Gurnah, il Nobel inaspettato
di Raffaella De Santis , di Raffaella De SantisAccademia svedese che assegna il premio Nobel per la Letteratura ha spiazzato di nuovo ogni previsione. Abdulrazak Gurnah, lo scrittore quasi settantatreenne originario di Zanzibar, in Tanzania, insignito del prestigioso riconoscimento, non compariva nella lista dei bookmaker, nelle ultime ore dominata dal keniota Ngugi wa Thiong'o che sarà stufo di essere sempre in pole position senza tagliare il traguardo. Nessuno invece aveva scommesso su Gurnah. Ma dopo un primo sbigottimento globale, sono bastate le sue parole pubblicate sul sito dell'Accademia, a dare al premio un'importante coloritura politica. Parole dirette, chiare, che si ficcano nei problemi del nostro presente come spade: "Sempre più persone stanno scappando da stati terroristici. Molti fuggono per necessità, e anche francamente perché non hanno qualcosa da dare. Oggi il mondo è diventato più violento e c'è una maggiore pressione sui paesi che vivono al …
Accademia svedese che assegna il premio Nobel per la Letteratura ha spiazzato di nuovo ogni previsione. Abdulrazak Gurnah, lo scrittore quasi settantatreenne originario di Zanzibar, in Tanzania, insignito del prestigioso riconoscimento, non compariva nella lista dei bookmaker, nelle ultime ore dominata dal keniota Ngugi wa Thiong'o che sarà stufo di essere sempre in pole position senza tagliare il traguardo. Nessuno invece aveva scommesso su Gurnah. Ma dopo un primo sbigottimento globale, sono bastate le sue parole pubblicate sul sito dell'Accademia, a dare al premio un'importante coloritura politica. Parole dirette, chiare, che si ficcano nei problemi del nostro presente come spade: "Sempre più persone stanno scappando da stati terroristici. Molti fuggono per necessità, e anche francamente perché non hanno qualcosa da dare. Oggi il mondo è diventato più violento e c'è una maggiore pressione sui paesi che vivono al sicuro". Ma attenzione, dice Gurnah, i rifugiati "non arrivano mai a mani vuote". Immagine bellissima per dire che sono una ricchezza anche quando sembrano i più poveri dei poveri.
Gurnah non si aspettava quella telefonata che ti cambia la vita e ti catapulta nell'empireo dei letterati immortali, oltre a rimpinguarti con 10 milioni di corone svedesi, circa 985 mila euro. Quando ha squillato il telefono, lo scrittore, che vive a Brighton, era in cucina: "Pensavo a uno scherzo. Ho dovuto sentire l'annuncio per crederci veramente". In quel momento i pochi giornalisti presenti nella fastosa sala della Svenska Akademien si sono messi a googlare il nome del vincitore. Gurnah in Svezia non è più conosciuto che qui, dove si contano solo tre titoli lontani nel tempo editi da Garzanti: Sulla riva del mare (protagonista un profugo in cerca d'asilo in Inghilterra), Il disertore (storia d'amore tra un inglese e un'africana in Tanzania) e Paradiso. Quest'ultimo, candidato anche al Booker Prize, narra di un padre che vende il figlio come schiavo a un mercante per saldare i suoi debiti. I libri bisognerà ristamparli in fretta e ricomprarne i diritti perché ad aspettare troppo si rischia di non salire sul treno in corsa.
Nobel Letteratura, vince Abdulrazak Gurnah: l'annuncio
Ad essere sinceri lo stupore sarebbe stato maggiore se il Nobel fosse andato a Margaret Atwood o Hilary Mantel, sofisticate e mainstream allo stesso tempo. Ma nel Dna dei 18 accademici che siedono negli scranni dell'istituzione più elitaria di Svezia c'è l'idea di una letteratura sottratta alle logiche del mercato. Lo scopo non è premiare chi è già premiato dalle vendite, ma far conoscere chi merita ed è rimasto fuori dai circuiti globali. Il giorno prima dell'annuncio la scrittrice Ellen Mattson, eletta tra i giurati nel 2019 dopo il rovinoso scandalo di sesso e soldi che ha terremotato il premio, ha spiegato che la selezione si basa su considerazioni esclusivamente letterarie, sul "talento innato" che solo alcuni scrittori hanno. Ed è questa stimmung romantica disinteressata ai tempi che il Nobel ostinatamente continua a difendere.
Bene, cerchiamo allora di capire chi è l'uomo che ha meritato il premio. Gurnah è un africano che vive in Inghilterra da quando è ventenne e generalmente veste in tweed e sembra più inglese di un inglese. Così almeno lo restituisce con una pennellata la traduttrice in italiano di un paio dei suoi libri, Laura Noulian, nel curriculum Emily Brontë e John Updike: "Scrive in un inglese ottimo, molto elegante". È l'Africa però la terra intorno alla quale girano a spirale i suoi romanzi che "danno voce - dice Noulian - al senso dolente della perdita, ma sono sempre pervasi di una pietas che eleva la sofferenza a condizione esistenziale assoluta".
In Inghilterra Gurnah è arrivato nei tardi anni Sessanta in fuga dalla guerra. È lui stesso a raccontarlo alla Bbc: "Sono venuto in Inghilterra quando espressioni come "richiedente asilo" non erano le stesse di oggi". Più tardi sarebbe diventato professore di Letteratura inglese e post-coloniale all'università del Kent (Canterbury). Il suo primo romanzo, Memory of Departure arriva nel 1987 e indaga sui motivi che hanno spinto il protagonista a lasciare il suo piccolo villaggio costiero africano. Tutti i suoi libri sono scritti in inglese e non in swahili che è la lingua parlata nell'Africa Orientale. Da una nota redatta dall'Accademia apprendiamo che Gurnah è conoscitore profondo della "lingua della tradizione letteraria inglese, da Shakespeare a V.S. Naipaul" e che ha saputo spingersi oltre le convenzioni, "mettendo fine alla prospettiva coloniale e valorizzando le popolazioni indigene". Anders Olsson, a capo del Comitato Nobel, ha sottolineato come la Tanzania dei suoi libri sia un posto cosmopolita e culturalmente diversificato "molto prima del bonus della globalizzazione". Il suo ultimo romanzo, Afterlives, pubblicato l'anno scorso, ha come sfondo la presenza coloniale tedesca in Africa e i suoi effetti sulla vita di un ragazzo.
Dopo la vittoria della poetessa americana Louise Glück lo scorso anno, il Nobel per la letteratura torna in Africa: l'ultimo africano ad averlo conquistato era stato J. M. Coetzee 18 anni fa. Gurnah è però il primo tanzaniano a vincerlo. Ieri sul profilo Twitter dell'Accademia, mentre il mondo si attivava per inseguirlo, è stata lanciata una domanda che suonava un po' provocatoria: avete mai letto Gurnah? In pochi hanno risposto sì. E visto che lo scrittore è autore di un saggio su Salman Rushdie, qualcuno ha ironizzato: "Perché non premiare Rushdie in persona allora?". Gurnah comunque non arriva a mani vuote - questo lo abbiamo capito almeno. Quest'uomo fino a ieri conosciuto da pochi scrive storie che interrogano passato e presente: l'eredità coloniale, il razzismo, il rapporto tra vincenti e perdenti. È il quinto autore africano insignito del Nobel da quando nel 1901 il premio è stato creato.