa in casa di amici, poi entra nei Gap romani. Iniziano le azioni militari. "Ci infiltravamo in tutte le situazioni di tensione, tra mogli e figlie che protestavano per le retate di massa. E venne il giorno che, durante una quasi sommossa davanti a una caserma vicino al Vaticano, il ragazzo gappista che era con me sparò contro la milizia fascista che minacciava le donne. Successe il finimondo, riuscii a nascondermi".

Rossana Banti in una foto recente  

Le azioni continuano. Rossana è tra le giovanissime staffette che portano esplosivi. Racconta sorridendo il trasporto di una enorme valigia che gli viene consegnata dal capo dei Gap, Antonello Trombadori: "Presi una camionetta che fungeva da bus insieme a Maurizio Ferrara. Cercavo di tenerla in equilibrio e mi atterrivano tutti i sobbalzi sulle strade sconnesse. Poi Maurizio disse: Rossa' stai attenta alle uova, e ci facemmo matte risate. Lottavamo per una cosa giusta, c'era tanto entusiasmo e anche tanta allegria".


Roma viene liberata, ma la lotta di Rossana non finisce. Parla bene inglese, cosa rarissima, e ha il "pedigree" giusto: viene reclutata dall'esercito inglese: ha 19 anni. Parte all'alba su un camion militare con destinazione ignota. Quando arrivano a Monopoli scopre di essere entrata a far parte di una unità segreta delle forze speciali. Diviene un elemento prezioso per tenere i contatti con la Resistenza italiana al Nord. Traduce, trasmette indicazioni su dove sarebbero stati lanciati cibo e armi. "Ma la cosa più carica di emozione era l'assistenza ai volontari che venivano paracadutati dietro le linee nemiche. Molti piangevano, mi abbracciavano, e io controllavo l'equipaggiamento, dicevo: è tutto a posto, hai fatto la pipì?". E lì Rossana trova anche l'amore della vita, il futuro marito Giuliano Mattioli, figlio di Raffaele, il grande economista e banchiere.


Per questo lei riceve ben tre onorificenze, ma nel caos del dopoguerra nessuno gliele consegna. Lo farà - 70 anni dopo - l'ambasciatore inglese in una solenne cerimonia ufficiale. Rossana Banti per tanti anni lavora nel giornalismo e nella produzione cinematografica per la Rai e per la Bbc. Alla rituale domanda finale dell'intervista per l'Anpi risponde senza esitazioni fissando la telecamera: "Ma che mi venite a chiedere se lo rifarei! Certo, subito".