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Dinamica e in salute, la lingua nell'Italia della pandemia

Anche se spesso viene usata in modo scorretto. E' quanto emerge da una ricerca che sarà presentata al Festival di giornalismo culturale di Urbino
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"Le lingue sono sempre il termometro de' costumi, delle opinioni delle nazioni e de' tempi, e seguono per natura l'andamento di questi". E poi, ancora, "Senza il progresso della lingua è nullo il progresso dello spirito umano", scriveva Leopardi nel suo Zibaldone già due secoli fa.

E la salute della nostra lingua, in un momento di continui e rapidi cambiamenti sociali e culturali come quello che stiamo attraversando e che inevitabilmente si riflette sull'evoluzione del nostro linguaggio, è quanto emerge da una ricerca realizzata per la nona edizione del Festival del giornalismo culturale che si apre domani, 8 ottobre, a Urbino e proprio alla difesa della lingua, partendo da Dante - di cui si stanno giusto per concludere le celebrazioni per i 700 anni dalla morte - per arrivare sino ai social, quest'anno è dedicato.

Lo studio dell'Osservatorio News-Italia, condotto da Ipsos in collaborazione con LaRiCA (il Labora…

"Le lingue sono sempre il termometro de' costumi, delle opinioni delle nazioni e de' tempi, e seguono per natura l'andamento di questi". E poi, ancora, "Senza il progresso della lingua è nullo il progresso dello spirito umano", scriveva Leopardi nel suo Zibaldone già due secoli fa.

E la salute della nostra lingua, in un momento di continui e rapidi cambiamenti sociali e culturali come quello che stiamo attraversando e che inevitabilmente si riflette sull'evoluzione del nostro linguaggio, è quanto emerge da una ricerca realizzata per la nona edizione del Festival del giornalismo culturale che si apre domani, 8 ottobre, a Urbino e proprio alla difesa della lingua, partendo da Dante - di cui si stanno giusto per concludere le celebrazioni per i 700 anni dalla morte - per arrivare sino ai social, quest'anno è dedicato.

Lo studio dell'Osservatorio News-Italia, condotto da Ipsos in collaborazione con LaRiCA (il Laboratorio di Ricerca sulla Comunicazione Avanzata dell'università di Urbino Carlo Bo) a inizio settembre su un campione di mille italiani maggiorenni, non potrebbe essere più attuale dunque e ci racconta come la nostra lingua sta cambiando nella percezione di chi quotidianamente la usa.

In particolare, è il 42 per cento degli intervistati a ritenere che sia "dinamica e in evoluzione", sicuramente "più ricca" per il 32 per cento e nel complesso "più facile e accessibile" (per il 27 per cento) rispetto a quella dei nostri genitori.

In salute e dinamica sì, ma spesso utilizzata in modo scorretto: per più di un terzo (34 per cento) dei maggiorenni intervistati non viene fatto un uso corretto dell'italiano, né aiutano in questo sistema scolastico (per il 70 per cento non abbastanza o addirittura per niente in grado di formare in modo adeguato i giovani in tal senso) o le tradizionali fonti di informazione, prima tra tutte la stampa scritta o i servizi culturali televisivi.

Del resto, la scuola - lo hanno sottolineato anche gli esperti a cui questa ricerca è stato sottoposta: linguisti, semiologi, giornalisti - "è e deve continuare a essere conservatrice. Ma è proprio l’equilibrio tra conservazione (lo studio della grammatica) e innovazione (l’attenzione non solo ai testi letterari, ma a tutti i vari tipi di linguaggi) che garantisce la  diffusione di un buon italiano, scritto e parlato" ha ricordato la linguista Valeria Della Valle.

E veniamo all'uso massiccio che i giovani fanno dei social divenuti ormai anche il canale primario di informazione. Social network che hanno trasformato - e continuano a farlo - il nostro linguaggio, rendendolo però più povero (per il 33 per cento), sicuramente più semplice e se vogliamo banale (23 per cento), tra l'amichevole e l'informale. A preoccupare però dell'influsso che i social hanno sulla nostra lingua è soprattutto la deriva aggressiva e maleducata della comunicazione, il famoso hate speech, che diventa intollerabile soprattutto se a utilizzarlo sono politici e personaggi pubblici. Un fenomeno per quanto sempre esistito oggi particolarmente pericoloso e violento.

Infine, sono proprio i giovani (soprattutto nella fascia 18-24 anni) a mostrare maggiore sensibilità verso un linguaggio più inclusivo, che sia in grado di superare quelle forme espressive meno attente alle diversità sociali e di genere.

Dalla ricerca, sottolineano ancora gli esperti, emerge dunque che durante la pandemia c'è stato un approfondimento di tante parole, provenienti per esempio dal mondo della scienza, e dunque anche un arricchimento dal punto di vista lessicale. Perché "non esiste un solo italiano, ma ne esistono molti, diversi in base allo spazio, argomento, situazione, scopo e mezzo di comunicazione", ha commentato la linguista Vera Gheno. Non solo. È sicuramente necessario che la lingua viva di contraddizioni e di conflitti, in modo che possa contenere anche il sentimento del tempo ed entri nella vita delle persone. Per esempio, il dibattito molto forte sulle questioni di genere, che da un certo punto di vista sta impoverendo la lingua (pensiamo all'uso dell'asterisco), è considerato dagli esperti un passaggio necessario.