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Charlie, il finanziere

"Nel deserto di New York". Cinquantadue storie per vivere un anno, seppur virtualmente, nella Grande Mela. Racconto numero 11
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Mi sveglio ogni mattina alle cinque, è l'ora migliore per lavorare. Controllo quello che succede nelle borse di ogni parte del mondo, e passo qualche minuto di fronte all'inutilità dei giornali: sono legato a questa vecchia abitudine, le nuove tecnologie non hanno migliorato la sostanza delle cose.

E ogni mattina vado in ufficio in metropolitana, perché mi piace sentirne l'odore e vedere le facce di chi non lo fa per scelta. Sono pochi a riconoscermi: a quell'ora hanno altro a cui pensare, e se capiscono chi sono sorridono con assonnato stupore.

Io la amo quella stanchezza che si fonde con l'energia, quella voglia di affrontare il giorno, di vincerlo resistendo al disincanto: "no, non è vero che sarà sempre così, che non ci sarà mai nulla di nuovo."

In quelle facce e in quella lotta mi vedo rispecchiato: l'unica differenza è rappresentata dai miei soldi.

Tracy, la mia terza moglie, diceva sem…

Mi sveglio ogni mattina alle cinque, è l'ora migliore per lavorare. Controllo quello che succede nelle borse di ogni parte del mondo, e passo qualche minuto di fronte all'inutilità dei giornali: sono legato a questa vecchia abitudine, le nuove tecnologie non hanno migliorato la sostanza delle cose.

E ogni mattina vado in ufficio in metropolitana, perché mi piace sentirne l'odore e vedere le facce di chi non lo fa per scelta. Sono pochi a riconoscermi: a quell'ora hanno altro a cui pensare, e se capiscono chi sono sorridono con assonnato stupore.

Io la amo quella stanchezza che si fonde con l'energia, quella voglia di affrontare il giorno, di vincerlo resistendo al disincanto: "no, non è vero che sarà sempre così, che non ci sarà mai nulla di nuovo."

In quelle facce e in quella lotta mi vedo rispecchiato: l'unica differenza è rappresentata dai miei soldi.

Tracy, la mia terza moglie, diceva sempre che la fortuna che ho accumulato in tutti questi anni è fatta soltanto da molti zeri: amava le battute a effetto, ma poi quando ci siamo lasciati ne ha voluti tanti, di soldi, e io non ho posto alcuna resistenza. Quando una cosa finisce meglio chiudere senza strascichi.

L'ultima sera che abbiamo passato insieme mi ha chiesto cos'è che veramente mi piaccia nella vita. In verità l'ha urlato in mezzo a molte imprecazioni, e io non le ho risposto. Ma da quel giorno me lo chiedo ogni giorno.

C'è stato un momento in cui ho creduto di aver conosciuto la felicità quando ho abbracciato mio figlio Nick appena nato. Ma sono anni che non parliamo più: è sempre depresso e preferisce le droghe alla vita. Ora si è anche messo in testa di fare il poeta.

Io però una risposta devo dargliela, a Tracy, e devo darla a me stesso.

Ecco: io credo che non ci sia nulla che mi emozioni maggiormente di volare su Manhattan e vedere i fiumi di luce rossa e bianca sulle avenue. È una sensazione regale, e ho cercato di condividerla con tutti: Tracy, Nick, e anche Susan e Joanne, mogli di pochi mesi e tanti alimenti.  

Nessuno ha provato quello che sentivo io, e ho capito allora che i piaceri più forti si provano in solitudine.

Ancora adesso, quando il mio elicottero si alza in volo, sento qualcosa di indicibile, e a volte chiedo al mio pilota di volare solo per provare quell'emozione. Lui lo sa, e senza dire niente mi dedica le angolazioni più maestose: le torri al tramonto all'altezza del Queensboro Bridge, le luci nel parco circondate dai grattacieli, ed i canyon di cemento di midtown, che ci ricordano che l'uomo può fare grandi cose e quelle grandi cose un giorno saranno solo ruderi. E proprio per questo bisogna goderne.  

No, non c'è niente e nessuno che possa darti quella sensazione.

Forse solo un'altra cosa mi emoziona in egual misura: è una sensazione che provo ogni sera, prima di andare a letto, quando m'incanto di fronte alla mia collezione d'arte. È tra le più importanti al mondo, ma quello che mi riscalda il cuore è l'idea che sopravviverà a me stesso, ed emozionerà altre persone come me, fin quando esisterà il tempo.

Perché su Nick, Tracy e tutti gli altri ho smesso di fare affidamento da anni. E anche le luci di New York un giorno si spegneranno. Ma l'arte no, l'arte rimarrà ad illuderci.