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Il Nobel boccia le quote di genere: "Contano solo il merito e la qualità"

Museo del Nobel a Stoccolma 
Dal 1901 solo 59 premi sono andati alle donne ma l'Accademia Reale delle Scienze e l'Accademia svedese, che assegnano i riconoscimenti scientifici e quello letterario, rifiutano di selezionare "in base al sesso o all'etnia"
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Chiuse le celebrazioni e festeggiati i premiati si affaccia la polemica: il Nobel è sessista. Da anni la questione del gender gap è tra le più spinose. Dal 1901, quando la macchina si è messa in moto, su 975 Nobel totali sono stati solo 59 i premi femminili, il 6,2% del totale. Quest'anno poi è andata molto male. Tra i "laureati" c'è una sola donna, la giornalista filippina Maria Ressa, insignita insieme a Dmitry Muratov del Nobel per la Pace. La scorsa edizione era stata più generosa, in ogni ambito: l'alloro della chimica era andato a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, quello per la fisica all'astronoma Andrea Ghez e il riconoscimento letterario alla poetessa Louise Glück. La prima donna ad aver ricevuto un Nobel è stata invece Marie Curie: nel 1903 per la fisica e nel 1911 per la chimica.

 

Göran Hansson: "Siamo contrari alle quote"

A riportare in primo pia…

Chiuse le celebrazioni e festeggiati i premiati si affaccia la polemica: il Nobel è sessista. Da anni la questione del gender gap è tra le più spinose. Dal 1901, quando la macchina si è messa in moto, su 975 Nobel totali sono stati solo 59 i premi femminili, il 6,2% del totale. Quest'anno poi è andata molto male. Tra i "laureati" c'è una sola donna, la giornalista filippina Maria Ressa, insignita insieme a Dmitry Muratov del Nobel per la Pace. La scorsa edizione era stata più generosa, in ogni ambito: l'alloro della chimica era andato a Emmanuelle Charpentier e Jennifer Doudna, quello per la fisica all'astronoma Andrea Ghez e il riconoscimento letterario alla poetessa Louise Glück. La prima donna ad aver ricevuto un Nobel è stata invece Marie Curie: nel 1903 per la fisica e nel 1911 per la chimica.

 

Göran Hansson: "Siamo contrari alle quote"

A riportare in primo piano la questione, è stata qualche giorno fa un'intervista dell'agenzia France Press a Göran Hansson, segretario generale dell'Accademia Reale delle Scienze, che assegna i premi in fisica, chimica ed economia. Sollecitato a proporre soluzioni, Hansson ha escluso di inserire quote rosa o di qualsiasi tipo appellandosi alla meritocrazia: "Vogliamo che ogni vincitore sia premiato per aver fatto la scoperta più importante, non per il sesso e l'etnia questo è lo spirito delle ultime volontà di Alfred Nobel". Ecco il passaggio contentuto nel testamento di Nobel redatto nel 1895: "È mio espresso desiderio che nell'assegnazione dei premi non si tenga conto di affiliazioni nazionali di alcun tipo, in modo che il più meritevole riceva il premio, sia esso scandinavo o meno".

Contattato da Repubblica, Hansson ha ribadito la sua contrarietà alle quote, fornendoci qualche elemento ulteriore. Dopo aver ricordato che lo scorso anno  sono state tre le donne premiate nelle materie scientifiche, Hansson allarga la prospettiva: "Ogni anno l'Accademia Reale delle Scienze manda una serie di inviti a migliaia di professori universitari e studiosi in tutto il mondo perché segnalino candidati da proporre al premio. La decisione finale spetta poi ai membri dell'Accademia all'inizio di ottobre. Ci vogliono poi però anni di valutazioni prima di assegnare un Nobel. Questo per dire che l'Accademia dipende da queste liste di proposte, dove sfortunatamente la percentuale di donne è molto bassa, intorno o sotto il 10% per i premi scientifici". Quando Hansson parla dei tempi lunghi nella valutazione, si riferisce al fatto che i "premi spesso vanno a scoperte e invenzioni fatte 20 anni fa o più, quando c'erano molte meno donne scienziate ai massimi livelli nelle università di tutto il mondo". I numeri che cita sono pesanti: "Ancora nel 2017, solo circa il 12% dei professori di fisica erano donne in Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. In chimica le cifre recenti sono tra il 10 e il 23 per cento. E se si va più indietro le cifre sono ancora più basse. Per esempio, nel Regno Unito 25 anni fa solo l'1% dei professori di fisica nel Regno Unito erano donne".

Il fisico Göran Hansson, segretario dell'Accademia Reale delle Scienze 

L'appello alla comunità scientifica: "Aiutateci voi"

Che fare allora? Hansoon: "Abbiamo cercato di sollecitare ad aumentare il numero delle donne di scienza nelle segnalazioni chiedendo a chi si occupa di fare nomi di adottare una prospettiva ampia per quanto riguarda il gender e l'etnia". No dunque alle quote, ma sì a una sensibilizzazione per scardinare i pregiudizi di genere: "Vogliamo assicurarci che tutte le donne abbiano un'equa possibilità di essere considerate per un premio Nobel".

Hansson rivolge attraverso Repubblica un appello alla comunità scientifica: "È terribile se le scienziate meritevoli non possono essere considerate perché non sono mai state nominate. Pertanto, abbiamo bisogno dell'aiuto della comunità scientifica per ottenere più candidature di donne in futuro". Il problema è a monte e riguarda la società: "È molto importante che le ragazze siano incoraggiate a proseguire gli studi nelle materie Stem (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica, ndr) e che le donne non debbano subire svantaggi durante la loro carriera. Lo stesso vale ovviamente per l'etnia". La conclusione è aperta al futuro: "Anche se quest'anno non c'erano donne tra i premi Nobel per le scienze, sono ancora fiducioso che il trend positivo continuerà negli anni a venire".

Il Nobel per la letteratura: "Si guardi solo alla qualità"

Abbiamo raggiunto la scrittrice Ellen Mattson, eletta lo scorso anno tra i 18 membri dell'Accademia svedese che assegna il Nobel per la letteratura. Mattson fa parte di quel gruppetto ristretto di accademici che sceglie i finalisti del Nobel. Le chiediamo se è d'accordo con Hansson: "Sono della sua stessa idea, sono contraria alle quote. Ispirare e permettere ai giovani, ragazzi e ragazze, di studiare e fare ricerca è l'unico modo per andare avanti. Questo sta accadendo da molto tempo, ma non si riflette subito nelle statistiche del Premio. Ne vedremo comunque gli effetti in futuro. È molto frustrante che le cose siano così lente a cambiare".

Ellen Mattson, scrittrice e membro dell'Accademia svedese 

Per la letteratura certo è diverso, ci sarebbero tantissime scrittrici di valore tra cui scegliere. Mattson difende però il criterio selettivo: "La scienza è una cosa, la letteratura un'altra. Ho lavorato in varie giurie e gruppi di lettura e la mia esperienza è che se si presta attenzione esclusivamente alla qualità letteraria non ci si deve preoccupare delle statistiche. Guardando indietro, vediamo che nei primi anni del premio pochissime donne hanno vinto il Nobel per la letteratura. Ciò dipende da ragioni storiche, ma le proporzioni sono cambiate negli ultimi venti anni e ancora di più negli ultimi dieci. Penso che continueranno a cambiare verso un ragionevole equilibrio tra uomini e donne".

E in Italia? 

Andiamo allora a vedere quante donne in Italia studiano materie scientifiche. Gli ultimi dati aggiornati dicono che sono il 18%. Sul sito di She Tech, associazione no profit attiva in Italia dal 2009 che ha come obiettivo quello di colmare il divario di genere nell'ambito della tecnologia, del digitale e delle discipline Stem, trovate gli aggiornamenti (https://shetechitaly.org/). Una previsione non conforta: ci vorranno 135 anni per raggiungere la parità occupazionale tra uomo e donna a livello globale. Chiediamo alla direttrice generale di She Tech, Chiara Brughera, un parere: "Bisogna affrontare il problema alla radice, creare consapevolezza nella società e incentivare le donne ad avvicinarsi a settori scientifici. Puntare sull'educazione mi pare la cosa più giusta. Nel frattempo le quote possono servire, anzi penso che si potrebbe allargare l'inclusione alla diversità a tutto tondo: sessuale, di età, di provenienza geografica. Forse nelle commissioni Nobel potrebbero essere presi in considerazione parametri legati alla diversità per selezionare pool di candidati più inclusivi".