La mia gioventù bruciata in Scozia
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA
"La verità è che sono cattivo. Ma questo cambierà, io cambierò, è l'ultima volta che faccio cose come questa. Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita".
Ricordate il finale di Trainspotting, il film di Danny Boyle tratto dal romanzo cult di Irvine Welsh? Ecco, Graeme Armstrong lo chiamano il "nuovo Irvine Welsh". Ma lui, a 29 anni, non ha ancora avuto l'opportunità di conoscerlo, anche se sta seguendo le orme del maestro. "Il che non è un fardello, bensì un onore", ci assicura nella sua casa alla periferia ovest di Glasgow. Ma soprattutto, confessa Armstrong, Trainspotting di Welsh "mi ha salvato la vita. Senza, sarei finito in un carcere. O forse sarei morto".
Questo perché nell'adolescenza di Armstrong ci sono le cicatrici della gang culture, della violenza giovanile, di droghe, risse, agguati sanguinari. Ora è uscito, e l'alt…
LONDRA
"La verità è che sono cattivo. Ma questo cambierà, io cambierò, è l'ultima volta che faccio cose come questa. Metto la testa a posto, vado avanti, rigo dritto, scelgo la vita".
Ricordate il finale di Trainspotting, il film di Danny Boyle tratto dal romanzo cult di Irvine Welsh? Ecco, Graeme Armstrong lo chiamano il "nuovo Irvine Welsh". Ma lui, a 29 anni, non ha ancora avuto l'opportunità di conoscerlo, anche se sta seguendo le orme del maestro. "Il che non è un fardello, bensì un onore", ci assicura nella sua casa alla periferia ovest di Glasgow. Ma soprattutto, confessa Armstrong, Trainspotting di Welsh "mi ha salvato la vita. Senza, sarei finito in un carcere. O forse sarei morto".
Questo perché nell'adolescenza di Armstrong ci sono le cicatrici della gang culture, della violenza giovanile, di droghe, risse, agguati sanguinari. Ora è uscito, e l'alter ego è il protagonista Azzy Williams, il suo romanzo di esordio La Gang. Un bildungsroman acclamato dal Guardian come "miglior romanzo d'esordio dell'anno", presto serie tv, e scritto in dialetto "glaswegian" (solidarietà al navigato traduttore Massimo Bocchiola), à la Alan Warner o meglio James Kelman, nel 1994 lo scozzese premio Booker più sconvolgente di sempre dopo aver lasciato la scuola a sei anni per fare lo stampatore.
E l'anno scorso al Booker ha trionfato un altro sorprendente scozzese "operaio": Douglas Stuart, con Storia di Shuggie Bain.
Ciononostante, dopo oltre cento rifiuti dalle case editrici in cinque anni, La Gang è finito nella libreria personale della premier scozzese Nicola Sturgeon. E ripercorre con immaturità, classe e redenzione la gioventù bruciata di Armstrong. Tra lame, alcol, anfetamine, eroina. Ora, grazie a Guanda, La Gang è uscito anche in Italia, dove il suo autore, grugno e orecchino da scugnizzo scozzese, è già stato qualche settimana fa al festival di Pordenonelegge come ospite d'onore straniero. Direttamente dall'acida periferia di Airdrie, della tosta Glasgow. "E poi sono un po' italiano, parlo un pochino la lingua".
Ma come mai?
"Mia nonna era italiana, di Rovigo, si chiamava Maria Zennaro. Poi con mio padre, militare dell'aeronautica, si trasferirono dal Canada al Regno Unito, ed eccomi qui. Poi papà è morto".
E a lei cosa è successo?
"Mi sono perso. Mi sono unito alla gang del Young Team (titolo originale del libro, ndr). Sembrava il nome di una squadra di calcio. Invece, sono affogato in violenze ed eccessi, come purtroppo capita a molti giovani scozzesi oggi. Una simile cultura giovanile, molto maschilista, ha anche colmato la morte di mio padre. Credo sia successo lo stesso a tanti miei amici. Era una cultura molto diffusa venti anni fa in Scozia. Oggi sta riemergendo con forza, tra crisi della working class, scarsa giustizia sociale e povertà".
È il lato oscuro della Scozia: un Paese amato dagli italiani, ma per esempio con livelli spaventosi di morti per droga, primato negativo senza precedenti rispetto alla media Ue.
"In Scozia, molti prendono le droghe non per divertimento, ma per alleviare il dolore o come medicine fai-da-te. Questo problema non è stato mai affrontato seriamente nel mio Paese. Invece, dovrebbe avere la priorità assoluta rispetto a discorsi politici come l'indipendenza scozzese, su cui non parteggio né per un fronte né per l'altro. Inoltre, viviamo in un Regno Unito ancora oggi estremamente classista. Essere scozzesi è una sfida".
E lei come si è salvato?
"Proprio con Trainspotting di Welsh. Avevo sedici anni, alcuni miei amici erano andati in overdose per droga, uno è morto. L'ho letto perché me lo ha passato un prof a scuola. Mi ha cambiato la vita. Per la prima volta ho scoperto che un libro riusciva a parlare di me. Dopo qualche settimana, ho smesso di drogarmi, sono uscito dalla gang, sono andato all'università a Stirling, roba davvero rara per uno come me che era stato anche cacciato da scuola. La lettura mi ha salvato".
E poi?
"Poi è arrivata la trasformazione definitiva, anche se ci ho messo anni a riprendermi del tutto. Volevo iniziare a scrivere".
Ma non è stato facile, visti i tanti rifiuti all'inizio.
"No. Però sono stato ispirato da Sweet Sixteen di Ken Loach, forse il primo film che raccontava con profondità il dramma delle gang scozzesi e della mia generazione. Ho provato a scrivere prima una sceneggiatura, ma ho capito subito che non faceva per me. Allora ho virato su un romanzo, sulle stesse basi. Alla fine del 2015, avevo 250mila parole messe per iscritto. Ma gli editor mi rinfacciavano la lingua "Scots", cioè "l'ostile dialetto scozzese". Io però non mi sono piegato. Alla fine, la casa editrice inglese Picador mi ha imbarcato".
Sta già scrivendo il suo secondo libro? Riuscirà ad andare oltre l'ottimo esordio?
"Sì. Sarà basato sulla rave culture e sulla dance music. Un romanzo distopico, ambientato all'inizio degli anni Novanta, alla fine dell'era Thatcher".
Ma, nonostante il suo "scegli la vita" ispirato a Trainspotting, le manca la vita da gang?
"Moltissimo. Ho spesso nostalgia. Mi sento ancora con gli altri membri. Mi sostengono molto. Tra di noi c'è un legame inscalfibile. È una fratellanza che va oltre ogni cosa. Questa è la parte più seducente delle gang. Anche se ne esci, rimane per sempre dentro di te".
Il libro
La Gang di Graeme Armstrong (Guanda, traduzione di Massimo Bocchiola, pagg. 400, euro 19)