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Bob, lo steward

"Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 8
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Di mestiere faccio lo steward, e da quando ero bambino mi hanno chiamato tutti Bob: Robert non è mai piaciuto a nessuno.

Ho sognato di viaggiare da sempre, ed è il motivo per cui ho scelto questo lavoro.

Mio padre non l’ha mai accettato: cosa ci trovi di bello a fare il cameriere su un aereo?

Se fosse mai uscito da Bedford Stuyvesant lo capirebbe subito, perché a me l’idea di essere un giorno a Rio De Janeiro ed il successivo a Vancouver mi entusiasma, e chi se ne frega se per qualche ora devo servire gente stanca e nervosa, e sorridere anche durante una turbolenza, con il cuore che mi va in gola, ma guai a spaventare i passeggeri.

Una volta ha fatto un accenno al fatto che gli stewart sono tutti gay. Ma solo un accenno, perché doveva essere nervoso, e poi di queste cose non abbiamo mai parlato. Ha usato il termine homo, il suo modo per non manifestare disprezzo.

No, non gli è mai piaciuto il mio lavoro, e litiga sempre con mamma, ch…

Di mestiere faccio lo steward, e da quando ero bambino mi hanno chiamato tutti Bob: Robert non è mai piaciuto a nessuno.

Ho sognato di viaggiare da sempre, ed è il motivo per cui ho scelto questo lavoro.

Mio padre non l’ha mai accettato: cosa ci trovi di bello a fare il cameriere su un aereo?

Se fosse mai uscito da Bedford Stuyvesant lo capirebbe subito, perché a me l’idea di essere un giorno a Rio De Janeiro ed il successivo a Vancouver mi entusiasma, e chi se ne frega se per qualche ora devo servire gente stanca e nervosa, e sorridere anche durante una turbolenza, con il cuore che mi va in gola, ma guai a spaventare i passeggeri.

Una volta ha fatto un accenno al fatto che gli stewart sono tutti gay. Ma solo un accenno, perché doveva essere nervoso, e poi di queste cose non abbiamo mai parlato. Ha usato il termine homo, il suo modo per non manifestare disprezzo.

No, non gli è mai piaciuto il mio lavoro, e litiga sempre con mamma, che invece è così felice per me.

Lei sorride quando pensa che ogni giorno scopro un posto che non ho mai visto. Perché la verità è che lo avrebbe voluto fare anche lei, che pure ama Brooklyn.

Un giorno mi ha chiesto che sensazione si prova a vedere quei posti sconosciuti, ed aveva un’aria da bambina. Io le ho detto che anche le città più lontane non sono così diverse, ma io non ho tempo di accorgermene perché dopo poche ore è già tempo di ripartire.

Mi ha abbracciato ed abbiamo pianto insieme. Mi ha detto figlio mio benedetto, io voglio solo la tua felicità.