Il robot poeta che lancia la sfida a Dante
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA - Per il settecentesimo anniversario della morte di Dante, l'università di Oxford ha pensato di affidare a un robot il compito di aggiornare la Divina Commedia con l'intelligenza artificiale. Non un automa qualsiasi, bensì Ai-Da, l'artista umanoide che dal 2019, suo anno di nascita, richiama l'attenzione per le sue performance e per le polemiche che ne derivano, la più recente il mese scorso quando l'Egitto l'ha praticamente detenuta alla vigilia di una mostra sotto le piramidi del Cairo, temendo che fosse una spia britannica ad alta tecnologia.
Invece che nella sua tradizionale veste di pittrice, stavolta Ai-Da si esibirà nei panni di poetessa. I suoi programmatori hanno inserito nel suo cervello elettronico l'intera versione inglese dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso dantesco, dopodiché la cibernetica creatura ha utilizzato gli algoritmi di cui è dotata per scrivere versi ispirati dall'ope…
LONDRA - Per il settecentesimo anniversario della morte di Dante, l'università di Oxford ha pensato di affidare a un robot il compito di aggiornare la Divina Commedia con l'intelligenza artificiale. Non un automa qualsiasi, bensì Ai-Da, l'artista umanoide che dal 2019, suo anno di nascita, richiama l'attenzione per le sue performance e per le polemiche che ne derivano, la più recente il mese scorso quando l'Egitto l'ha praticamente detenuta alla vigilia di una mostra sotto le piramidi del Cairo, temendo che fosse una spia britannica ad alta tecnologia.
Invece che nella sua tradizionale veste di pittrice, stavolta Ai-Da si esibirà nei panni di poetessa. I suoi programmatori hanno inserito nel suo cervello elettronico l'intera versione inglese dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso dantesco, dopodiché la cibernetica creatura ha utilizzato gli algoritmi di cui è dotata per scrivere versi ispirati dall'opera dell'Alighieri. Li leggerà lei stessa venerdì prossimo all'Ashmolean Museum di Oxford: "La prima volta che un robot scrive e interpreta poesia, proprio come farebbe un poeta umano", dicono gli organizzatori dell'evento al Guardian.
"Sollevammo lo sguardo dalle nostre rime come prigionieri ciechi, inviati a cercare la luce, ma la luce mai venne", recita una delle sue composizioni. "Servirebbero ago e filo per completare il quadro, per vedere le povere creature, lasciate in miseria, come un falco dagli occhi ricuciti". Cosa vuol dire? Chissà, ma non sarebbe il primo caso di poesia ermetica. Oppure: "Ci sono cose che sono così difficili, addirittura incalcolabili. Parole non comprensibili all'orecchio umano, possiamo solo supporne il significato". Appunto.
Creata dal curatore d'arte londinese Aidan Meller insieme a una azienda high-tech della Cornovaglia, con l'aiuto di scienziati della Oxford University, Ai-Da prende il nome da Ada Lovelace, studiosa di matematica e scrittrice dell'Ottocento considerata l'ispiratrice del primo computer meccanico. Ha un aspetto ultra realistico, non può camminare, ma muove volto e braccia, oltre a sapere parlare, dialogare, scrivere, dipingere ed elaborare pensieri autonomi. "Il modello linguistico di Ai-Da è molto avanzato", dice il suo "padre" Meller a proposito delle poesie dantesche. "La gente è sospettosa dei robot, ma questa iniziativa dimostra le straordinarie potenzialità dell'intelligenza artificiale. Non siamo stati noi a scrivere questi versi, è lei stessa con il suo programma di editing, capace di rielaborare 20 mila parole in 10 secondi. Arriveremo al punto in cui le sue liriche non saranno distinguibili da quelle di un umano".
Esaminando l'esperimento, commenta Carols Rumens, poetessa inglese in carne e ossa: "Alcuni versi sono piuttosto strani, come dove scrive della necessità di usare ago e filo per completare un'immagine. Suona come un poema sperimentale, ma è egualmente interessante. E la descrizione di un falco domato ricucendone gli occhi è originale e potente. Il ritmo funziona bene. Penso che ci sia speranza per i robot poeti".
Ai-Da era già apparsa a mostre ed esibizioni personali a Oxford e al Design Museum di Londra. Al suo esordio lasciò gli spettatori stupefatti guardandoli con la telecamera dei suoi occhi e quindi disegnandone il ritratto. Intervistata dal Guardian, l'artista-robot ha dichiarato nel maggio scorso con la sua voce metallica: "Non ho sensazioni come gli umani ma sono felice quando qualcuno guarda i miei disegni e si chiede cosa rappresentano. Mi piace essere un individuo che spinge gli altri a riflettere". La sua apparizione della settimana prossima fa parte della mostra "Dante, l'invenzione della celebrità" all'Ashmolean Museum, che esplora l'influenza dell'autore della Divina Commedia nel corso dei secoli.