✕

L’uomo che fece la rivoluzione gentile

Franco Grillini a Bologna al Gay Pride 
“Let’s kiss”, presentato alla Festa del cinema di Roma, è il documentario dedicato a Franco Grillini e alle battaglie per i diritti civili degli omosessuali
4 minuti di lettura

"Busone in Emilia Romagna, Bulicchio in Liguria, Caghineri in Sardegna, Puppo in Sicilia e Arruso a Palermo, Ricchione, Frocio, Finoccho a Roma!". Cari algoritmi non allarmatevi, non cancellate nulla perché questo vocabolario altamente offensivo per i variegati non binari di oggi, in tempi di maggior allegria, in cui si era gay, lo pronuncia con gran divertimento Franco Grillini agli inizi del documentario di Filippo Vendemmiati, a lui dedicato e presentato ieri alla Festa del cinema di Roma. "Tanti modi per dire ti amo" conclude quella fila di offese popolari e antiche e così inizia il documentario, Let's kiss. Una rivoluzione gentile, titolo alquanto stravagante oggi, perché la rivoluzione è stata sostituita dal lamento e la gentilezza dall'insulto.

Cari ragazzi e ragazze di oggi che vi fregiate di uno o di tutti questi caratteri, LGBTQQICAPF2K+, mi auguro sappiate chi è questo Franco Grillini detto Grillo, un eroe dell…

"Busone in Emilia Romagna, Bulicchio in Liguria, Caghineri in Sardegna, Puppo in Sicilia e Arruso a Palermo, Ricchione, Frocio, Finoccho a Roma!". Cari algoritmi non allarmatevi, non cancellate nulla perché questo vocabolario altamente offensivo per i variegati non binari di oggi, in tempi di maggior allegria, in cui si era gay, lo pronuncia con gran divertimento Franco Grillini agli inizi del documentario di Filippo Vendemmiati, a lui dedicato e presentato ieri alla Festa del cinema di Roma. "Tanti modi per dire ti amo" conclude quella fila di offese popolari e antiche e così inizia il documentario, Let's kiss. Una rivoluzione gentile, titolo alquanto stravagante oggi, perché la rivoluzione è stata sostituita dal lamento e la gentilezza dall'insulto.

Cari ragazzi e ragazze di oggi che vi fregiate di uno o di tutti questi caratteri, LGBTQQICAPF2K+, mi auguro sappiate chi è questo Franco Grillini detto Grillo, un eroe della nostra storia politica, legislativa, sociale, umana, affettiva, paritaria, un combattente inarrestabile che appunto con gentilezza, umorismo, sapienza, creatività, fermezza, ha combattuto in Italia per sottrarre l'omosessualità dall'inferno, dall'esclusione, dalla vergogna, dal dolore e, certo con tanti altri, ci è riuscito benissimo: anche se dice lui "le battaglie non finiscono mai, e troppi ancora si nascondono, sopportano una doppia vita, amano in clandestinità".

Grillini ha anche la fortuna di essere bolognese, e già basta quel dialetto, quella sonorità ondosa a rendere tutto ciò che dice, leggero eppure inattaccabile. Lo vediamo sempre allegro a far battute in televisione dove veniva invitato in quanto fenomeno, come adesso si invitano i terrapiattisti (ma anche i No Vax!), aspetto professorale, non un orecchino o altro segnale per accontentare gli avidi del diverso. Dagli anni '80 va da tutti, Bongiorno e Biagi, Ferrara e Chiambetti, Funari e un giovanissimo Gad Lerner ricciolino: c'è l'invitata Dc che parla di devianza, il Dc Buttiglione che esclama conciliante "Siamo tutti peccatori", l'Msi in forza con Fini che gridano "Frocio Frocio", e il pubblico che inviterebbe con "gaudela" un gay in famiglia e le signore come sempre litigiose, una che teme per gli innocenti e l'altra che urla una fr+ase d'epoca oggi impronunciabile, "Non siamo obbligati se non vogliamo!". E gli scontri non solo televisivi coi democristiani Giovanardi, Casini e Donat-Cattin.

Lo scontro con questo Dc è tra due spiritosi: è il febbraio del 1987, ormai l'Aids anche in Italia è inarrestabile; il numero di vittime è passato dal quattordicesimo posto al quarto e l'Arcigay fondato da Grillini chiede una presa di posizione del ministro: "Non farò mai propaganda al preservativo perché può rompersi". "Mi pareva davvero che lui fosse ossessionato dal rapporto anale, e avventatamene dissi: "allora domani lo distribuiremo gratis in piazza alle signore". E lui: "io alle signore mando le rose", e noi: "ma le rose hanno le spine e li bucano". Il giorno dopo riuscimmo davvero a trovarne migliaia a buon prezzo e fu un grande successo. È una scena ancora molto cliccata".

Franco nasce nel marzo del 1955 a Pianoro provincia di Bologna: "Eravamo poveri ma dignitosi, come nel film di Bertolucci Novecento, in campagna non mancava certo da mangiare, mio padre contadino, mia madre operaia. A cinque anni ero un re, salivo sul trattore e sapevo di avere in mano il mondo". Era un bel bambino con gli occhi verdi e i capelli biondo cenere e quando iniziò la scuola "io parlavo solo il dialetto e l'italiano era da imparare come una lingua straniera, alla fine della terza media mi sconsigliarono vivamente di continuare a studiare e avrei dovuto andare subito a lavorare, ma io mi impegnai a diventar un secchione: andavo a scuola con il quotidiano e a sedici anni leggevo Il Capitale. Ero passato da Gesù a Marx; avevo avuto un rapporto sofferto con la religione, forse in contrasto con i miei che erano atei, però il prete cominciò a provarci. Certo, ero il più bello della dottrina e nel confessionale mi faceva domande tipo "ti tocchi", e io: "certo che mi tocco", ma ero molto infastidito. Infatti, una delle mie tante proposte di legge, tutte dichiarate inammissibili, fu quella di proibire di parlare di sesso nei confessionali".

La sua carriera politica è stata quanto mai variegata, seppure sempre a sinistra; a quindici anni entra nel partito di Unità Proletaria, nell'85 passa al Pci, nel 1987 si candida alle elezioni politiche, nel 1990 è eletto in consiglio provinciale a Bologna e rieletto nel '95. Nel '94 è candidato alle europee per il Pds, nel 2001 diventa deputato per i Democratici di sinistra. È lui che nel 2004 riesce a iscrivere all'ordine del giorno della Camera in Commissione Giustizia la proposta di legge sui Pacs, il primo tentativo, discusso per anni e fallito, per consentire le unioni civili tra le persone dello stesso sesso. I tanti filmati d'epoca mostrano la bellezza di quella gioventù senza etichette né travestimenti, se non alla festa del Gay Pride, felice di ritrovarsi insieme per la battaglia della loro verità, ragazzi, e ragazze, che però si unirono dopo. A Bologna contava molto lo spirito della città e i gay sapevano far uso degli anatemi popolari a loro vantaggio, ribaltandoli. Uno striscione che ebbe allora il massimo successo, attraversava la strada con la scritta "L'è mèi un fiol leder che un fiol buson" (meglio ladro che busone).

Intanto Grillini si innamora pazzamente di una ragazza, sognando un figlio, ma poi non se ne fa niente: allora abbiamo avuto in tante questa esperienza di fidanzati amorevoli che nel loro disagio esistenziale a un certo punto si rivelavano a se stessi, e poi a noi. Grillini ha incontrato il primo amore nel 1982, a 27 anni, un coetaneo che conosceva da tempo, "una passione travolgente, e solo allora sono passato dalla teoria alla pratica. Anche se continuo a pensare che una grande amicizia vale molto di più di un amore che può essere una fiammata. Una volta laureato in psicologia e già conosciuto come teorico gay e fidanzato con ragazze, ho fatto dieci domande per trovare un lavoro, nove sono state scartate e sono diventato bidello, aiutando gli studenti a fare i temi". In quell'anno, organizzando una grande festa nella casa in campagna, invitando cento persone e impegnando le donne a fare tortellini per giorni e giorni, trascurò la ragazza di allora, molto arrabbiata, e ballando solo con il suo ragazzo, finalmente fece coming out: e la mamma contenta.

Bologna in quegli anni comunista, di un comunismo liberale con sindaci speciali come Zangheri e Imbeni, concesse finalmente all'Arcigay una sede importante nell'antico Cassero. "Ci sono stati anni di bella euforia e chiedemmo al sindaco comunista di Riccione di poterla eleggere "spiaggia Arcobaleno". Lui acconsentì ma poi la giunta si spaventò, "qua le turiste tedesche e nordiche vengono per il maschio romagnolo, non si può" e noi rispondemmo e noi chi siamo?". Franco Grillini dal 2014 ha il mieloma multiplo, che lo obbliga a cure dolorosissime, "però preferisco star male andando in giro che chiudendomi in casa, così mi distraggo. Uno scemo mi ha detto: "Hai evitato l'Aids ma ti sei preso lo stesso un male del sangue". Gli ho risposto, "Vedi che culo"". Let's Kiss è una specie di testamento suo e di quegli anni bellissimi, di battaglia e vittoria. Lontani.