Mimalino era un maialino di pezza, fatto della stessa stoffa di un asciugamano morbido. Era divertente da lanciare, perché aveva delle palline di plastica nella pancia. Le zampette soffici erano della misura giusta per asciugare una lacrima. Quando Jack, il suo proprietario, era molto piccolo, si addormentava ogni sera succhiando l'orecchio di Mimalino.
Mimalino si chiamava così perché quando Jack aveva imparato a parlare non riusciva a dire bene "il mio maialino" e quindi diceva "Mimalino". Quando era nuovo Mimalino era di un color rosa salmone, con gli occhietti di plastica neri e lucidi, ma Jack non si ricordava di quando era così. Sicuramente Mimalino era sempre stato com'era adesso: grigiastro e sbiadito, con un orecchio rigido per essere stato succhiato troppo. Gli occhi di Mimalino erano caduti e per un po' erano rimasti due buchetti, ma poi la mamma di Jack, che era un'infermiera, aveva cucito al loro posto due b…
Mimalino era un maialino di pezza, fatto della stessa stoffa di un asciugamano morbido. Era divertente da lanciare, perché aveva delle palline di plastica nella pancia. Le zampette soffici erano della misura giusta per asciugare una lacrima. Quando Jack, il suo proprietario, era molto piccolo, si addormentava ogni sera succhiando l'orecchio di Mimalino.
Mimalino si chiamava così perché quando Jack aveva imparato a parlare non riusciva a dire bene "il mio maialino" e quindi diceva "Mimalino". Quando era nuovo Mimalino era di un color rosa salmone, con gli occhietti di plastica neri e lucidi, ma Jack non si ricordava di quando era così. Sicuramente Mimalino era sempre stato com'era adesso: grigiastro e sbiadito, con un orecchio rigido per essere stato succhiato troppo. Gli occhi di Mimalino erano caduti e per un po' erano rimasti due buchetti, ma poi la mamma di Jack, che era un'infermiera, aveva cucito al loro posto due bottoncini.
Quel giorno, quando Jack era tornato a casa dall'asilo, Mimalino era sul tavolo della cucina, avvolto in una sciarpa di lana, in attesa che Jack gli togliesse la benda che aveva sugli occhi. La mamma aveva anche scritto la cartella clinica: "Lino Jones. Intervento di cucitura dei bottoni. Chirurgo: mamma". Dopo che la mamma ebbe scritto il nome sulla cartella abbreviato in quel modo, tutti iniziarono a chiamare Mimalino "Lino".
Da quando aveva due anni, Jack non andava mai a letto senza Lino, ma questo spesso era un problema, perché all'ora di dormire Lino non si trovava mai da nessuna parte. A volte la mamma e il papà ci mettevano un sacco di tempo a trovarlo e lui spuntava sempre nei posti più strani, magari nascosto in una delle scarpe da ginnastica del papà o appallottolato in una pianta. "Perché lo nascondi sempre, Jack?", chiedeva la mamma ogni volta che trovava Lino rannicchiato in un cassetto della cucina o sotto un cuscino del divano. La risposta era un segreto tra Jack e il maialino. Jack sapeva che a lui piacevano i posti raccolti, dove poteva raggomitolarsi e dormire.
A Lino piacevano proprio le stesse cose che piacevano a Jack, come infilarsi sotto i cespugli e nei nascondigli o farsi lanciare in aria (Jack dal papà, Lino da Jack). Non gli dispiaceva sporcarsi, o finire per caso in una pozzanghera: bastava che lui e Jack si divertissero insieme.
Una volta, quando aveva tre anni, Jack aveva messo Lino nel bidone della raccolta differenziata. Quando aveva sentito la mamma parlare di riciclo, aveva pensato che c'entrassero dei giri in bicicletta, così aveva aspettato che lei uscisse dalla cucina e aveva infilato Lino nel bidone, immaginando che si sarebbe fatto un bel giretto. La mamma si era messa a ridere quando lui le aveva spiegato perché ogni tanto alzava il coperchio sperando di vedere le cose muoversi; poi gli aveva detto che "riciclare" non aveva niente a che fare con i giri in bici. Le cose che mettevano nel bidone sarebbero state portate via e trasformate in altre cose, per cominciare una vita completamente nuova. Jack decisamente non voleva che Lino se ne andasse via per essere trasformato in qualcos'altro, perciò non lo mise mai più nel bidone del riciclo.
Tutte le sue avventure avevano dato a Lino quel suo odore interessante, che a Jack piaceva molto. Era un miscuglio dei posti in cui era stato e della grotta calda e buia sotto le coperte di Jack. Aveva perfino una traccia del profumo della mamma, che abbracciava e baciava anche lui quando veniva a dare la buonanotte a Jack. Di tanto in tanto la mamma decideva che Lino puzzava un po' troppo e aveva bisogno di una lavata. La prima volta che il maialino era stato messo in lavatrice, Jack si era buttato sul pavimento della cucina, gridando di rabbia e di paura. La mamma aveva cercato di fargli vedere che Lino si stava divertendo molto a girare nella lavatrice, ma lui l'aveva perdonata davvero solo quando Lino era tornato nella grotta sotto le sue coperte quella sera, morbido, asciutto e profumato di detersivo. Presto Jack si abituò al fatto che Lino andasse in lavatrice, ma non vedeva l'ora che tornasse al suo odore originale.
La cosa peggiore capitò a Lino quando Jack aveva quattro anni e lo perse sulla spiaggia. Il papà aveva già messo via gli asciugamani e la mamma stava aiutando Jack a rimettersi la felpa quando lui si era ricordato all'improvviso di aver sepolto Lino da qualche parte, anche se non ricordava esattamente dove. Cercarono finché il sole cominciò a calare e la spiaggia fu quasi deserta, il papà si arrabbiò molto, Jack pianse e singhiozzò, ma la mamma gli disse di non perdere la speranza e continuò a scavare. Poi, proprio quando il papà stava dicendo che sarebbero dovuti andare via senza Lino, Jack aveva sentito con i piedi qualcosa di morbido nella sabbia. Dissotterrò Lino, singhiozzando di gioia, e il papà affermò che il maialino non sarebbe mai più andato in spiaggia. Jack pensò che non era giusto, perché Lino amava molto la sabbia: infatti era proprio per quello che lui l'aveva seppellito.
© 2021 Adriano Salani Editore s.u.r.l. dal 1862 - Gruppo editoriale Mauri Spagnol
Traduzione di Valentina Daniele
Il libro
Il Maialino di Natale di J.K. Rowling (Salani, traduzione di Valentina Daniele, illustrazioni di Jim Field, pagine 320, euro 18,90)