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Il bilancio record di Torino. Il Salone dei 150 mila. Lagioia: “Ora si cambia”

E le vendite agli stand degli editori segnano il 30  per cento in più: L'appuntamento a maggio
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Torino
Il messaggio da Torino è un'iniezione di fiducia per il Paese. La cultura è attrattiva, i giovani non sono annichiliti dal lockdown. Leggono e addirittura comprano. Il Salone Internazionale di Torino, che nel 2017 era sull'orlo del fallimento e oggetto del desiderio dei milanesi che erano a un passo dallo scippo, mostra la faccia dell'Italia migliore, quella sulla quale riporre un po' di fiducia. La Fiera chiude con 150 mila visitatori. Erano 148 mila nel 2019, l'anno pre-pandemico, quello delle folle fra gli stand senza mascherine e Green Pass. "Le pagine che si sfogliano - dice il direttore editoriale Nicola Lagioia - non fanno il rumore delle vetrine infrante della sede della Cgil, ma io credo facciano rumore anche 150 mila persone che sfogliano un libro".

E di pagine al Lingotto ne sono state sfogliate davvero tante, se ancora nel giorno della chiusura lo stand di Sellerio era pieno e il bilancio si chiude con un segno positivo d…

Torino
Il messaggio da Torino è un'iniezione di fiducia per il Paese. La cultura è attrattiva, i giovani non sono annichiliti dal lockdown. Leggono e addirittura comprano. Il Salone Internazionale di Torino, che nel 2017 era sull'orlo del fallimento e oggetto del desiderio dei milanesi che erano a un passo dallo scippo, mostra la faccia dell'Italia migliore, quella sulla quale riporre un po' di fiducia. La Fiera chiude con 150 mila visitatori. Erano 148 mila nel 2019, l'anno pre-pandemico, quello delle folle fra gli stand senza mascherine e Green Pass. "Le pagine che si sfogliano - dice il direttore editoriale Nicola Lagioia - non fanno il rumore delle vetrine infrante della sede della Cgil, ma io credo facciano rumore anche 150 mila persone che sfogliano un libro".

E di pagine al Lingotto ne sono state sfogliate davvero tante, se ancora nel giorno della chiusura lo stand di Sellerio era pieno e il bilancio si chiude con un segno positivo del 30%. Come al gruppo Mondadori, dove la media di tutte le case editrici è ancora un 30% di crescita. Giuseppe Laterza è entusiasta e dei numeri dell'indagine dell'Aie sulla lettura, dati preziosi che raccontano di un Paese diviso in due, con Sud e fasce deboli che leggono poco o niente e lettori forti ancora più forti, vuole vedere il bicchiere pieno: "Quello che conta è che i libri si comprano e si leggono". Enrico Selva Coddé, ad dell'Area Trade libri Mondadori parla di una "esplosione" e chiede che tutti gli attori della filiera editoriale si ritrovino per pianificare un futuro di evidente cambiamento.

In questi quattro giorni sono passati al Lingotto giganti della letteratura come Michel Houellebecq, ma l'Auditorium del Centro Congressi, con i suoi mille posti, si è riempito anche per Alessandro Barbero che racconta Dante o Carlo Verdone. Roberto Saviano, sul palco con Asaf Hanuka per presentare il suo Sono ancora vivo, questa volta a fumetti, ha ringraziato il pubblico a modo suo: "Grazie di esservi vaccinati".

Sono venute Valérie Perrin e (da remoto) Marilynne Robinson; David Quammen resta in cima alla hit delle vendite e c'è da chiedersi cosa sarebbe successo se invece di comparire in streaming fosse stato presente di persona, visto che solo per ascoltarlo parlare da uno schermo in centinaia si sono messi in coda per ore.

Dietro le quinte della Fiera, il break even, il punto del "pareggio", in cui il numero degli ingressi deve superare una certa quota se non si vuole andare a gambe all'aria, era fissato a 90 mila visitatori. La scommessa è stata vinta, al di là di ogni aspettativa: "Pensavo che avremmo chiuso a 70-80 mila - confida il direttore - ma non perché sono pessimista. Semplicemente avevo osservato cosa stava succedendo agli eventi in Italia fino a questo momento". Certo, ha aiutato l'arrivo della buona notizia della capienza al 100 per cento, ma intanto a Torino si erano portati avanti e avevano fatto crescere gli spazi e aumentato le sale per accogliere tutti.

Ora è già tempo di pensare al futuro. La prossima edizione, la numero 34, torna in primavera a maggio, molto vicina all'appuntamento dell'Eurovision che Torino ha vinto dimostrando una vitalità che la narrazione di una città ripiegata su se stessa dimentica di sottolineare. Bisognerà mettersi subito al lavoro se non si vuole perdere il vantaggio accumulato, dice Lagioia. Lo scrittore sarà alla guida della macchina del Salone anche per la prossima edizione, ma le scelte che verranno nei prossimi mesi, spiega, saranno fondamentali per capire se la Fiera libraria più importante d'Italia - che quest'anno potrebbe persino superare Francoforte per dimensioni - può crescere ancora: "Questo modello è arrivato a dare il suo massimo. È arrivato il momento di cambiare. Torino può diventare il vero Centro culturale italiano", dice lanciando un appello a privati, uomini delle istituzioni e ministri di ogni colore politico.